Il bello del mio paese” è conosciuto a Sommacampagna (Verona). Più di uno slogan allusivo, tale espressione ha definito la natura di una manifestazione funzionale a promuovere di questa storica località veronese un rapporto di consapevolezza fra i suoi più giovani abitanti e le peculiarità da loro stessi liberamente osservate in uno stretto nesso con quelle caratteristiche che nel luogo risultano tipicamente comprese.

Si tratta della testualmente promossa “Mostra diffusa a cura delle bambine e dei bambini del Comune di Sommacampagna” il che vuol dire, nello stesso territorio, anche Custoza, centro assurto dalla storia a teatro di scontro delle battaglie risorgimentali ivi avvenute sia nel 1848 che nel 1866, con esito analogo, concretizzatosi nella vittoria, cioè, delle truppe asburgiche, emanazione dell’amministrazione da tempo legittimata sul posto, sullo schieramento avversario di “Casa Savoia”, al di là di quei termini oltrepassati nel perseguimento di altri confini.

I disegni dei bambini pare non abbiano questi accenti di guerra. Anche se la pubblica premiazione dei loro lavori è avvenuta a “Villa Venier”, pure facente parte del retaggio risorgimentale della zona, per esser stati i proprietari di questo immobile signorile di allora ostili agli austriaci, al punto da attirarsi le ripercussioni di tale contrapposizione, le più giovani leve di tale località, entrata nei libri di storia per un capitolo delle vicende protese verso una unità nazionale, sembra non ingiungano al fruitore delle loro opere alcuna reminiscenza bellica.

Le si possono ammirare nella riproduzione che di esse il Comune si è prodigato di disporre per il tramite dell’erezione di sei totem, quali appariscenti installazioni verticali collocate all’aperto di altrettante pubbliche contestualizzazioni della medesima località, dove, nella libera creatività dei loro autori, sfoggiano tratti e colori propri della leggiadra visione di una coinvolgente spontaneità diretta a dare risalto ad una speculare iterazione con il territorio in questione.

L’iniziativa ha traccia anche nella versione editoriale di un apposito opuscolo, realizzato a catalogo dei vari lavori compiuti in tale propositiva contingenza educativa, riuscita nel risultato raggiunto, nonostante gli effetti della nota pandemia, cioè, con tutto un periodo di scuole chiuse e con il distanziarsi della tradizionale impronta formativa in una singolare diluizione di tempo, lungo lo strascico di un rimandare in avanti la ripresa della consueta attività scolastica, in una condivisa ed ammessa soluzione collettiva.

Fra queste pagine, fra l’altro, si legge cheDalle scuole, alle piazze, ai parchi gioco, agli impianti sportivi, a Villa Venier e all’Ossario: il bello del nostro paese, attraverso gli occhi dei nostri ragazzi. Nel periodo in cui i cittadini sono rimasti a casa per l’emergenza sanitaria, è stato indetto un concorso rivolto a bambini e ragazzi, invitandoli a raccontare, con l’aiuto dei familiari , ciò che più amano del loro paese. L’obiettivo era quello di sviluppare l’osservazione e il legami al paese in cui si vive, la creatività e la cooperazione, in un momento storico in cui è stato chiesto il grande sacrificio di rinunciare a momenti di socialità”.

A presidio di tali intenzioni, svettano, ad altezza d’uomo, le diverse installazioni tridimensionali recanti le riproduzione di tali disegni, quali creative modalità figurative di un fantasioso e concettuale arredo urbano, capace di fare presenziare uno spiraglio di profondità nella dimensione sfuggente di un punto di passaggio dove, ora, potersi, invece, anche soffermare per le indicazioni narranti di una composita ispirazione contraddistinguente, somma di carismi compositivi, già all’evidenza, delineatisi in questa corale proposta che è risultata a loro pertinente.

Piazza della Repubblica, la zona degli impianti sportivi, il parco di “Villa Venier”, il parco degli Alpini, il parco del centro sociale della frazione di Caselle ed il parco di Piazza Nuova della frazione di Custoza, rispecchiano la dislocazione corrispondente a questo dispiegamento che si profila nel taglio innovativo di una concreta risultanza effettivamente permanente.

Se, con il disegno di Jack Junior Patuzzo, alunno della scuola primaria, Custoza è citata anche nella trascrizione toponomastica con tanto di esplicitazione degli aspetti caratteristici sia dell’uva che del vino omonimo, oltre che della resa figurativa della nota struttura monumentale dell’Ossario, presente anche nel manufatto di Lorenzo Difino, alunno frequentante la stessa sede d’apprendimento, alcune digressioni, rispetto ad un’ambientazione tematica esclusiva dedicata alla zona, sembra avvengano con Alberto Marchio, pure della scuola dell’infanzia, che, come, per altro, si evince dalla visione della sua opera, non a caso titola il proprio lavoro con “Il mare della mia Calabria”, mentre, esponenti, anch’essi dello stesso istituto scolastico locale, Ginevra Modenese, Noemi Sambugaro, Emma Basone, Danil Agheorghiesi e Matteo Giolo, come pure Vittoria e Matilde Comerlati, analogamente a Giovanni e Annaluna Righetti, si sono, invece, prodigati a dare espressione al motto d’esortazione rivolto alla speranza, legata al periodo accennato, di “Andrà tutto bene”.

Fra le diverse opere dove sono raffigurate alcune vedute interpretate in riferimento alle caratteristiche del posto, c’è chi, sorprendentemente, ha pensato, invece, alla biblioteca, con tanto di dovizia di libri, utenti e scaffali, nel caso di Chiara Marastoni, mentre un’eco patriottica si inebria nei tratti grafici e nella scelta cromatica di Alessio e di Thomas Bigagnoli, con “Un Arcobaleno per l’Italia”, pari traccia seguita da Leonardo Spinella con “Uniti per l’Italia”, similmente ad un appello ad altro genere di declinazione, alla coesione ed all’inclusione, che traspare da “Uniti per proteggerci” di Margot Spinella, in assonanza, a “L’arcobaleno dell’amicizia” di Kate Trivellin.