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Brescia – A Zanano, frazione di Sarezzo, pittura e scultura sono contestualmente proposte a Palazzo Avogadro, situato al civico 2 di via Gremone, nella mostra titolata “Sintonie”, fino alla prima domenica che il 2015 fissa al 29 marzo, dopo l’avvio ufficiale della primavera, nell’ambito di una composita manifestazione d’arte visiva che è visitabile, dal mattino alla sera, nelle giornate sia di sabato che di domenica, durante gli orari compresi dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 15 alle ore 19, mentre il giovedì ed il venerdì, i dipinti del pittore Eugenio Busi e le sculture di Lino Sanzeni sono pure esposte all’attenzione del pubblico dalle ore 15.30 alle ore 18.30.

Cinquanta opere per uno, proporzionano il singolare abbinamento dei due artisti bresciani, sul differenziato profilo espressivo di quell’allestimento espositivo che si riassume, in modo complessivo, attraverso lo speculare appaiamento tematico rappresentativo delle rispettive produzioni stilistiche, attuate da ciascuno degli autori coinvolti, secondo un proprio estro creativo.

Nella congenialità compositiva di varie ispirazioni artistiche, raggiunte nella ricercata corrispondenza argomentativa esibita sul piano delle accostate interpretazioni dualistiche, per lo sdoppiamento delle differenti modalità stilistiche, il centinaio delle opere, allestite nella mostra valtrumpina, si sviluppa secondo una ricca sensibilità contemplativa, sia grazie alla formulazione figurativa della pittura, anche da cavalletto, che mediante la plasticità polimaterica della scultura realizzata nella solidità di una libera soluzione ideativa.

Sintonie_inaugurazioneOltre a questo interessante asse portante, l’iniziativa espositiva fa leva su una propria sinergia costitutiva, espressa nella collaborazione fattiva instauratasi fra la benefica associazione “Valtrompiacuore” di Gardone Valtrompia, il Comune di Sarezzo, l’Associazione e la Fondazione “Martino Dolci” di Brescia ed il Comune di Montichiari, per essere stato quest’ultimo, in altra sede, l’ente patrocinante della prima edizione di questa mostra, già avvenuta nel periodo a cavallo fra il 2014 ed il 2015, a seguito dell’aggiudicazione del prestigioso riconoscimento del “Premio Treccani degli Alfieri” attribuito “ex aequo” a Eugenio Busi ed a Lino Sanzeni, nella ventiduesima edizione di tale manifestazione monteclarense.

A perdurante testimonianza della mostra, la medesima regia organizzativa di “Sintonie” ha reso disponibile la contestuale lettura ricognitiva delle opere presenti sui due piani dell’ambiente caratterizzato dall’iniziativa, fra le antiche sale della struttura ospitante dove vi si riscontrano pure alcuni affreschi nella loro perdurante impronta antica, anche per il tramite della stampa di un robusto catalogo di circa duecentoventi pagine, pubblicato da “Tipografica Batan” di Gardone Valtrompia, su progetto grafico e fotografia delle opere stesse di Andrea Busi, nel risultato editoriale raggiunto grazie alla disponibilità di una serie di sostenitori.

In un’evocativa armonia distributiva, tra i vari contributi d’opinione che, in tale voluminosa pubblicazione si possono leggere in una capillare eco descrittiva, il prof. Luciano Anelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, delinea i caratteri salienti della mostra, precisandone gli aspetti descritti nella rosa delle considerazioni espresse a concomitante documentazione della ingente proposta espositiva: “La vena creativa di due artisti – e di due amici – di vera stoffa bresciana s’incontra in questa manifestazione col desiderio, anzi con l’intento determinato di promuovere “Valtrompiacuore” nella sua missione che riguarda poi la vita di un po’ tutti noi. Busi presenta cinquanta dipinti “in sintonia” con altrettante sculture di Sanzeni di quelle scabre di ferro, di pietra, di legni antichi, consumati dal tempo, dimostrando nei fatti come il Tempo sia davvero un Grande Scultore, come ha scritto magistralmente Margherita Yourcenar. E’ un’idea originale che mette a cimento i due artisti non senza un notevole impegno nel far, se non collimare, almeno far coincidere negli intenti due personaggi diversi. Da quando Michelangelo e Leonardo Da Vinci si sfidarono, sostenendo il primo la superiorità della scultura ed il secondo quella indiscutibile della pittura, ricca di maggiori risorse per esprimersi, il cimento – o la nobile gara – si è riproposta, nei secoli, nei fatti e nelle diatribe critiche. Ora si ripropone in una gara nobile e spontanea nella quale ai colori accesi di Eugenio si accostano – lontanissimi dalla mimesis – (e talvolta con una buona dose di libertà) le sculture che sono in parte frutto della Natura e del Tempo ed in buona parte guizzi della fantasia creatrice – ma anche di un intenso e duro lavoro sul metallo – di Lino. (…)”.

SintonieFra le pagine illustrate della pubblicazione, intervengono, sullo stesso tema, anche giornalisti come Marcello Zane, Nunzia Vallini, Egidio Bonomi e Marco Bencivenga, autorevoli personalità del panorama istituzionale come, fra diverse altre, Narcisa Brassesco, prefetto di Brescia, Giuseppe Spina, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Brescia, Ezio Belleri, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera “Spedali Civili” di Brescia, Massimo Ottelli, presidente della Comunità Montana di Valle Trompia, uomini di Chiesa, come mons, Osvaldo Mingotti e mons. Armando Nolli, mentre, la partecipata cerimonia di inaugurazione della mostra ha avuto come protagonisti, insieme agli apprezzati artisti, anche il primo cittadino e l’assessore alla cultura di Sarezzo, rispettivamente Diego Toscani e Valentina Pedrali, il consigliere regionale Gianatonio Girelli, il vicepresidente del sodalizio organizzatore “Valtrompiacuore”, Guido Pomi, l’ex sindaco di Montichiari, Elena Zanola, che hanno contribuito, con alcune proprie riflessioni, all’avvio ufficiale dell’iniziativa, nello sviluppo dei loro interventi, coordinati da Ermes Pasini, vicepresidente dell’associazione “Martino Dolci” e consigliere dell’omonima fondazione, che ha pure dato la parola a Marcello Zane, per una disamina culturale della proposta artistica, implicita all’esposizione, a proposito della quale, questo relatore ne ha, fra l’altro, sottolineato gli elementi presenti nei manufatti esposti secondo quei riferimenti che sono contraddistinguenti alcune maggiori esperienze dell’arte del Novecento, interpretate, secondo un proprio carisma elettivo, dai due artisti, pervasi, in una distinta ispirazione, da segni compositivi diversi e da sempre impegnati su percorsi creativi divergenti che hanno saputo, però, ricomporsi in un reciproco dialogo di sintonie eccellenti, espresse nel “luogo degli intrecci”, come pare rivelarsi la loro mostra, facendosi sede di incontro della società civile con l’impegno solidale, promosso nella realtà sociale, unitamente alla cultura artistica, funzionale anche a catalizzare le istituzioni, attorno alla custodia del valore collettivo di quanto è testimoniato dagli autori nel risvolto interattivo delle loro opere, insinuatosi nelle varie manifestazioni di quel vivere che pure si manifesta funzionale “all’emozione custodita nel ricordo” di ciò che è catturato nelle tele e nelle sculture esposte in un corrispondente indirizzo armonico, fra modalità diverse di approcciarsi ad un medesimo tema, trattato nella duplicità di un riuscito appaiamento dicotomico che al possibile nesso antropico, riscontrabile fra loro, si presta ad essere allegorico.

Quel nesso, scintilla d’azione nel ragionamento rivolto all’individuazione delle opere scelte per un’intesa narrante di quanto nella mostra risulta essere calzante, pure favorito dall’amicizia e dalla reciproca stima intercorrente fra i due artisti, a cui pare alluda, fra l’altro, il presidente dell’associazione “Valtrompiacuore”, Mario Mari, nello specificare, quale primo invito di lettura della pubblicazione monografica dell’esposizione che ripercorre i termini assecondanti la prima edizione della stessa mostra avvenuta a Montichiari, che “il visitatore e il lettore vengono invitati a un ideale viaggio nei molteplici rimandi espressivi che i due artisti dispongono per dare vita a un inedito e “avventuroso” dialogo affidato alle libere suggestioni di forme e colori”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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