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California, gennaio 2019 – I lettini sono stretti e piccoli. Cinque o sei lettini uno vicino all’altro ricoperti con un telo di plastica rosa confetto. Sopra ci sono alcuni asciugamani di spugna che un tempo sono stati bianchi. Per terra, le piastrelle verde chiaro sono bagnate.

Nel complesso la camera ha l’aspetto di una sala di un vecchio e stinto ospedale.

Ma le “infermiere” non hanno il camice. Indossano quella che sembra essere la loro divisa ufficiale: slip e reggiseno nero.

Sono in una “jjimjilbang”, una spa tipica della Korea del sud. Loro, le signore in slip e reggiseno, si chiamano “ddemiri” e io sono qui per “seshin” ovvero quel tradizionale processo di purificazione e pulizia dei corpo che i koreani compiono almeno una volta alla settimana. Ovviamente anche a Los Angeles.

Scrub in azione!
Scrub in azione!

Per dirla all’occidentale, si tratta si uno scrub del corpo in piena regola. E anche piuttosto intenso. Quaranta minuti durante i quali la ddemiri mi spazzola con un guanto che dire ruvido è un eufemismo, mi gira su un lato e affronta le gambe, mi mette a schiena in su e toglie mezzo chilo di cellule morte, mi rigira sulla pancia e gratta via mezzo corpo.

Poi prende una mastella di acqua calda e me la butta sopra, così da levar via tutta quella orribile pelle grigia e morta che si è accumulata sul lettino rosa e che fa davvero schifo e che mi fa sentire incapace di lavarmi in modo serio.

Alla fine della tortura, la ddemiri con grande maestria mi lava i capelli con un massaggio alla testa che ricorderò e rimpiangerò per un bel pezzo.

E quando il rito è terminato, la signora in slip e reggiseno nero, la professionista dello scrub, la maga della pelle bianca e levigata delle koreane, ti saluta soddisfatta. E tu sei pronta a passare alla fase successiva: la sala del sale rosa, la sala del fango, la sala del riposo.

Nella sala del fango
Nella sala del fango

I Koreani qui ci vengono con tutta la famiglia e ci trascorrono un’intera giornata. Qualche volta anche la notte, per un rito che anche a Los Angeles non vogliono abbandonare.

In fortunati che sopravvivono allo scrub possono perdersi allegramente per Koreatown, il quartiere coreano che sta nel pieno centro di Los Angeles, fra a Eighth Street, Irolo Street e il MacArthur Park. Nonostante il nome, i residenti sono un ampio mix, metà latino e metà asiatico.

Nella sala del sale
Nella sala del sale

Furono comunque i coreani, che iniziarono a emigrare a Los Angeles negli anni ’60, a stabilirsi per primi in questa zona del Mid-Wilshire e tutto il quartiere – negozi, hotel, ristoranti – è segnato dalla loro presenza.

Oggi, Koreatown è uno dei quartieri più popolari e più densamente abitati di Los Angeles (120.000 abitanti in 2.7 miglia quadrate) e uno fra i più divertenti dal punto di vista gastronomico. Non a caso, David Chang, chef di fama mondiale e fondatore del Momofuku Restaurant Group, lo ha definito “il posto più eccitante da mangiare in America” .

Un piatto di bibimbap
Un piatto di bibimbap

D’altra parte dopo la sauna, l’idromassaggio a 40 gradi, lo scrub, le sale del sale, del fango, della meditazione e quant’altro, un buon piatto di bibimbap (un sano riso bianco con varie verdure insaporite e un uovo), è proprio quel che ci vuole.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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