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“Nonostante l’amarezza e le grandi difficoltà di questi ultimi mesi, non abbiamo mai smesso di lavorare, in silenzio, con lo stesso impegno e la coerenza di sempre. Lo dobbiamo a tutti i nostri bambini, ai sostenitori, ai volontari e soprattutto lo dobbiamo a te, Silvia. Con tanta speranza, continuiamo ad aspettarti”.

Il direttivo della ong Africa Milele affida il suo pensiero all’homepage del loro sito.

Una grande foto di un tramonto, una ragazza in primo piano, un pensiero come didascalia: la ragazza in primo piano è Silvia Romano, la giovane volontaria milanese rapita in Kenya da un gruppo armato esattamente un anno fa.

Secondo le indagini, Silvia è viva in Somalia nelle mani di un gruppo fondamentalista vicino agli jihadisti di Al-Shabaab: la conferma arriva dai carabinieri del Ros coordinati dal pm Sergio Colaiocco. Analisi e approfondimenti, attività di intelligence e diplomazia tra Italia e Kenya, un paese non semplice da un punto di vista istituzionale e politico.

L’obiettivo, ora, è inviare una rogatoria internazionale per ottenere collaborazione, mossa comunque non semplice alla luce dei rapporti tesi tra i due stati, lievemente migliorati questa estate quando il Paese africano ha autorizzato una squadra di investigatori italiani ad andare a Nairobi.

È di oggi la notizia, riportata da Adnkronos, che 23 persone tra pirati e jihadisti appartenenti all’organizzazione Al-Shaabab sono stati raggiunti da misure preventive personali e patrimoniali in Somalia in relazione al rapimento di Silvia.

“I 23 – pirati, capi locali di al Qaeda e mediatori – sono sospettati di aver organizzato e gestito il sequestro della cooperante italiana – riporta l’agenzia –. Ad autorizzare le richieste di arresto e di sequestro di beni è stato il presidente dell’Alta Corte del South West State, da cui dipende una sezione specializzata antipirateria che dallo scorso mese di luglio indaga sul caso e della quale fa parte, come esperto ‘onorario’, anche un italiano, Mario Scaramella, da quasi dieci anni in Somalia dove insegna diritto pubblico. Sarebbe stato proprio Scaramella a proporre le misure di prevenzione sui sospetti (uno dei quali sarebbe già detenuto a Baidoa)”.

Sempre secondo Adnkronos, la volontaria 24enne sarebbe stata individuata come obiettivo da al Qaeda perché gli jihadisti ritenevano facesse proselitismo religioso: una circostanza che avrebbe fatto di lei un ostaggio di particolare valore dal punto di vista della propaganda islamista, complicando ulteriormente un rapimento per il quale non è mai stato chiesto un riscatto.

Come detto, Silvia Romano al momento del sequestro si trovava in Kenya con Africa Milele (era la seconda volta, ci era tornata a novembre dopo un precedente soggiorno di qualche mese, ndr), piccola ong marchigiana nata nel 2012 per desiderio di Lilian Sora che, dopo essersi innamorata dello Stato durante il viaggio di nozze, ha deciso di impegnarsi attivamente “a favore della fascia di età più vulnerabile, ovvero all’infanzia”, si legge sulla pagina Facebook.

Africa Milele occupa solo personale italiano e concentra le sue attività proprio a Chakama, 80 chilometri da Malindi: “Abbiamo da subito capito che questo era il posto giusto per dare vita al nostro sogno, perché Chakama ancora non è inquinata, è Africa vera – riporta il sito –. Molti adulti che vivono là non sono mai stati in città, non hanno mai messo le scarpe e non hanno mai visto un ‘bianco’.

Si vive, anzi si sopravvive, di agricoltura e pastorizia cercando di trovare il sostentamento giornaliero e al domani… si pensa domani. E si fanno figli, tanti. Però si muore presto a 40 anni e se sei tra i più fortunati puoi arrivare anche ai 50. E non ci sono i soldi per mantenere tutti i figli, tantomeno per mandarli a scuola. Spesso i bambini rimangono soli, senza genitori e senza strada”.

Una ludoteca, il sostegno a distanza per alcuni ragazzi dei villaggi vicini, altre attività rivolte, soprattutto, agli orfani: “La nostra speranza è quella di renderci superflui all’interno della comunità del villaggio, lasciando l’attività nelle mani degli abitanti del luogo”.

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Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.

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