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L’antidoto dell’arte, per fronteggiare il periodo di un contagio strisciante. Anche se questa misura fosse accolta in un residuo di strascico emergenziale, ormai in avvicendamento con le premesse di un timido ripristino generale che appare perseguito nell’ottica di una ristabilita frequentazione di convivenza sociale, tale soluzione artistica varrebbe, in ogni caso, per la sua praticata modalità di interazione con quella realtà che è percepita nella rispettiva corrispondenza con ogni momento ritenuto attuale.

In questo caso, si tratta di sette crocifissi, sparsi nelle loro diverse sedi religiose bresciane di venerazione, che interpretano, della fede cristiana, l’ancoraggio con una modalità d’interpretazione del concetto che sottintendono, nell’ambito di una tradizione compositiva ispirata alla maestria dei loro singoli autori, rispetto ad una storica consegna espressiva affidata ad una data adesione confessionale, pure interpretata nella dimensione ecclesiastica cittadina, in altrettanti spazi rivolti al trascendente.

Per la cura della “Diocesi di Brescia” è disponibile una pubblicazione, realizzata in occasione del mezzo millennio decorso dal formalizzarsi della locale investitura devozionale abbinata alle note reliquie delle “Sante Croci”, mediante la quale, con i testi promossi in una caratura divulgativa, è capillarmente offerta una specifica visibilità a favore di una serie di crocifissi, presenti a Brescia, all’interno di chiese preposte, ancor oggi, al culto, compatibilmente con le restrizioni sposate anche dall’autorità diocesana per una compartecipazione civile, nel fare fronte comune all’epidemia da Covid – 19, in relazione ad una incidenza divenuta importante anche per l’interessare, dopo l’intera Quaresima, anche la Pasqua, intese in quel loro periodo temporale che del 2020 ne intessono l’impronta evocativa di una notevole caratterizzazione anche epocale.

Questi crocifissi sono:

  1. quello ligneo e policromo dell’inizio Cinquecento, situato nella Cattedrale di Piazza Paolo VI;
  2. la versione, in tavola dipinta su legno dorato, risalente al Quattordicesimo secolo, come la si può vedere nella chiesa di San Francesco, ubicata lungo l’omonima via;
  3. la soluzione, invece, scelta, come la si esibisce all’interno della pur nota Basilica delle Grazie, anch’essa ispiratrice della sua prospicente toponomastica di evidente denominazione, dove la rappresentazione del Cristo in croce è in legno intagliato e policromato, risalente agli inizi del Sedicesimo secolo;
  4. l’analoga fattura, prodotta alla fine del Quindicesimo secolo, come da sua collocazione, riscontrabile nella chiesa patronale, presentata, tra queste pagine illustrate, con il nome di Basilica dei Santi Faustino e Giovita, sede parimenti conosciuta a specchio corrispondente sulla sua via, contrassegnata dal medesimo nome d’assonanza;
  5. l’affresco, in una ammirevole esemplificazione figurativa, ancora della fine del Quindicesimo secolo, secondo la presenza di tale manufatto nella parete absidale della ”Chiesa di Sant’Agata”, quale defilato spazio consacrato apportatore del nome al popolare “corsetto” che si correla alla radicata toponimia di una esplicita individuazione di consonanza; l
  6. a raffigurazione pittorica del dipinto, in olio su tela, originario del Diciassettesimo Secolo, custodito, invece, nella chiesa di San Lorenzo di via Moretto;
  7. il crocifisso in legno intagliato che, nel rappresentare il messia inchiodato, in un modo che, oltre che glabro, il Figlio di Dio sembra del tutto pelato, manifestando un modo che quasi pare, fra l’altro, rivestire una di quelle provocazioni scultoree contemporanee, se non fosse, che, pure consultando questo mezzo editoriale, si appura che la sua fattispecie risalga, al contrario, molto addietro, addirittura al Quindicesimo secolo, proponendo il sacrificio di Cristo nel quadro della tradizionale e fedele perpendicolarità delle due tratte, fra il piano verticale e quello orizzontale, in un manufatto ligneo ed intagliato, secondo una singolare e struggente espressione di sofferenza del Salvatore, per quanto dal capo insolitamente a biglia, da contestualizzare, nel suo insieme, all’interno della chiesa di San Luca, situata lungo via San Martino della Battaglia.

In un singolo ordine di esposizione, ciascuno di questi crocifissi si accompagna ad una citazione evangelica, naturalmente relativa al momento topico della morte in croce di Gesù, quale proposta di lettura a metodo spirituale di immedesimazione, nella contemplazione orante di tale rivoluzionario elemento di svolta nella messianica rivelazione universale.

Questa pubblicazione che si è avvalsa della collaborazione di Marco Rapuzzi e di Matteo Colli, per le immagini fotografiche, e di Laura Picchio Lechi, di Mons. Gabriele Filippini e di Mons. Ivo Panteghini, per i testi che vi sono riportati, nasce dall’intento, come specificato, nel suo esordio, di “(…) inserirsi come sussidio spirituale e culturale all’interno dell’Anno Giubilare per le Sante Croci. Se una pretesa ha è quella di fornire a coloro che avranno la pazienza di prenderlo tra le mani e di pellegrinare pazientemente tra le vie di Brescia – come novelli romei per le “Sette Chiese” – di delineare un percorso suggestivo e meditativo attraverso i sentieri dell’arte. (…)”.