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Crema (Cremona) – Questa è la storia della prima donna artista che ha osato sfidare le convenzioni del suo tempo e conquistare una fama internazionale, la storia della pittrice Sofonisba Anguissola, donna coraggiosa del ’500, appassionata, modernissima, innamorata dell’arte e della vita.

Una vita straordinaria, la sua. A raccontarla sarà la scrittrice cremasca Chiara Montani nell’annuale serata che il Caffè Letterario organizza in collaborazione con la Consulta per le pari opportunità del Comune di Crema per tenere accesa l’attenzione sulla parità di genere.

Conversando con la giornalista Greta Mariani, Chiara Montani presentrà il suo libro ‘Sofonisba ritratti dell’anima (edizioni Il Ciliegio); sono previste letture di Rosa Messina e gli interventi musicali di studenti del civico istituto Folcioni.

Grazie alla sapiente e ispirata penna di Chiara Montani, sembra di vederla, Sofonisba, che con la sorella Elena percorre rapida le strade di Cremona per andare a prendere lezioni di disegno da Bernardino Campi.

O che cerca di adeguarsi alle rigide regole della corte madrilena, dove è chiamata a essere la dama di compagnia di Isabella di Valois, la sposa bambina di Filippo II.

O, ancora, che affronta il mare nell’ennesimo viaggio di un ritorno che non avrà mai luogo. Ed è da qui, da questa notte di tempesta in cui Sofonisba Anguissola spariglia per l’ennesima volta le carte del suo destino, che inizia ‘Sofonisba. I ritratti dell’anima’.

Il libro è la biografia romanzata dell’artista cremonese e si basa e rispetta la realtà storica accertata dai documenti e colma con la creatività le incertezze della biografia, le inevitabili lacune di una vita straordinaria.

Nata a Cremona in una famiglia nobile e influente – il padre Amilcare era commissario della fabbrica del duomo e di San Sigismondo – Sofonisba fu pittrice di indubbio talento, la prima del suo rango a poter fare dell’arte la sua professione. O quasi, perché, proprio in quanto nobile, non poteva essere pagata in denaro né poteva firmare le sue opere.

Ma le sue doti furono apprezzate da Vasari , da Michelangelo, da Caravaggio, da Luca Giordano, da un giovanissimo Antoon van Dyck. E il suo talento fu riconosciuto da molti altri artisti, da nobiluomini e dame di corte, da sovrani, regine e principesse. Sofonisba fu pittrice, ma in un certo senso mutilata. Da ragazzina, nessuno le insegnò la geometria e la prospettiva, né tanto meno l’anatomia.

Alla corte di Spagna, però, si misero in fila tutti per farsi fare il ritratto, ma ufficialmente era una dama di compagnia e i dipinti perciò non vennero firmati né pagati. Anche la pensione di dama di corte veniva incassata dal padre prima, e poi dal fratello Asdrubale.

Filippo II a Sofonisba scelse pure il marito, almeno il primo. Perché, alla morte di Fabrizio Moncada, la pittrice prese ancora una volta il mare, lasciò la Sicilia e cominciò il lungo viaggio di rientro verso Cremona.

Nella notte di tempesta si ritrovò tra le braccia di Orazio Lomellini, il capitano della nave. Più giovane di lei, meno nobile di lei,marinaio e mercante. A quell’amore provarono a opporsi in tanti, a cominciare da Filippo II, da Asdrubale.

Sofonisba aveva quasi cinquant’anni, un’età in cui all’epoca – si era nel 1579 – una donna era finita. Lei per la prima volta prese in mano la sua vita, seguì l’istinto, seguì l’amore.

Come in un romanzo, ma era davvero la sua vita.

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