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California, gennaio 2019 – Sul menu, in basso e scritto in piccolo, ti avvertono con eleganza: per favore evitare di usare i cellulari per fare foto. La privacy prima di tutto.

Nel tavolino vicino al mio una bionda starlet dalle labbra carnose e rifatte (sì, esistono ancora a West Hollywood…) fa le fusa al suo compagno di pranzo, un signore sui 70 anni (in sandali). Fra loro, comodamente seduta su una poltroncina, c’è Scarlett. No, non la Johansson, ma una splendida gatta tricolore, con tanto di guinzaglio e collare tempestato di Swaroski.

E’ l’ora del brunch di sabato al Chateau Marmont, forse il più mitico hotel di Los Angeles.

Chateau Marmont in Sunset Boulevard
Chateau Marmont in Sunset Boulevard

Siamo a West Hollywood, per l’esattezza al numero 8221 di Sunset Boulevard, a due passi da Rodeo Drive e Beverly Hills, e qui questo hotel dal 1929 si erge come perfetta copia del castello Amboise della Loira.

E’ l’hotel della vecchia e nuova Hollywood. Quello, per intenderci, che ogni giorno è circondato da determinati e pazienti curiosi (con tanto di sedia a sdraio o sgabello), in attesa di veder passare una star.

D’altra parte, loro, le star, qui sono e sono sempre state di casa.

In uno dei suoi bungalow (da 3mila dollari a notte) che circondano la piscina, nel 1982 è stato trovato morto John Belushi. Dalla finestra di una delle 63 camere più penthouswe (da 4500 dollari a notte) cadde Jim Morrison, in preda a fumi di festa, riportando solo qualche frattura. Era il 1968.

Qui, molti anni prima, erano di casa Greta Garbo e Howard Hughes.

Qui si è consumata una torrida e veloce liaison fra il regista Nicholas Ray e una bellissima Natalie Wood, allora sedicenne.

Uno dei salotti di Chateau Marmont
Uno dei salotti di Chateau Marmont

Qui nel 1930 F.Scott Fitzgerald ebbe un attacco di cuore.

Qui Billy Wilder, all’inizio della carriera, si rifugiava a scrivere. Qui, nel mitici Sessanta, i Led Zeppelin entrarono nella lobby direttamente con le loro moto.

Qui si consumò sia l’affaire fra Clark Gable e Jean Harlow che quello fra Scarlett Johanson e Benicio Del Toro, nella notte degli Oscar 2004: una botta e via…in ascensore si narra.

Qui a Chateau Marmont, fra i suoi arredi originali oggi consunti e pieni di fascino, gli Eagles hanno composto Hotel California, Warren Beatty ci lasciò bei debiti, Robert De Niro vi arrivò per bere un drink e ci rimase per due anni.

Nell’America senza plastica, con qualche macchia del tempo e monte scuciture di Chateau Marmont, le ricche signore del brunch sono in tuta da ginnastica, gli adolescenti sguaiati che brindano con champagne sono in calzoncini corti e di eleganti ci sono solo i camerieri, tutti rigorosamente ispanici, che sembrano essere stati scelti da un casting per Calvin Klein. Noblesse oblige.

Fra i numerosi hotel di Los Angels, per lo più concentrati a West Hollywood e a downtown, merita una citazione anche il Westin Bonaventura, catena Marriott.

Westin Bonaventura a Downtown
Westin Bonaventura a Downtown

Grattacielo fra i grattacieli, ottima location per un drink (neppure troppo costoso) nella sua lounge girevole al 34° piano, con vista a 360 gradi su tutta la città. Lusso americano.

Tranquilli, non si gira forte. Il movimento è quasi impercettibile ma al tempo stesso di grande effetto. Dalla hall prendete l’ascensore rosso: i primi piani salgono all’interno dell’hotel, gli altri svettano velocissimi all’esterno e si raggiunge quota 34 in pochi secondi.

Dalla lounge del Westin a Skid Row sono poche miglia. Sempre downtown, ma atmosfera da Blade Runner (peraltro ambientato a Los Angeles proprio nel 2019).

Una strada di Skid Row
Una strada di Skid Row

Dagli anni Settanta, qui c’è la più grande tendopoli della città. Migliaia di persone che si accampano per la notte e vengono fatte sloggiare la mattina.

Luogo delinquenza, spaccio e prostituzione. Cuore pulsante e più noto dei 58mila homeless di Los Angeles, il 40% afroamericani e latini, molti con patologie psichiatriche, altri tossicodipendenti irriducibili, molti malati che non possono curarsi, altrettanti disoccupati che fino a quando ce l’hanno avuta hanno dormito in auto e poi sono venuti qui. E poi disabili e veterani, arrivati a Skid Row dopo la guerra del Vietnam.

La downtown dei grattacieli è questo e quello. Los Angeles, metropoli da 13 milioni di abitanti, è questo e quello. L’America di Hollywood e dei suoi lustrini vive accanto alla morte che cammina.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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