Storie e leggende della Valle Trompia

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    Ne 1947 il premio Nobel per la letteratura André Gide chiese allo scrittore autodidatta Jan Giono che cosa fosse per lui un narratore: è un narratore orale, uno di quei narratori del Nord Africa che si fermano all’angolo di una strada, raccontano una storia e, se sono stati bravi, ricevono una moneta da chi si è fermato ad ascoltarli.

    Gide aveva commentato: “Io sarei morto di fame”.

    Nella raccolta delle fonti orali una delle parti più ardue e difficoltose consiste appunto nella ricerca di testimonianze relative a un determinato fatto sia esso di carattere storico o puramente culturale.

    La raccolta di storie e leggende che per secoli hanno costituito il folklore narrativo della gente della Valle Trompia è solo una delle tante sfaccettature appartenenti all’universo di tradizioni popolari che ci permettono di ricostruire le radici del nostro passato.

    Il libro Madóra che póra! Storie e leggende della Valle Trompia, curato da Giovanni Raza e richiedibile presso Valtrompia Storica, ne raccoglie molte di queste storie.

    Eccone alcune.

    Leggende / Le lavandaie fantasma

    La valle Trobiolo era percorsa da una strada impiegata per il collegamento dei vicini paesi ai mulini sul fondovalle, infatti un antico ponte in pietra, ora scomparso, consentiva di attraversare il torrente Gombiera.

    La cascina delle due signore

    Nella zona del monte Guglielmo sullo spartiacque tra la località Pontogna e la malga Stalletti Bassi all’altitudine di 1.727 metri slm, troviamo una cima chiamata “Corna delle due signore”.

    Il cavaliere di fuoco

    Fra i Comuni di Marmentino e di Navono esisteva da lungo tempo una controversia riguardante i confini del territorio. Infatti il Sindaco di Marmentino affermava che il terreno di una certa località fosse di proprietà del suo Comune.

    L’apparizione della madonna della misericordia

    Maria Amadini viveva in una povera casupola al centro del paese di Bovegno, insieme al fratellino e al padre infermo.

    L’òm dè la löm

    Avevo uno zio che da anni lavorava a Pezzaze presso la miniera Stese che spesso raccontava delle apparizioni nelle gallerie di quella miniera di un omino dalla lunga barba e dal lungo tabarro, che si poteva intravedere nei cunicoli.

    La gamba d’oro

    C’era una volta una madre che aveva tre figlie molto cattive e litigiose. Un giorno, mentre falciava il fieno, la donna si amputò di netto una gamba con la falce, decidendo poi, di sostituirla con una gamba tutta d’oro.
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