Piccole onde accarezzavano la spiaggia, l’odore denso della salsedine saliva dal mare, si mescolava con il profumo File0002dolce dei fiori e della natura esplosa rigogliosa dopo il passaggio annuale dei monsoni.

Bilu se ne stava seduta, sola sull’arena candida, appoggiata a una palma dal tronco flesso quasi inginocchiato sull’infinito blu del mare, la verde chioma riflessa nelle basse acque cristalline della risacca.

I lunghi capelli neri erano stretti a coda di cavallo da una piccola ghirlanda di fiori rossi, scendevano lisci e lucenti ad accarezzare le esili spalle sul sari color giallo ocra ricamato di rosso; sul vestito i capelli sembravano un fiume in un campo di riso maturo, esaltavano l’acerba bellezza.

Era l’unico attimo di vita magica rimasto per Bilu, tutto suo, si sentiva protetta da quell’attimo, tornava quel che era, una bambina, in quel momento del giorno in cui chiudeva via l’inquietudine, la paura, l’orrore e la sua anima si lasciava cullare dal vento, libera di volare mentre il profumo del mare le accarezzava il cuore.

La settimana seguente sarebbe arrivato il giorno del suo tredicesimo compleanno, ma da quando il nonno se ne era andato per Bilu il sapore della vita era cambiato.File0006

Da quando aveva imparato a camminare, all’ombra stellata di quella palma, Bilu veniva ad aspettare il nonno, correva inciampando, incurante delle grida della madre, scendeva di gran corsa dalla collina quando il sole inondava il mondo.

Stava seduta con lo sguardo fisso all’orizzonte, dove il cielo incontra il mare, in attesa che la sagoma della barca col lungo bilanciere del nonno prendesse forma nel miraggio ondeggiante della calura. Spinta dalla risacca l’esile barca si insabbiava sulla spiaggia, il nonno col viso brunito dal sole e segnato dalle rughe arrivava sorridente tra le reti, lo sbattere della piccola vela e il canestro dei pesci.

Bilu correva a riscuotere l’abbraccio come paga per la costante attesa. Alla spiaggia la piccola e il nonno ci ritornavano all’ora tarda, quando il sole, dopo aver navigato solcando il cielo e lottando con le nuvole, se ne tornava a dormire stanco in fondo al mare. A quell’ora la calura del giorno dava respiro, la brezza correva sul mare placido e tutto intorno si infuocava d’un rosso tramonto.

Bilu e il nonno se ne stavano lì alla fine del giorno ad ammirare il miracolo dell’eterna fiaba della vita, ad ascoltare il sussurrare ansimante della risacca, guardando l’orizzonte purpureo e la linea delle palme che correva all’infinito sulla spiaggia, respirando ogni sera, ogni volta come fosse la prima volta il profumo del  paradiso di quel loro piccolo mondo.File0009

– Chissà come sarà il Nirvana, non saprei immaginare un paradiso più bello di questo ! – esclamava ammirato il vecchio. Bilu chiedeva spesso al nonno di raccontarle la storia della sua nascita e il vecchio paziente non si faceva pregare.

– Sai, Bilu, quella sera che sei nata il mondo era rosso come adesso, mi ero messo un sarong nuovo, una fascia gialla ai fianchi, un poco di unguento sui capelli e la mia pelle era profumata con l’olio di sandalo. Le offerte che la nonna aveva preparato sulla foglia di banano erano magnifiche e abbondanti: petali di rosa, riso, burro e intorno i fiori rossi e carnosi del bilu-bilu.

Prima che il sole tornasse nel mare ero salito al tempio con le offerte, per ingraziarmi gli Dei per la tua sorte, volevo che tu fossi bella come il nostro “paradiso”. Poi tornai sulla spiaggia e quando vidi la luna salire dal mare e allinearsi con la prima stella lucente all’orizzonte, qualcuno venne di corsa a chiamarmi, tu eri nata, piccola mia, piangevi, ma eri già bellissima.

Ho voluto che il tuo nome fosse Bilu come i fiori, i bilu-bilu rossi dei campi prosperosi delle risaie. –  Da allora tutte le notti i sogni della piccola Bilu furono illuminati dalla luna e dalla stella.File0004

 Il vecchio s’era tenuto accanto quella creatura sin dal primo strillo e ora, nonostante l’età, non aveva mai smesso di uscire a pesca in mare perchè alla piccola non doveva mancare nulla, non doveva soffrire le privazioni che avevano segnato la misera vita della sua famiglia e del villaggio.

Nella saggezza, unico regalo della vecchiaia, sapeva distinguere con chiarezza il bene dal male, anche dove e quando il male si traveste da bene. Amava quello strappo di paradiso, quell’angolo della grande isola e non aveva visto di buon occhio la nascita di quelle enormi costruzioni, alte come cento capanne, nate e cresciute con la velocità dei funghi e, forse, con lo stesso veleno.

In pochi anni i palmeti che coronavano quell’angolo di paradiso erano stati rimossi da macchine infernali, gabbie di cemento che chiamavano hotel erano stati innalzati più in fretta di quanto aveva impiegato lui stesso a costruire la casa-capanna che ospitava la sua famiglia.

Poi una miriade di uomini dalla pelle colore della carne di pollo aveva invaso la spiaggia, stavano per pochi giorni e se ne ritornavano con la pelle rossa come la carne dei bufali. Il primo del villaggio a essere attratto dagli invasori fu il padre di Bilu, non ascoltò le proteste del vecchio, abbandonò il mare per ronzare come le mosche intorno al nuovo miele, senza pensare alle api e all’avvertimento del vecchio che gli rammentava che l’oro affonda mentre i fiori galleggiano.

La sfrontata modernità e il miraggio di facili guadagni strapparono il padre di Bilu dalla serenità della vita semplice, dal “paradiso” come lo chiamava il vecchio. Quando Bilu venne al mondo il padre non c’era, forse stava ronzando intorno a qualche albergo, a qualche agenzia di affari o stava scommettendo il facile guadagno al combattimento dei galli, imbottito d’alcol.File0005

 Bilu scostò la testa, fece scorrere lo sguardo sulle sagome degli alberghi che rubavano l’orizzonte, poi guardò il mare calmo e placido cercando invano la sagoma della piccola barca del nonno.

L’ultima volta, un anno addietro, la vide arrivare trainata da altri pescatori, il nonno se n’era andato, l’avevano trovato accasciato sulla barca; a Bilu era rimasto il ricordo del viso sorridente e pacifico del nonno fra le reti, aveva pensato che anche l’altro paradiso, forse, era egualmente bello.

Passarono pochi giorni dalla mattina in cui il fuoco della pira aveva consumato il corpo vuotato dell’animo del vecchio che il padre di Bilu era tornò. In casa ci fu un violento battibecco con la madre, forse suo padre alzò le mani, ma Bilu non lo seppe, scappò sulla spiaggia, non era abituata alla violenza, la vita l’aveva accarezzata con dolcezza come si coglie un fiore di loto, finchè sentì la morsa della mano del padre trascinarla via.

I ricordi si rincorrevano, Bilu respirò profondamente, quasi sperando che l’aria del mare potesse cauterizzare la ferita che sanguinava dentro, chiuse gli occhi come volesse addormentarsi nel suo breve passato, avrebbe voluto lavare via, via lo sporco che si sentiva addosso, quell’odore, quel colore di carne di pollo, quelle strane parole che non capiva !…

Una lacrima scese dagli occhi, trascinando con sè il colore nero e azzurro che una mano perfida le aveva disegnato, sembrò scavare un solco sul bellissimo viso da bambina e si fermò sul rossetto di un rosso esagerato che ingrandiva oscenamente le sue piccole labbra.File0011

Era successo tutto così in fretta,  Bilu era saltata dal paradiso all’inferno all’improvviso come in un terremoto, un cataclisma che con un’inaudita violenza l’aveva strappata dalla favola della fanciullezza per gettarla nella sporcizia.

Era lì seduta il giorno in cui sentì la stretta del padre che, come un morso crudele, la strappò via, via dall’infanzia. Poco dopo in una stanza dove c’erano altre bimbe più o meno della sua età, una donna dai modi sgarbati le aveva dipinto il volto, infilato un vestito troppo grande che scendeva da una parte, dall’altra lasciava scoperta una delle sue esili gambe e si infagottava sul petto.

Del dopo ricorda solo il dolore, il colore della carne di pollo, le risa, la violenza, lo sporco dentro e le tante facce tutte eguali. Quella notte in Bilu moriva la bambina, della fanciulla che era in lei non sarebbe rimasto più nulla; da quella notte Bilu non sognò più la luna, si era spenta con i sogni di bambina.

Quando il padre la riportava a casa per qualche giorno, Bilu non parlava, aveva da tempo smesso di parlare, rifiutava le carezze della madre; unico rifugio era la spiaggia in quest’ora tarda del mattino, quando sentiva il modellarsi della sabbia umida sotto i piedi e il vento di mare sfiorarle il viso ancora mal truccato, quando si sedeva sotto la palma.onda

Bilu era lì seduta, all’improvviso aprì gli occhi, trattenne il fiato, non capiva…  Il mare era come scomparso, aveva abbandonato la spiaggia, provò un’ angoscia dentro, la stessa sensazione di vuoto di quella maledetta prima notte, le comparve nella mente il volto di quell’uomo straniero, emaciato dall’eccitazione, la bocca ansimante, l’odore dell’alito…

Era la stessa sensazione del prima, poi paralizzata vide il mare ritornare imponente, ciclopico, scuro. Un attimo e sentì il suo corpo investito dalla stessa violenza terribile di quella prima notte, alle narici tornò l’odore dell’alito ansimante… La gigantesca onda si prese il suo corpo all’improvviso, la testa cominciò a roteare col corpo in un turbine terribile, spaventoso; sentì quella terrificante sensazione di morte che aveva già provato dentro.

Quando la risacca dello tsunami portò il corpo di Bilu in fondo al mare, la sua piccola mano stringeva quella del nonno mentre passeggiavano sulla spiaggia, sul suo volto i colori del trucco, della violenza erano scomparsi.  – Non temere piccola ora ci sono io, nessuno potrà più farti del male –  La sua anima era tornata bambina, il corpo era morto con la mostruosa onda; Bilu sorrise, quel corpo era già morto quella paurosa notte.

Sul mare splendeva la luna allineata alla prima stella lucente dell’orizzonte.

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

 Nomi, luoghi, riferimenti di questa triste favola sono pura invenzione della mia fantasia, non così la realtà. In molti, moltissimi paradisi tropicali il turismo a scopo sessuale miete più vittime dello tsunami.

I bambini e le bambine violentate dai piaceri perversi offerti dal nostro progresso sono un numero infinito e incalcolabile. Vengono colpiti i più poveri e indifesi luoghi del sud del  mondo che già devono fare i conti con una natura ostile e molte volte terribile.

Le denunce delle organizzazioni umanitarie impegnate nella difesa dei  minori finiscono il più delle volte in nulla, gettate in mare, trascinate via dall’onda anomala dell’ipocrisia.

Osservatorio pedofilia della Presidenza della Consiglio dei Ministri

Ecpat (End child prostitution pornography end trafficking)

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.