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Immaginate venticinque ragazzini voraci di letture: – Uffa! Che barba le passeggiate! Maestra perché non ci fai leggere un libro? – Oppure: – Ancora matematica e geometria! Oggi vogliamo leggere altrimenti scioperiamo.

Sarebbero la felicità di qualsiasi insegnante. Immaginate orde di bambini e bambine che invadono le biblioteca del paese costringendo il sindaco a spendere un patrimonio per acquistare nuovi libri. Sarebbero la felicità dei bibliotecari. E immaginate il piccolo Alfredo che legge un libro ogni due giorni.

Sarebbe la felicità della mamma. Il papà magari sarebbe preoccupato per il bilancio familiare; ma questo non lo consideriamo. Immaginate la felicità degli autori, degli editori, dei librai. Perfino i bagnini sarebbero più contenti e le Baby Sitter sarebbero al settimo cielo. Una volta no, ma adesso anche gli industriali sono contenti di avere gente istruita e colta nelle loro fabbriche.

Questo succede però solo nell’immaginazione. La verità, dite, è che sono pochi quelli che leggono volentieri. Giusto! Ma sono molti di più di trent’anni fa e anche di vent’anni fa. E allora? Se il 35/40 % di bambini legge non è una colpa, è un grande merito di quasi tutti quelli che ho citato prima (togliamo industriali, bagnini e baby sitter). E’ poco? Si è ancora poco. Ma è questo che siamo riusciti a fare in un paio di millenni di storia o giù di lì. Per di più non leggere è un diritto sacrosanto quanto leggere. Il cielo ci preservi dai governi che ci vietano le letture ma anche da quelli che ce le impongono.

Adesso immaginate una bambina: Silvia. A sette o otto mesi, comincia a gattonare. I genitori hanno provveduto a togliere tutto quello che si trova a mezzo metro d’altezza. Saponi, forbici, bicchieri, elettrodomestici, vasi ecc. Tutto meno i libri. Anzi hanno riempito anche l’ultimo ripiano in basso della libreria. Così Silvia li trova e comincia ad afferrarne uno, due, tre finché lo scaffale non è completamente vuoto e il tappeto coperto di libri.

La mamma li riordina dopo le nove di sera; provvederà Silvia a rimetterli in disordine il giorno dopo. Un gioco fantastico! Un giorno ne trova uno più piccino: un tascabile di Raymond Chandler. Silvia lo afferra curiosa, lo rigira, lo sfoglia, poi lo apre come ha visto fare alla mamma, si siede comoda … e se lo mangia. Questo si che è gustoso altro che il biberon. A un anno Silvia dorme sui libri, a uno e mezzo li guarda curiosa, a due si siede sulla sua poltroncina come papa, a tre va in biblioteca a giocare e la sera il papà le legge le storie, a quattro dorme con un libro a fianco, a cinque comincia a leggere qualche parolina. A sei scopre di saper leggere da sola.

Spesso le scappa da leggere. Meraviglioso! – Silvia è una gran lettrice – dice la mamma orgogliosa. E’ una divoratrice di libri. Ma a nove anni, di colpo Silvia smette di leggere: leggi Silvia che impari a scrivere in maniera corretta; leggi Silvia che arricchisci la fantasia; leggi Silvia che stimoli la creatività. Niente da fare! Silvia non legge più. – Ahi ahi! – Dice la mamma alla maestra. – Silvia non ha più voglia di leggere. E’ diventata una lazzarona. Pensa solo a giocare e a guardare i cartoni animati. Saranno mica le cattive compagnie?

Silvia non legge più perché non si diverte! Coi cartoni animati si che si diverte e per di più li guarda assieme agli amici. E’ molto più divertente la lezione di pallavolo che non un libro. Silvia quando legge non ride. Silvia quando legge non si appassiona. Quello che legge non le piace. Così come preferisce le patatine fritte alle zucchine, vorrebbe sul suo scaffale libri che le piacciono non libri da bere come se fossero una medicina amara.

Silvia è perfettamente capace di “sgamare” un libro menzogna. Un libro che con la scusa di far divertire cerca di “insegnarle qualcosa”. Lo scopre subito e lo rifiuta. E fa benissimo! Meglio non leggere che perdere tempo con cose barbose e di “plastica”.

 Lasciamo che cresca come una bambina e non pretendiamo che sia una piccola adulta. Facciamole trovare libri da sganasciarsi dalle risa e non libretti fatti col ciclostile: tutti uguali, senza dialoghi, con descrizioni prolisse e lunghissime o addirittura senza illustrazioni. Cerchiamo di essere leggeri nell’affrontare la questione. Non diventiamo noiosi anche noi. Evviva le maestre brave; evviva i bravi bibliotecari. Evviva il Maestro! Evviva Cion Cion Blu! (mastro calamé)

Poesia…La lettrice di Bùssero
Una appassionata lettrice che vive a Bùssero
Cominciò a saltar le pagine come un passero
“Questo libro è più noioso
di un orologio rumoroso”
e da allora legge libri che fan ridere davvero.

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Redazione di Popolis
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