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C’è Leonardo da Vinci e c’è “la Maddalena”. A Soncino (Cremona), tali figure si posizionano rispettivamente nel ruolo differente che è consegnato loro dalla storia nel suggestivo ambito di questa località dall’antico maniero.

E’ risaputo che l’eclettico autore del “Cenacolo” abbia sostato nella nota località cremonese, con il castello, all’epoca, ancora di recente costruzione, essendo che tale turrita fortificazione pare sia stata ultimata fra il 1473 ed il 1475, ed il gravitare leonardesco in loco sia, analogamente, avvenuto nel periodo non meglio identificato in prossimità dell’avvicendarsi fra i due secoli, attraverso i quali l’esistenza stessa di quest’insigne artista si era sviluppata, interessando località ed incombenze al servizio di autorità diverse.

In questo stesso territorio, la costruzione della chiesa dedicata a “Santa Maria delle Grazie”, storicamente collegata da un passaggio sotterraneo con la rocca stessa, pare sia avvenuta in una lenta progressione, intercorrente dalla posa della sua prima pietra nel 1501 e la consacrazione ivi ufficializzata nel 1528, dando conseguentemente spiraglio al tempo perché, Leonardo da Vinci abbia forse potuto fisicamente sincerarsi anche del progetto in atto di questo importante edificio di culto, contraddistinguente la località da lui visitata dove, appunto, in vista ravvicinata al castello, si situa tale chiesa mariana, diffusamente interessata dal pregio pittorico di molte opere devozionali coeve alla sua stessa realizzazione, nel corso della quale è stata minuziosamente affrescata.

Aleggia, pure intorno a questo ed a quell’immobile, la figura dell’imperatore Carlo V che aveva poi infeudato la zona ad un esponente locale della famiglia Stampa che si aggiudicava il marchesato, nel contesto del ducato di Milano, non più sforzesco, ma parte di quel vasto impero, proporzionato ai domini spagnoli dai contorni più lontani e disparati, dove appunto “non tramontava mai il sole”.

Tra gli affreschi presenti in questa chiesa, una parte importante, ce l’ha santa Maria Maddalena, così al centro anche dell’intercorso retaggio ormai aderente agli studi su Leonardo da Vinci, per via dell’implicanze esoteriche afferenti la figura di questa remota seguace del Cristo, verso la quale, ad esempio, l’eresia Catara attribuiva pure un’intimità fisica con il suo stesso maestro.

Di riflesso a quanto si vagheggia nel famoso affresco del “Cenacolo” di Milano, in cui, al posto di san Giovanni Evangelista, la si intende vedere nella sua lunga chioma, una determinante pervadenza, riflessa su tutta una cappella di questa chiesa, si riconduce a Maria Maddalena, con tanto di una cavità aperta al limite del fondo della parete, entro la quale si accede per i gradini che si concentrano nello spazio esiguo di un pavimento più basso, senza apparente utilizzo, quasi preludesse ad un accesso oltre il muro che appare, invece, del tutto chiuso, anche con la rappresentazione pittorica, al suo impatto, di una Madonna con il Bambino che, al punto, ne raccoglie l’insieme.

Nell’alta lunetta attorno alla volta di questa cappella, trionfa l’estasi della santa, caratteristicamente contornata, su tutto il corpo, da un copioso cascame di capelli, mediante quell’eccezionale sua manifestazione che, alla abbondante e generosa capigliatura, le reca un significativo elemento costitutivo particolare, nell’esternazione di una identificativa natura.

Vestita dai soli suoi fulvi capelli, appare pittoricamente sospesa nello sfondo celeste, grazie ad un paio di angeli che le sorreggono i piedi, stando, uno, alla sua estremità destra e, l’altro, a quella di sinistra, secondo un raro privilegio iconografico, dove tali esponenti della milizia angelica esercitano un chiaro effetto di avvalorante accredito, dimostrato in omaggio alla giovane figura femminile ivi celebrata.

La santa, a mani giunte, è pure artisticamente rappresentata in un’efficace aura di luce intensa, entro un deciso bagliore ardente ed esorbitante tutto intorno alla sua sagoma, forte pure di quest’ulteriore indizio celebrativo, a voluta ed a convinta esaltazione di una rimarcata attenzione agiografica che le risulta pertinente.

Una soluzione cosmica, quasi si fosse nel pure vicino rappresentato “Giudizio Universale” della controfacciata di questa stessa chiesa, a navata unica, che, anche grazie a questa sua ariosa e totalizzante apertura, ne consente, ovunque dall’interno, l’ulteriore libera visibilità prospettica.

Tale affresco si staglia nella molteplicità di svelati accenti risolutivi dove l’Onnipotente, signore della storia, pare non esprimere mezze misure, secondo gli aspetti figurativi che ne narrano la sintesi catartica della fine dei tempi durante i quali, come calendarezzabili nella vita di ognuno, tali estreme evenienze si calano nella fattispecie dimensionale espressa a celebrazione della destinazione di una data spettanza, espressa a misura della valutazione divina di fatto esercitata.

Anche ai “più eminenti” personaggi, santi conclamati e popolarmente ricorrenti, pare che a nessuno, tra i buoni, non tormentati, quest’ultimi altri, invece, come risultano puniti dai supplizi cruenti di una sorta di inferno dantesco, sia toccato, alla sezione del Paradiso dell’affresco, lo stare in un ogivale riverbero di luce consistente, se non il Cristo stesso, come quello, dove ancor più, Maria Maddalena si esplica, fra i più alti esponenti della corte celeste, osservando lei dall’alto, quanto è insistente in un basso transeunte, con il capo leggermente chino, in una posizione remissiva e devota, ripercorrendo, un poco, la resa pittorica dell’affido misterioso interpretato dall’ermetica figura alla destra del Cristo, nell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.