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Cefalonia, Grecia. E’ un mezzogiorno infuocato dal sole di mezza estate quando il traghetto attracca a Cefalonia, la più grande delle isole Ioniche, nostra intenzione e vagare per mare a tappe a bordo dei nostri kayak alla ricerca della grandi spiagge isolate dove ancora depone le uova la tartaruga di mare caretta-carretta.

Ma prima devo andare in cerca di un’altra estate quella del ’43 e della tragedia dei soldati della divisione Acqui, dove perirono 12.000 ragazzi italiani per mano dei nazisti, in quella che sarà ricordata dalla storia come uno dei più grandi crimini di guerra.

Argostoli è la cittadina più estesa dell’isola, affacciata sul mare, non conserva più nulla dello splendore lasciato dal dominio della Serenissima Repubblica di Venezia, un terremoto nel 1953 ha raso al suolo l’isola. Alcune facciate delle case del suggestivo borgo di Assos sono ancora in piedi, abbandonate e pericolanti, a testimonianza della bellezza architettonica di un tempo. Terra di terremoti Cefalonia, non è immune nemmeno ora, scosse scrollano l’isola di tanto in tanto mettendo le strade principali fuori uso.

Argostoli è ora un’anonima cittadina di mare con i negozi che riempiono le vie principali che si riversano sulla piazza, colma di sedie e tavoli delle taverne che offrono cibo tipico greco. Tra 8 e 18 settembre del 1943 proprio su questa piazza i soldati della divisione Acqui non accettano di consegnare le armi ai nazisti in segno di resa.

Chiedo informazioni sul luogo e il monumento che ricorda l’eccidio, in paese lo conoscono tutti e non solo gli anziani, i giovani hanno ereditato la simpatia verso gli italiani, seppur al tempo soldati invasori. Il fronte della guerra era lontano da Cefalonia. Fino a quei fatidici giorni del settembre del ’43 i soldati italiani non sparano un solo colpo d’arma da fuoco. Gli abitanti dell’isola imparano a conoscere un nemico dal volto umano. Il luogo che cerco è dopo il lungomare e il porto. La strada si avvita su alcuni tornanti di cima Telegrafo il monte alle spalle di Argostoli. Al primo tornante c’è una delle più grandi fosse dove vennero fucilati, poi più in su il monumento che ricorda l’eccidio.

Ma cosa accadde in quel settembre del ’43. Tutto ha inizio nella frase di Mussolini “Spezzeremo le reni alla Grecia!“. Le truppe italiane assaltano la Grecia nell’ottobre del ’40 dalle loro basi in Albania, ma solo nell’aprile del 1941 entrano in Grecia dopo l’aiuto dell’alleato tedesco. Alla fine di aprile la divisione Acqui sbarca ad Argostoli e occupa l’isola di Cefalonia. Circa 11.000 soldati agli ordini del generale Gandin, mentre solo 2.000 erano i soldati nazisti. Mussolini e Hitler sono convinti in quel momento di conquistare il mondo da “bravi alleati”.Il 25 luglio del ’43 cade, finalmente, il fascismo e Mussolini viene arrestato. L’8 settembre viene firmato l’armistizio con gli anglo-americani. Cefalonia è lontana, la notizia arriva solo la sera via radio da Atene. Il giorno successivo i tedeschi chiedono agli italiani di deporre le armi sulla piazza di Argostoli, con la promessa di evacuazione e rientro in Italia.

Gli italiani non si fidano e rifiutano. Iniziano i combattimenti sui monti dell’isola, ma la divisione Acqui seppur in gran numero maggiore viene sopraffatta dall’aviazione tedesca. Il generale Gandin si arrende issando bandiera bianca, la vendetta nazista sarà spietata.I prigionieri, contro qualsiasi convenzione internazionale, vengono fucilati in massa in fosse e dirupi sparsi nell’isola. La Wehrmacht a Cefalonia non farà prigionieri.

Il 24 settembre il generale Gandin viene fucilato alla schiena; migliaia di soldati italiani con i loro ufficiali sono sterminati dal tiro delle mitragliatrici. In tutto i soldati uccisi saranno 9700, di cui più di 5.000 fucilati, tra cui 446 ufficiali e 3000 superstiti morti poi nel tentativo di fuga, in mare. L’impresa della divisione Acqui giunge così al suo epilogo.Ora è tutto qui il ricordo, in questa fossa, dove i sopravvissuti ritornano una volta all’anno, alcune volte accompagnati dai vari presidenti della Repubblica Italiana, nata sul sangue della Resistenza e il sacrificio di alcuni dei soldati della divisione Acqui che formarono dopo essere scampati all’eccidio il “Raggruppamento Banditi Acqui” per unirsi ai partigiani dell’Elàs e combattere sui monti dell’Epiro.

Parte di questa storia è narrata nel libro “Il mandolino del capitano Corelli” di Louis de Bernières a cui si è ispirato l’omonimo film con Nicolas Cage, Penelope Cruz e Irene Papas, regia di John Madde.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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