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Verona – Suolo vulcanico, paesaggio mozzafiato, viticoltura eroica. Ma anche promozione del territorio, sostenibilità, valorizzazione dei prodotti tipici. Sono questi gli ingredienti del Soave, che oggi si conferma non soltanto come uno dei più tradizionali sistemi vitivinicoli italiani, con circa 7000 ettari di vigneto prevalentemente in areali collinari, ma anche un’identità da tutelare e far conoscere al mondo.

Quello del Soave è un percorso che parte dall’identità del paesaggio, certificato dal Ministero come primo paesaggio rurale di interesse storico, per arrivare al riconoscimento di primo sistema italiano di rilevanza mondiale nell’ambito del protocollo Giahs-Fao delle Nazioni Unite.

Tutto il buono del Soave!
Tutto il buono del Soave!

Tutto è partito alcuni anni fa, quando era appena stato istituito il registro dei paesaggi storici, e in collaborazione con gli studiosi Viviana Ferrario e Roberto Zorzin è partito l’iter di riconoscimento, che ha portato come prima tappa all’ingresso nel registro nazionale.

“Abbiamo per le mani un paesaggio di rara bellezza e davvero particolare”, spiega Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio Tutela Soave.

“Qui la storia antica si fonda con quella recente, e la conformazione del paesaggio di oggi deriva dal lavoro umano e dalla presenza dell’agricoltura che hanno tracciato la loro impronta ma senza alterarne la bellezza. Il merito va quindi anche al lavoro dei viticoltori, che con le loro scelte quotidiane hanno contribuito a conservare l’aspetto del territorio che oggi lo rende così affascinante e unico”.

Oggi, questa esperienza di riferimento diventa un modello anche per tanti territori italiani e non solo, la cui identità è caratterizzata dalla presenza della viticoltura, e l’iter che ha portato oggi a questo risultato importante si è trasformato in una storia di amore per la terra e per i suoi prodotti che merita di essere raccontata.

Ecco allora conferenze, workshop e incontri dedicati alle sfide di ieri e di oggi, nel corso dei più importanti appuntamenti di settore: da Soave Versus e Merano Wine Festival, lo scorso autunno, alle fiere che hanno aperto il 2019, da Parigi a Düsseldorf, con la tappa in casa, per Vinitaly, e poi ancora con eventi a New York, Tokio, Osaka, Londra, passando nel frattempo per Soave Stories, l’evento primaverile che ha visto raccontare anche quest’anno le grandi sfide della denominazione.

Sandro Ghini, presidente del Consorzio di tutela del Soave
Sandro Ghini, presidente del Consorzio di tutela del Soave

“L’impegno del consorzio in questa azione itinerante è quello di validare e spiegare come solo un comprensorio in perfetto equilibrio organizzativo ed economico possa in centinaia di anni garantire una sostenibilità reale alle aziende e al territorio a tutto vantaggio del prodotto e dei residenti”, continua Lorenzoni, che con entusiasmo, ironia e spirito non si tira mai indietro quando è il momento di spronare la sua squadra.

La prima parte dell’anno ha visto anche la consegna della targa degli 8 punti del piano d’azione con cui è iniziato il lavoro del Comitato di Gestione del sito GIAHS “le vigne tradizionali del Soave”, composto da rappresentanti delle amministrazioni comunali, associazioni di categoria e Consorzio Tutela vino.

L’intento è quello di portare il Soave a essere un sistema sempre più attrattivo, sia per i turisti ma anche per investimenti strutturali, che possono trovare in questo territorio una nuova frontiera, anche alla luce della diffusione sempre più capillare dell’ecoturismo, in continua crescita.

Nel frattempo è stato approvato all’unanimità da Sindaci e tecnici il Modello di Gestione Avanzata del vigneto Soave che potrà essere pronto per essere recepito nei vari regolamenti comunali già da questa stagione vendemmiale.

Si tratta di un documento fortemente voluto sia dai vertici del Consorzio Tutela Vino Soave, sia dalle amministrazioni comunali, che di concerto con i tecnici agronomi hanno lavorato in questi mesi per la condivisione delle regole di utilizzo dei prodotti fitosanitari in vigneto.

La zona di produzione del Soave
La zona di produzione del Soave

Un vero e proprio regolamento personalizzato per ogni comune, dunque, che pone il focus sull’obiettivo di conciliare le esigenze della difesa fitosanitaria con la tutela della salute pubblica. E viene dato grande spazio alla tutela della biodiversità funzionale con l’applicazione del Protocollo Biodiversity Friends (WBA) per la misurazione dello stato di salute del vigneto.

Nel regolamento sono state inserite le linee guida per il monitoraggio di suolo, acqua e aria attraverso gli indici BF, come richiesto nell’ultimo documento sulla sostenibilità ambientale emesso dalla Regione Veneto e che è servito come traccia per la stesura finale del modello di gestione avanzata.

“I risultati che abbiamo raggiunto sono di enorme importanza, anche in una prospettiva futura”, commenta Sandro Gini, presidente del Consorzio. “Durante l’iter di riconoscimento ricordo la sovrapposizione delle foto antiche a quelle attuali, per vedere quanto fosse cambiato, e con soddisfazione si è potuto constatare come il paesaggio fosse rimasto pressoché intatto.

Il merito va a chi ha lavorato per decenni senza attuare interventi devastanti, mantenendo l’equilibrio della natura, tutelando le aree boschive, rispettando la biodiversità. Questo risultato raggiunto decide in qualche modo le sorti della viticoltura del Soave: aiuterà a incoraggiare i giovani a rimanere, a non lasciare queste terre, per quanto faticose, andando a spostarsi in zone di pianura dove meccanizzare è più facile.

Qui si lavora duramente, e sicuramente si dovranno pensare degli interventi per agevolare la vita di chi sceglie queste terre per vivere e lavorare. Ma si tratterà di infrastrutture che non dovranno affatto alterare l’equilibrio della natura. Gli investimenti sono la base per garantire un futuro a questo patrimonio”.

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