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Guadagnarsi un soggiorno coatto sull’isola d’Elba. Pare fosse previsto fra le pene contemplate per chi avesse maturato un esito punitivo corrispondente al tenore della propria condotta delinquenziale.

La prospettiva era quella di scontare tale pena sull’isola toscana, secondo il verdetto di un tribunale che aveva vagliato le responsabilità dell’imputato, rilevandovi una speculare condotta criminale.

Capitava che le varie colonie penali, sulle isole territorialmente dello Stivale, facessero breccia fra le notizie date dai giornali, per corredare le vicende ad esse collegate, attraverso la specificazione delle mete imposte fra quelle allora previste dal sistema giudiziale che allacciava, fra loro, località lontane, insieme ai destini di quanti si apprestavano a mutar vita in una sede di detenzione dove, una vaga ispirazione alla libertà, si insinuava di rimando alle brezze sconfinate ed illibate del mare.

Tutto quanto da tempo, oggi, rappresenta una apprezzata e ricreativa meta d’evasione, allora, sembrava costituisse, invece, un possibile luogo ramingo per una desolata ed imposta costrizione.

Un esempio, fra gli altri, emerge, in tal senso, dal dettaglio che accompagnava una notiziola presente sulla edizione de “La Sentinella Bresciana” del 4 gennaio 1881, per il tramite di quella specificazione che, a questo tema, forniva una diretta attestazione: “Arresto – Dalle Guardie di P.S. si procedette all’arresto di Quares. Pietro, di anni 52, individuo pregiudicato, e che deve scontare due anni di domicilio coatto all’isola d’Elba”.

Un’altra località insulare che pure la letteratura aveva adattato ad uno scenario di prigionia, bene isolato in mezzo al mare, aveva avuto visibilità al Teatro Grande di Brescia, grazie a quella rappresentazione che, nella peculiare attrazione espressa nei termini di “ballo il Conte di Montecristo”, era stata annunciata, in questa prestigiosa struttura cittadina, per l’inizio di febbraio del 1880.

Anno durante il quale si dava, fra l’altro, cenno giornalistico ad un’altra isola, stavolta raggiungibile fra le rotte siciliane, quale esito di un soggiorno prodotto, invece, dalla condotta di un tal individuo, piuttosto male in arnese, sortito dalle cronache dell’aprile seguente, secondo la versione che “La Sentinella Bresciana” aveva diffuso nella giornata del 19 di quello stesso mese: “A domicilio coatto – Per determinazione Ministeriale, sopra analoga proposta della Prefettura, fu assegnato a domicilio coatto certo Daprà Antonio, detto l’orbo Poina, pregiudicato e pericoloso soggetto che, arrestato, partirà fra breve per l’Isola di Lampedusa”.

La terra toscana dove Napoleone Bonaparte, sconfitto a Lipsia, era stato collocato, dalla “Sesta Coalizione”, a reggere le sorti di un piccolo principato dall’aprile 1814 al marzo 1815, ritornava alla ribalta fra le informazioni che adornavano la pluralità delle notizie date, in questo caso, dall’accennato organo di stampa locale, fra le curiosità fattibili di produrre una qualche opinione a lettura della realtà presa in esame.

Un giudiceEra lunedì 18 febbraio 1889 e la prima pagina de “La Sentinella Bresciana” offriva, all’argomento contemplato, una sommaria stima d’approfondimento nella misura mediante la quale la complessità del fenomeno stesso era proporzionato: “Se bramate o lettori, di sapere come anche un certo numero di galeotti possa costituire un Comune io ve lo dimostro. Se questo fatto poi non eccitasse la vostra curiosità potete saltare questo paragrafo. Capoliveri e Portolongone sono due frazioni formanti il Comune che porta il nome di Portolongone, nome che non riuscirà nuovo a nessuno, perchè quel Comune fu per vari anni la dimora del celebre socialista Cipriani, di cui tutti, ormai, conoscono la storia. Capoliveri, dunque, conta, 2000 abitanti e Portolongo (capoluogo del Comune) ne conta 2500, tra cui però vanno annoverati 1000 e più condannati ai lavori forzati. Capoliveri reclama e dice che i forzati non si devono computare nella popolazione per riparto dei Consiglieri Comunali, perchè in tal guisa, gl’interessi di una maggioranza di liberi cittadini sono in balìa di una minoranza che diventa maggioranza cogl’inquilini del Bagno Penale…Ebbene, lo credereste? La Deputazione provinciale di Livorno respinse il reclamo della popolazione di Capoliveri il che è quanto dire che i galeotti fanno parte della popolazione legale.”

Nella toponomastica elbana, “Portolongone” diventerà nel 1947, “Porto Azzurro”, in un’attuale ed in una riabbellita denominazione che seguita, comunque, storicamente a coincidere con quella ubicazione nella quale, in passato, il suo territorio era interessato a fungere da riferimento penale per un esilio forzato, a cui potevano essere istituzionalmente assegnati personaggi del tipo di quello di cui, “Sabbato” 30 marzo 1889, “La Sentinella Bresciana” precisava avesse ricevuto la pena ai lavori forzati a vita, per ribellione e per mancato omicidio, perpetrati ai danni delle forze dell’ordine nell’agosto 1888, relativamente al caso del quale il giornalista riferiva pure, circa alcuni particolari, precisandone anche la natura di una considerata recidiva, che “Incominciò giovedì mattina ed ebbe termine ieri, alle quattro e ½ il dibattimento svoltosi a carico di Dolcini G.B. detto Salvador fu Antonio di anni 57, nato e domiciliato a Provaglio di Sopra, ammogliato con prole, fabbro ferraio. Il Dolcini ebbe già a scontare la pena di 20 anni di lavori forzati inflittagli con sentenza 23 maggio 1864 di questa Corte d’Assise per grassazione”.

Aperto ai cieli infiniti, in una contestuale dimensione naturale, quello spazio inafferrabile che allo sguardo limita la linea dell’orizzonte del mare, appariva come una sorta di invisibile catena funzionale a quell’antropologia criminale che, nella logica del tempo, misurava sulla terra asciutta la sistemazione punitiva di un caratteristico lido insulare, già affacciato al corso delle epoche passate per un proprio autoctono corso etnografico sostanziale, svincolato dall’indirizzo assegnatogli in veste di espiazione penale che non precludeva all’isola stessa un’altra caratterizzante forma comunitaria di connotazione culturale per la popolazione originatasi, invece, da vie diverse che non quelle di un vissuto criminale.

Forse, è avendo ben presente questa frammista ed, allora, soverchiante convivenza che lunedì 18 febbraio 1889, il giornale, sopra menzionato, sviluppava la considerazione che “E un tal Comune come lo chiamereste? Comune di Galera, mi pare. Già Portolongone sembra destinato a far parlare di sé. Nel 1884 riuscirono eletti consiglieri 12 Guardiani del Bagno Penale, niente meno!. Anche allora ne parlarono pressochè tutti i giornali d’Italia, ma chi ne andò di mezzo fu il Comune di Portolongone, che nel breve periodo di dieci mesi, vide, tenne e pagò lautamente, uno dopo l’altro, numero 3 Regi Delegati Straordinari. Scusate se son pochi! Il Comune più tranquillo dei sei che vi sono nell’isola mi sembra quello di Portoferraio. Sebbene anche qui vi sia un Bagno Penale, non succedono però tali stranezze (…)”.