Domenica 1 marzo 2009 è partita la quarta missione Cassa Padana in tre comunità messicane per diffondere e sostenere i principi del credito cooperativo nella terra sudamericana. Qui di seguito il diario di bordo di Flavia Vighini, tra i protagonisti del viaggio insieme ad Ivan Ravanelli ed Angiolino Mor, la delegazione di Cassa Padana.

venerdì 6 e sabato 7 Marzo 2009
Con i piedi accarezzo le lenzuola fresche e profumate del letto del nostro albergo. E sento stridere questa sensazione con quella provata 24 ore fa nella comunità di San Bernardino quando, con grande ospitalità, una giovane indigena ci ha mostrato i giacigli dove avremmo passato la notte.

Il contrasto tra ricchezza e povertà, se ci si pensa, lo si percepisce anche da questi piccoli movimenti.
A San Bernardino le persone sono molto povere, ma hanno sempre qualcosa da offrire. Un pasto, un materasso per dormire, un caldo sorriso di ringraziamento. Il posto meraviglioso dove vivono, un insieme di 13 villaggi sparsi nella pineta, non offre loro che il legno per vivere. Qui sono state per prime le donne a non chiudersi a riccio di fronte alla possibilità di aprire una cassa nella comunità: i loro occhi di madri sanno che il bosco non ci sarà per sempre e che c’è bisogno di trovare delle alternative per i loro figli.

Quei figli che apparentemente sembrano sani, ma che un occhio esperto, senza indugio, classificherebbe come vittime della malnutrizione. Le macchie bianche sulla pelle, ci hanno spiegato, sono il segno di carenze di elementi nutritivi. Ieri ed oggi nessuno, né uomini né donne, hanno opposto resistenze all’idea di aprire una cassa a San Bernardino. Finalmente sono apparsi convinti e si accingono a costituire il comitato promotore della Cassa. “I pionieri di San Bernardino”: così son stati ribattezzati coloro che si sono impegnati a costituire il comitato promotore! Adesso alle parole dovranno seguire velocemente azioni concrete per non perdere la fragile fiducia conquistata.

Quanto a me, termino queste poche righe con un po’ di malinconia e senso di colpa, perché non si deve mai pensare di aver fatto abbastanza, ma che sempre si può fare di più.