di Giusi Morbini e Luciana Piovani
Vorrei scrivere e parlare di una mia collega: Luciana. La conosco da anni ed è poco più giovane di me. Conosco la sua tenacia e la sua forza che l’hanno aiutata a superare molti ostacoli nella vita.Volevo parlare della sua impresa : unica donna bresciana a correre una maratona nel deserto, Egitto Sinai lo scorso 6 novembre.

Ho ascoltato il suo racconto e le ho chiesto del materiale, delle foto, come fanno i giornalisti seri. E ho letto la lettera che Luciana ha inviato alla Provincia di Brescia per ottenere il Patrocinio nella sua impresa. Qui ho trovato le parole giuste per raccontare questa bellissima storia. Non voglio aggiungere altro ai suoi pensieri, alle riflessioni, alle sensazioni.

“Senz’altro non è eccezionale”, spiega Luciana che abita a Pavone Mella, nella bassa bresciana, “ci sono atleti e amatori che realizzano esperienze ancora più estreme, ma sicuramente è un gesto inusuale ciò che farò: il giorno 6 novembre ho partecipato alla Sharmarathon International Half Marathon nel deserto del Sinai, precisamente nel Parco Nazionale di Ras Mohamed con l’organizzazione Start Line di Roma e la collaborazione del Governo Egiziano, il loro Esercito, l’ETA, EAF EGITTO, Governatorato del Sinai e UNESCO.

La partenza è stata domenica 1 novembre per consentire alcuni allenamenti nel deserto, l’ambientamento e l’acclimatazione. Questo desiderio di una seconda esperienza nel Sinai nasce dalle emozioni che il deserto così affascinante e vario ha suscitato la preferenza per le eco-maratone piuttosto che un percorso cittadino ed è il momento conclusivo, di verifica se vogliamo, alla fine di un anno di intensi allenamenti e tanti sacrifici e rinunce.
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Oggi sono fermamente convinta del ruolo educativo dello sport
e del fattore protettivo della corsa, soprattutto di resistenza, nei confronti di patologie croniche o malattie dismetaboliche, disturbi cardio-vascolari, obesità e sovrappeso e disturbi mentali, scientificamente provato da ricerche mediche. Purtroppo sino a tre anni fa non praticavo sport e non conoscevo il running a causa di seri problemi fisici quali l’obesità e la depressione a causa della quale ho fatto assenze per malattia e poi sono stata costretta a chiedere il part-time al lavoro per due anni.

Sono stata indirizzata a intraprendere la corsa, e in seguito ad amarla, per primo dal dottor Antonio Paroli di Brescia specialista in Endocrinologia, Diabetologia e Scienze dell’Alimentazione e in seguito dal Marathon Sport Center. Oggi è diventata la mia silenziosa compagna che mi aiuta a stare lontana dagli antidepressivi, dai farmaci per dormire, dai farmaci per stare sveglia e mi aiuta ad affrontare giornalmente i seri problemi quotidiani che mi assillano. Anche se sono stanca dopo una giornata lavorativa e stressata dai tanti problemi che ogni giorno devo affrontare, la corsa mi dà la ricarica e mi porta verso la condizione mentale di pensare in modo positivo.

Questa maratona è stata utile come preparazione all’avventura che intenderò compiere nel settembre di quest’anno, la ChottMarathon Xtreme nel Deserto del Sahara, in Tunisia, in autosufficienza, ma per la quale servirà un’ulteriore e specifica preparazione con zaino e kit di sopravvivenza.

E’ questa un’attività che non posso rimandare a sessantacinque anni
, quando andrò in pensione, perché rientra nella corsa di resistenza estrema. Sono cosciente del fatto che per il deserto ci vuole una certa preparazione e un numero di allenamenti elevato che a sessantacinque anni non si possono sostenere. Si potrà forse ancora praticare jogging o qualche corsa, ma non una maratona nel deserto. Inoltre possono subentrare anche problemi di salute che, di fatto, impedirebbero la sua realizzazione. Perciò non posso aspettare di andare in pensione per realizzare queste esperienze (come invece mi consiglia il mio Dirigente Scolastico al quale ho chiesto i quattro giorni necessari di aspettativa non retribuita per non creare aggravio allo Stato).

Pur essendo queste corse podistiche competitive e agonistiche,  io prediligo il rapporto con la natura, la socializzazione e l’arricchimento culturale. Il premio finale non si misura in denaro, bensì in salute fisica e mentale, dimostrando che l’attività fisica è possibile praticarla anche ad alti livelli (vedi maratona) in età non giovanile (ma non troppo) e nonostante la condizione di inferiorità fisica di donna.

Sono un po’ come il salmone: vado contro corrente. Non ho per esempio il desiderio della massa dei runners di partecipare alla maratona di New York nel caos di un ambiente urbano e/o metropolitano. E quando corro non dimentico la metafora della vita: l’esistenza non è una corsa di cento metri, ma una straordinaria maratona e per arrivare alla fine occorre merito, non furbizia, voglia di essere disponibili a meravigliarsi sempre.
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Non bisogna dare retta a chi ti indica le scorciatoie, ma provare a usare strade difficili, evitando tutto ciò che è comodo, diffidando di chi te lo propone. L’uomo deve affrontare la propria esistenza a fronte alta, schiena diritta e stringendo i denti! A volte si possono trovare compagni in questo lungo cammino, a volte si è soli ed è possibile non trovare un ristoro o rifornimento, come è capitato a me in alcuni momenti della mia vita. Quindi bisogna essere prudenti e trovare il sistema per affrontare le tappe future. A volte c’è un compagno di viaggio che ti sostiene, ma a volte non c’è proprio nessuno, come nel deserto.

Questo sport ha alto valore educativo per i giovani che possono trarne esempio di stile di vita, molto più del calcio-mercato, del luccichio del denaro ad esso correlato e delle luci dei riflettori: la maggior parte dei bambini e dei giovani oggi ha come obiettivo primario fare il calciatore (per i maschi), fare la velina (per le femmine), avere tanti soldi, sposare un calciatore (per le femmine/veline) e di conseguenza sposare una velina (per i calciatori).

Io cerco di trasmettere i valori dello sport ai miei alunni con il mio esempio, con i miei racconti. Purtroppo i ragazzi di oggi preferiscono i cento metri e si bruciano subito e chi percorre i cento metri, non può fare la maratona e, con riferimento alla metafora, affrontare la vita.

Personalmente perseguo tutti questi obiettivi attraverso tre percorsi, seguita dai medici e specialisti del Centro Marathon di Brescia: 1. percorso salute; 2. percorso prevenzione; 3. percorso maratona. Anche i Parlamentari del nostro Governo seguono lo stesso percorso, seguiti dallo stesso Centro Medico Sportivo con il progetto “Parlamentari in forma”, con il fine la maratona di New York. Anche loro hanno chiesto i giorni necessari per effettuare la maratona e non hanno trovato ostacoli. Io invece, semplice maestra bresciana e amatrice del podismo, devo avere il sostegno di un patrocinio per poter avere i giorni di congedo anche non retribuito.

Anche nel 2009,  come nel 2008, sono stata l’unica donna bresciana iscritta. Sicuramente non posso essere paragonata ai nostri bresciani Roberto Ghidoni e Stefano Miglietti riconosciuti come ultramaratoneti a livello mondiale. Pur non essendo un’atleta d’elite, va considerato l’impegno sportivo di una donna non più giovane, madre, moglie, maestra che cerca di incastrare gli allenamenti tra un impegno e l’altro, o ritagliarsi un piccolo spazio e che si mette in gioco per testare i propri limiti.

Come sempre, ancora oggi, per gli uomini è tutto più facile, la donna invece prima di trovare il tempo per fare un allenamento deve aver svolto tutto ciò che è socialmente previsto nei suoi ruoli di moglie, madre e lavoratrice con la conseguenza che la fatica per sostenere un allenamento preparatorio a una maratona risulta maggiormente faticoso. Personalmente si aggiungono poi i problemi connessi alla richiesta di quattro giorni di aspettativa non retribuita la cui risposta positiva è a discrezione del mio Dirigente Scolastico.

Con la mia testimonianza spero di essere di esempio ai giovani, ma anche ai miei colleghi (diplomati ISEF e non) e alle persone di ogni sesso ed età, tentando di diffondere lo sport, il moto all’aria aperta e uno stile di vita corretto. Ho fatto mio un pensiero delle popolazioni del deserto:”Dio ha creato tanti luoghi ricchi di acqua perché l’uomo possa vivere e ha creato il deserto perché possa trovare la propria anima”.