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California, gennaio 2019 – Palm Springs si annuncia dopo circa 170 chilometri d’asfalto da Los Angeles. Una strada che corre verso ovest e tocca Ontano, San Bernardino, Yucalpa. Incontra decine e decine di pale eoliche. Attraversa paesi spersi il cui unico centro è quello commerciale e in cui ci si muove con un pick-up.

Una strada che chilometro dopo chilometro ti annuncia l’arrivo del deserto. Il Mojave, dove è ambientato Bagdad Caffè di Percy Adlon. Il Sonora, che da qui si spinge fino all’Arizona e al Messico.

Il deserto di Sonora
Il deserto di Sonora

Non riesci a immaginare come possa essere Palm Spring, la più famosa di un gruppo di cittadine benedette da un inverno caldo e secco: Desert Hot Spring, Cathedral City, Palm Desert, Indio, La Quinta, Coachella, Rancho Mirage.

Tutta la zona è baciata da un microclima perfetto: nel tardo pomeriggio in estate è all’ombra perché protetta dalle San Jacinto Mountains a ovest: in inverno l’inverno le montagne bloccano i venti freddi provenienti dal Passo di San Gorgonio.

Di Palm Springs sai che fu il buen retiro di tante star. Che dagli anni Venti in poi molti venivano a svernare alle porte del deserto di Sonora. E che qui c’era un antico villaggio indiano che conosceva i misteri del deserto.

La villa di Frank Sinatra
La villa di Frank Sinatra

Oggi ci sono ancora quegli indiani, quattrocento persone su per giù, che vivono nella riserva Agua Caliente, nella Coachella Valley, e nell’area del Passo di San Gorgonio. Tredicimila ettari, dei quali 2.700 all’interno dei confini della città.

Dicono che la tribù Cahuilla abbia vissuto in quest’area area per gli ultimi 350-500 anni e che siano stati proprio loro a dare il nome a questi luoghi:  “Se-Khi” , in lingua Cahuilla, vuol dire acqua bollente.

Veramente bollente. Come quella che sgorga dalla sorgente dell’hotel che mi ospita a Hot Desert Springs, Hope Spring, bella villa modernista che fu di un riccone losangelino che volle costruire un corpo più grande che adibì a sua dimora e altri dieci corpi staccati per ospitare gli amici.

Hope Desert Resort
Hope Desert Resort

Quegli edifici sono oggi spartane (ma non a buon mercato) camere per gli ospiti, in stile modernista e intellettuale: nessuna musica di sottofondo, nessuna televisione a rubare la scena.

A Hope Springs si viene accolti solo da una gentile signora. E’ taciturna. Poche parole, solo quelle che servono. Prepara un’ottima colazione californiana a base di tanta frutta, formaggio e uova. Silenziosa, la signora ha lasciato la pioggia e la neve del Midwest per venirsi a rifugiare nel deserto. Come continuano a fare in molti.

Una delle camere dell'Hope Desert Resort
Una delle camere dell’Hope Desert Resort

L’acqua delle sorgente sgorga feroce a 70 gradi. Per renderla utilizzabile, viene raffreddata fino a 38. E nelle tiepide giornate di gennaio (20-25 gradi) è una meraviglia stare immersi nella vasca con lo sguardo al sole e ai colibrì che svolazzano leggeri di cactus in cactus.

Al di là delle sorgenti e di Joshua Tree Park, a mezz’ora d’auto, quel che affascina di Palm Spring e dintorni sono le dimore moderniste la maggior parte ispirate alla poetica di Frank Lloyd Wright e a quella filosofia estetica che si affermò in architettura nella prima metà del XX secolo.

Frank Sinatra aveva una villa a Twin Palms, progettata da Emerson Stewart Williams. Poco lontano c’era la dimora di Katharine Hepburn, altre gemma modernista

In pochi anni Palm Springs si trasformò in una sorta di luna park per architetti che misero mano a tanti edifici: dalla ex Enco Gas Station, oggi Palm Springs Visitors Center, disegnata da Albert Frey & Robson Chambers nel 1965 alla Dinah Shore House (1964), firmata da Donald Wexler fino alla House of Tomorrow di William Krisel (1961), destinata che fu anche il nido d’amore di Elvis e Priscilla Presley.

La villa dei coniugi Presley
La villa dei coniugi Presley

Dopo anni di oblio, la rinascita di Palm Springs, rifugio per pensionati d’oro, è iniziata qualche anno fa. Nel 2014 Leonardo Di Caprio ha acquistato la proprietà della cantante e attrice Dinah Shore per cinque milioni di euro mentre l’ex presidente di Facebook, Sean Parker, avrebbe speso 50 milioni di euro per la mitica Brody House progettata nel 1949 da Archibald Quincy Jones.

Dimore speciali e rimaste intatte, anche negli arredi, ai mitici anni Sessanta. Dimore nascoste e rese quasi inaccessibili. Immerse nella natura. Confuse con essa. Mimeticamente innamorate del deserto.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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