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Microplastiche e rifiuti abbandonati non risparmiano neanche i fiumi italiani.

A denunciare il loro stato di salute è Legambiente che alla vigilia del Big Jump 2021, che si è tenuto l’11 luglio,  il tuffo-denuncia che l’associazione ambientalista organizza in Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla qualità delle acque, per il recupero della balneabilità nei grandi corsi d’acqua e per tutelare la salubrità dei fiumi.

Per l’occasione sono stati presentati i risultati del primo monitoraggio a livello nazionale delle microplastiche nei fiumi (in collaborazione con Enea) nell’ambito del progetto Zero plastica in mare realizzato in collaborazione con Bnl Gruppo Bnp Paribas, e dei rifiuti lungo le sponde (prima edizione) – effettuati rispettivamente su quattro e sette fiumi, per un totale di 11 corsi d’acqua monitorati.

Osservati speciali per la presenza di microplastiche sono stati il Volturno, in Campania, il Tevere nel tratto laziale, il Lambro in Lombardia e l’Isonzo in Friuli-Venezia Giulia.

Il Tevere è quello che presenta una densità di microparticelle maggiore. Oltre alla questione microplastiche, preoccupa anche lo stato di salute di altri sette fiumi monitorati sempre da Legambiente: del Picentino (in Campania), del Po e del Panaro (in Emilia Romagna), del Noncello e del Tagliamento (in Friuli Venezia Giulia), del Tevere (sponda laziale e umbra) e dell’Esino (nella Marche).

Qui su un’area campionata totale di circa 27600 mq sono stati trovati 5892 rifiuti, con una media di 589 rifiuti ogni 100 metri lineari e ancora una volta la plastica (76%) si conferma il materiale più trovato seguita, a lunga distanza, da vetro/ceramica (6%), metallo (6%), carta/cartone (5,8%), tessili (3,8%), gomma (1,1%).

Il restante 1,1% è costituito da legno trattato, materiale Covid, oggetti in materiali misti, prodotti chimici/sintetici, bioplastiche, rifiuti da cibo. Nella top five dei rifiuti più trovati: le salviettine umidificate in Tnt (17%), i frammenti di plastica (14%), seguiti da quelli in polistirolo (10%), da mozziconi di sigarette (9%) e per finire bottiglie e contenitori per bevande in plastica (6%).

Salviette umidificate, mozziconi e bottiglie e contenitori per bevande sono tra i rifiuti che rientrano nella Direttiva Sup e dunque saranno presto sottoposti alle misure individuate dalla nuova norma.

“I dati che emergono dai nostri monitoraggi – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – ci dimostrano ancora una volta l’importanza e l’urgenza di tenere alta l’attenzione anche sui fiumi e sui corsi d’acqua, su cui pesa sempre di più anche il problema dell’inquinamento da microplastiche e dei rifiuti abbandonati lungo le sponde”.