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Cremona. C’è il dolore dello strascico delle guerre, la forza e la fatica della ricostruzione della coesione di un popolo e il valore del culto della memoria nel secondo Quaderno della Società Storica Cremonese, fresco di stampa e che è stato presentato mercoledì 13 febbraio. Il Quaderno è a cura di Mariella Morandi e Nicola Arrigoni, con la prefazione di Angela Bellardi, presidente della Società Storica Cremonese.

“Soldati e Patrioti, il culto della memoria” raccoglie i frutti di ricerche sul tema delle due Guerre Mondiali con una lettura dei fenomeni connessi slegata dai meri elenchi di date e battaglie. I due autori ci  presentano un contesto sociale esaminando l’elaborazione che del lutto venne fatta negli anni immediatamente a ridosso della conclusione del primo conflitto mondiale (o addirittura mentre le battaglie ancora si svolgevano) vuol dire affrontare un fenomeno che toccò circa 680.000 mila italiani che trovarono la morte in una guerra non scelta ma subita.

Come scrive Angela Bellardi bella prefazione: in realtà una storia di quanto la Comunità cremonese (e non solo) mise in atto, in periodi storici completamente differenti, e con motivazioni altrettanto lontane, per elaborare un lutto causato da guerre che avevano prodotto sconvolgimenti e perdite di vite umane.

La ricerca e la restituzione dei risultati che ce ne danno i due autori, Mariella Morandi e Nicola Arrigoni, possono sembrare slegate ma in realtà sono intimamente collegate seppure con esiti diversi. Un fenomeno che, se venne dapprima elaborato dalle varie associazioni di reduci che nel frattempo si erano costituite, la politica utilizzò poi a piene mani per la propria propaganda. Per mantenere sempre vivo il ricordo delle migliaia di soldati periti vennero eretti monumenti a loro dedicati, segno perennemente visibile a ricordare appunto il sacrificio.

Ed è proprio all’esame di questi segni che si è dedicata Mariella Morandi nel suo saggio in cui racconta e illustra i vari monumenti ai Caduti del territorio cremonese (considerati ora patrimonio artistico e culturale, benché alcuni versino in precarie condizioni). Ben diverso è invece l’esame del tema che fa Nicola Arrigoni poiché dopo il secondo conflitto mondiale non vi erano poveri soldati contadini da ricordare come vittime sacrificali, bensì era necessario ricordare, attraverso le manifestazioni che subito vengono organizzate, e che trovano attuazione nella “Festa del 25 aprile”, il lutto generato dalle lotte per riportare nella nazione “i valori di libertà e democrazia”.

Manifestazioni che, come sottolinea Arrigoni, hanno faticato a unire in un momento comunitario tutte quelle forze che da posizioni diverse avevano appunto contribuito alla costruzione di una nuova nazione. Non un clima di pietismo (come aveva caratterizzato le commemorazioni dei soldati del primo conflitto) ma “intorno alla Festa della Liberazione” si assiste “alla costruzione del cordoglio, ma anche le polemiche, il confronto fra gli schieramenti politici e fra le diverse anime resistenziali”.

Il progetto di ricerca e la presente pubblicazione hanno potuto vedere la luce grazie all’accoglimento da parte del Comune di Cremona in ‘Cultura Partecipata’, che ancora una volta ha voluto sostenere le attività della Società Storica Cremonese. Un sostegno importante come sempre anche da Cassa Padana.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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