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Vescovato (Cremona) – Si è ufficialmente aperta, al termine del convegno “Il profilo profetico di don Luisito Bianchi” tenutosi lo scorso 4 maggio presso Cascina Moreni a Cremona, la sottoscrizione per la conclusione dei lavori di Casa Doreàn di Vescovato. Il convegno, coordinato dal direttore del quotidiano La Provincia Marco Bencivenga e introdotto da Angelo Baronio, coordinatore scientifico di Fondazione Dominato Leonense, ha avuto l’obiettivo di provare a tratteggiare la figura di don Luisito Bianchi e illustrare l’impegno di Fondazione Dominato Leonense e Cassa Padana nella realizzazione del centro culturale a lui intitolato: “Casa Doreàn”.

A don Luigi Maria Epicoco, giovane teologo, scrittore e docente di filosofia alla Pontificia Università Lateranense il compito di delineare le caratteristiche della figura di Don Luisito, “eccezionale ma non catalogabile”.

Di lui dicono che fu prete, poeta, teologo, lavoratore, ma tutte queste categorie non racchiudono il mistero di quest’uomo profondamente originale. Viviamo in un tempo in cui per essere accettati dobbiamo sempre assomigliare e muoverci dentro confini precisi mentre lui ha abitato il confine, la periferia.

La storia della chiesa e di tutta l’umanità è fatta da persone così. Don Luisito è un mistero: c’è in lui qualcosa che sfugge sempre. È un originale, un uomo la cui vita è destabilizzante, messa come pietra di inciampo perché susciti domande in tutti noi ancora oggi. C’è però un rischio: quando incontriamo persone così tendiamo a odiarle o a canonizzarle, senza ricordare che certe contraddizioni sono proprie del carattere. Perché quando la grazia di Dio entra in una persona la lascia profondamente se stessa. Come il roveto ardente: brucia ma non consuma le radici. E lui è stato bruciato e toccato da qualcosa più grande di lui che lo ha reso più se stesso”.

Don Luigi, in particolare, ha illustrato con grande entusiasmo il senso profondo di “profezia” e “gratuità”, due elementi che hanno caratterizzato la vita di Luisito.

Don Luisito era un profeta perché vedeva l’essenziale. Vedeva cioè quello che è sempre valido e sempre vero, aldilà dei condizionamenti. Il Vangelo del resto è sempre fuori moda, non sposa la logica del mondo e per questo è profetico e fastidioso. Ma quando uno trova l’essenziale non ha più paura e non esiste più destra o sinistra perché tutto è fisso lì. Noi abbiamo bisogno di profeti che ci ricordino che cosa è essenziale, che ci aiutino a fissare lo sguardo su ciò che non passa.

Altro punto fondamentale del pensiero di Don Luisito è la gratuità: un amore che accade senza motivo, come Cristo ha amato e ama l’uomo sempre. Senza merito e senza interesse. Don Luisito aveva capito che la gratuità è amare senza pretesa, e questo vale anche nell’amicizia. Nella gratuità c’è il riflesso di un Dio che non è impaurito da chi non lo conosce. Noi dobbiamo diventare riflesso di un amore così”.

L’incontro è poi proseguito con gli interventi di Massimo Tedeschi, saggista e giornalista del Corriere della Sera, e Franco Aliprandi, segretario di Fondazione Dominato Leonense. Tedeschi si è soffermato su “La messa dell’uomo disarmato”, romanzo sulla Resistenza e l’opera più conosciuta di Luisito Bianchi: “tutta la vicenda narrata del sacerdote cremonese si è mossa nel solco di una continua ricerca di senso, senza però alcun influenza ideologica” ha sottolineato Tedeschi.

Tre sono le parole chiave attorno a cui ruota il romanzo: la Parola, i morti e la memoria. “Questo è un grande libro di spiritualità, in fondo. Come dimostrano le righe straordinarie in cui descrive la fine del fascismo: il soffio della storia che vedeva cadere gli idoli, ma quel soffio era Dio”.

I lavori sono stati chiusi da Franco Aliprandi, segretario di Fondazione Dominato Leonense, che ha presentato il grande lavoro di catalogazione dell’enorme patrimonio documentale di don Luisito (musica, scritti, le “Omelie vagabonde” e le “Favolette morali”) ed illustrato il progetto Casa Doreàn.

Dopo la donazione della casa natale di Luisito Bianchi e la costituzione del Fondo Luisito Bianchi, comitato costituitosi nel 2013, Fondazione Dominato Leonense sta portando avanti la ristrutturazione dello stabile per trasformarla in Casa Doreàn, casa della gratuità: sarà un luogo in cui troverà spazio l’immensa testimonianza umana e letteraria di Luisito Bianchi e custodirà tutto il patrimonio librario, epistolare, letterario e musicale del sacerdote cremonese.

Al convegno hanno partecipato anche la nipote di don Luisito, Licia Rivoltini, Vittorio Biemmi (presidente di Cassa Padana), Natalino Stringhini (vice-presidente nazionale Acli) e Davide Viola (presidente della Provincia di Cremona) ed il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti.

Nell’occasione è stata aperta la Sottoscrizione Casa Doreàn: chiunque lo vorrà potrà sostenere il progetto in memoria di Luisito Bianchi devolvendo un contributo attraverso un conto corrente intestato a Fondazione Dominato Leonense con codice IBAN IT84X0834054630000000019000.

Come ha sottolineato don Luigi Epicoco in apertura al convegno, “noi oggi dobbiamo non solo riconoscere la luce di don Luisito, ma metterla in alto per far sì che la sua luce sia condivisa con gli altri. Perché la figura di Luisito ha ancora moltissimo da dire”, ha concluso.

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Marco Sacchi
Bresciano di origine e residenza, frequenta l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza dove si specializza in Economia aziendale. Dal 2011 in forza presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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