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Lo chef italiano Simone Rugiati, uno dei cinque chef europei di alto profilo partner dell’agenzia dell’ONU World Food Programme (WFP) e l’ufficio per gli aiuti umanitari dell’Unione Europea per la campagna #WhatFoodMeans, è il protagonista di una serie di video di forte impatto su come il giusto intervento, nel momento giusto, abbia evitato un disastro umanitario in Etiopia, dando speranza, costruendo la resilienza e salvando milioni di vite umane.

L’ufficio per gli aiuti umanitari dell’Unione Europea, in partnership con il World Food Programme, ha aiutato a salvare vite umane e i mezzi di sussistenza per oltre sette milioni di persone in Etiopia dal 2015, quando il paese si trovò ad affrontare la peggiore siccità in decenni. Lavorando insieme, l’UE, il WFP e il governo etiope riuscirono ad evitare una carestia, raggiungendo le comunità più vulnerabili con gli aiuti. L’assistenza servì a fornire alle famiglie etiopi, e ai rifugiati nel paese, accesso a cibo adeguato e nutriente e aiutò ad evitare che i piccoli contadini e i pastori nomadi vendessero i capi di bestiame o perdessero i propri redditi.

Con la siccità che, quest’anno, ancora una volta, colpisce l’Etiopia anche se in altre zone, e con oltre cinque milioni di persone che hanno bisogno di assistenza alimentare urgente, Simone è uno dei cinque chef europei che ha voluto scoprire come, lavorando assieme, si possono salvare vite umane.

Nel corso del loro viaggio, Simone e gli altri chef hanno incontrato alcune famiglie che hanno ricevuto l’assistenza l’anno scorso. Nelle conversazioni avute con loro davanti ad un pasto o mentre preparavano e cucinavano i pasti insieme, Simone Rugiati ha potuto scoprire #WhatFoodMeans per le comunità maggiormente colpite e venire a conoscenza degli alimenti base della cucina etiope e di quanto questo cibo significhi molto più che solo una fonte di energia per il corpo.

Poter cucinare insieme alle famiglie che ho incontrato è stata un’esperienza unica. Creare un piatto con queste persone, dividendosi i compiti, condividendo tutto con un’incredibile energia e allegria nonostante le difficoltà che hanno dovuto affrontare a causa della siccità e della carestia che li ha messi a durissima prova, è stato davvero indimenticabile! Incredibile la loro forza per venirne fuori grazie al supporto del World Food Programme e all’aiuto umanitario dell’Unione Europea, che ha consentito alle popolazioni locali e a queste famiglie di continuare a costruire il proprio futuro” ha detto Rugiati.

Avendo visto di persona #WhatFoodMeans, Simone è tornato in Italia con tutte le informazioni necessarie per far conoscere ai cittadini italiani l’impatto e l’importanza del lavoro del WFP in partnership con l’Unione Europea.

John Aylieff, direttore del WFP in Etiopia, è a capo di un team di 800 persone e un network di 14 uffici nel paese che, nel 2016, hanno distribuito 75.000 tonnellate di cibo – l’equivalente di oltre 30.000 camion.

Abbiamo dovuto raggiungere oltre sette milioni di persone in 5.000 località remote. L’Etiopia è grande quattro volte l’Italia e la sua popolazione è una volta e mezza quella italiana. La logistica è complicata e il compito arduo, ma l’Unione Europea è intervenuta in maniera significativa con dei finanziamenti cruciali, che hanno permesso al WFP di fornire cibo d’emergenza a quanti ne avevano bisogno. Sarebbe potuto essere il più grande disastro umanitario del 2016 con milioni di vite in pericolo ma non è andata così, lavorando insieme siamo riusciti ad evitarlo”, ha detto Aylieff, che ha aggiunto: “Avere avuto Simone e gli altri chef con noi in Etiopia per vedere di persona l’impatto del nostro lavoro ed incontrare gli straordinari etiopi che abbiamo assistito, ci ha ricordato quanto questa storia poteva essere diversa. Essi hanno visto di persona il potere trasformativo della partnership del WFP con l’UE e sono testimoni del valore del cibo per le persone qui, che salva i mezzi di sostentamento così come vite umane.

Per noi, la sfida continua ora in altre parti del paese dove ci stiamo concentrando a seguito della nuova siccità nel Corno d’Africa e anche su quanti continuano ad avere bisogno dell’assistenza mentre ricostruiscono le proprie vite”, ha concluso Aylieff.

Dominique Albert è Capo Unità all’ufficio European Commission Civil Protection and Humanitarian Aid Operations (ECHO) a Bruxelles e si occupa del sostegno umanitario alle persone colpite dalle crisi nei paesi dell’Africa orientale e australe e nella regione dei Grandi Laghi, in situazioni in cui le risorse locali sono insufficienti per rispondere ai bisogni. Albert crede che la cooperazione nella consegna di aiuti umanitari sia fondamentale nel salvare vite ed evitare disastri.

In Etiopia, abbiamo lavorato assieme per assistere la popolazione colpita in una delle più grandi risposte umanitarie in Africa. Senza di essa, milioni di persone avrebbero sofferto la fame e lo sviluppo a lungo termine raggiunto in Etiopia sarebbe tornato indietro di anni. Gli etiopi sono resilienti nell’affrontare la siccità, ma quando si verifica una crisi di tale entità, nessuno può farcela da solo. Nel 2016, l’UE stanziò 168,3 milioni di euro in finanziamenti umanitari per la risposta alla crisi dei rifugiati e per le conseguenze della siccità causata da El Niño sulle comunità etiopi. In quanto maggiore donatore del WFP in Etiopia, capiamo cosa significhi l’assistenza alimentare per le persone più vulnerabili qui; si tratta non solo di salvare le vite dei loro figli, ma di salvaguardare i loro mezzi di sostentamento e il loro modo di vivere nel futuro”.

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