Gardone Val Trompia, Brescia. In questi mesi di emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del Covid-19, molte imprese pubbliche e private, hanno fatto ricorso al lavoro agile o smart working per garantire la prosecuzione dell’attività e, contestualmente, tutelare la salute dei propri dipendenti: questa scelta è stata avallata, rectius promossa, dallo stesso Governo che, sin dai primi DPCM e successivamente con il Decreto ‘Cura Italia’, ha indicato il lavoro agile come modalità ordinaria di esecuzione della prestazione lavorativa, laddove in concreto compatibile.

L’esperienza di lavoro a distanza dalle proprie sedi aziendali ha aperto interessanti prospettive per un’adozione più diffusa dello smart working nel nostro Paese. Il 68% dei lavoratori è riuscito da remoto a svolgere tutte le attività, il 29% non è riuscito a svolgere solo una parte delle attività, spesso a causa della mancanza di processi e dati digitalizzati, mentre solo il 3% dichiara di non essere riuscito a portare avanti la maggior parte delle attività.“Ma, se lo smart working o il telelavoro, per gli uomini è stato un’opportunità molto positiva, per una donna su tre, invece, ha voluto dire lavorare il triplo. Ci preme sottolineare questo, perché è prevalentemente su questo tema che vogliamo confrontarci nel convegno: Telelavoro e lavoro agile, da emergenza a opportunità” affermano dalla Consulta delle Pari opportunità della Comunità Montana di Valle Trompia che promuove il convegno, che si svolgerà venerdì 23 ottobre alle ore 17.30 (piattaforma Zoom) e che sarà pubblicata a partire da mercoledì 28 ottobre sui siti istituzionali dei Comuni aderenti alla Consulta.

Attraverso un audit realizzato da un importante network in cui è stato chiesto a 100 manager del network stesso se fossero soddisfatti di questa modalità di lavoro, le risposte sono state molto chiare: 66 % degli uomini ha risposto “sì molto”, mentre al contrario solo il 40 % delle donne provava la stessa sensazione. La maggior parte era delusa e stanca.

Le recenti misure semplificate adottate dal Governo sono risultate utili, ma restano indubbiamente emergenziali e ci colgono ancora impreparati. Non basta acquistare strumenti idonei come pc portatili e smartphone, serve progettare nuove politiche di welfare aziendale, concepire modelli organizzativi più flessibili, investire su competenze trasversali come l’autonomia, la responsabilità, l’orientamento al servizio e al risultato, la gestione del tempo.

Bisognerà riconoscere allo smart worker un sistema retributivo basato sul raggiungimento degli obiettivi di produzione e di formazione. Così facendo, favoriremo anche un corretto bilanciamento vita-lavoro. Un ruolo centrale avrà il dialogo sociale tra imprese, lavoratori, famiglia e sindacati, per favorire un effettivo sviluppo di un nuovo sistema lavorativo.

Occorre interrompere copioni interiorizzati, smascherandoli e modificandoli, valorizzando al massimo la leadership femminile. Dobbiamo smettere di dare per buoni certi modi di pensare che ci portiamo dietro come macigni e che continuiamo ad accettare quando non sono più accettabili. Gli episodi di violenza, non solo fisica nei confronti delle donne, sono in continua crescita.

Durante il Coronavirus sono emerse più forti che mai tutte le difficoltà dei ruoli familiari, per nulla risolte. Se per gli uomini il lavoro agile di fatto è un’opportunità, per la donna invece lo smart working si è trasformato, molto spesso, in “extreme working”, confermando una volta di più che la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza sulle donne.

A queste nuove sfide a cui sono chiamate le aziende italiane, grandi e piccole, la Consulta per le pari Opportunità della Comunità Montana di Valle Trompia dedica la videoconferenza “Telelavoro e lavoro agile (Smart Working). Da emergenza a opportunità”.