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Poco meno di cento pagine illustrate per divulgare un’articolata progettazione, funzionale a documentare, con il corrispondente passato, quella progressiva dinamica gestionale che apre, al futuro della maggiore azienda ospedaliera bresciana, la proiezione dei servizi primari esorbitanti una mera afferenza territoriale, imponendosi nella notevole stazza di un ente a qualificata caratura professionale, nell’eccellenza sanitaria dispiegata in una mole esponenziale.

Il libro, stampato dalle “Industrie Grafiche Stilgraf di Castenedolo, ha come titolo quell’enunciazione che ne rivela l’edificante ispirazione, attenta al tempo in evoluzione, dettagliandosi nell’espressione “Spedali Civili, il futuro è oggi”, a sua volta accompagnata dall’allusiva precisazione che trattasi di “Un viaggio lungo il cantiere del Project finance destinato a cambiare il “cuore” dell’Ospedale bresciano”.

La pubblicazione è pratico strumento di informazione per fare il punto di una perdurante programmazione che, a livello strutturale, riguarda, nelle ramificate architetture ospedaliere, le sedi degli investimenti qualitativi ai quali si riconduce idealmente sia la realtà del nosocomio cittadino, nella sua attuale sede. innalzata nella prima metà del Novecento, con la realizzazione del suo originario assetto costitutivo, che il successivo compenetrarsi strutturale attuativo di una razionalizzazione di risorse ospedaliere, distribuite in un diluito circuito aziendale connettivo.

Si tratta di un apparato strutturale e logistico, organizzato secondo rispettive specialità di intervento, che presuppone, nel suo composito insieme, pure mirate professionalità certificate di riferimento, come, fra l’altro, precisa il dr. Ezio Belleri, Direttore Generale dell’azienda ospedaliera in questione (www.spedalicivili.brescia.it), fra le sue considerazioni condivise ad inizio del libro, in cui scrive che “La logica conclusione di un percorso difficile e complesso, come quello raccontato in questo volume, non può che condurre ad un sentito e sincero ringraziamento da rivolgere a tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito a modernizzare ed umanizzare l’erogazione delle attività di diagnosi e cura dell’Azienda Ospedaliera Spedali Civili, dato che, al di là di ogni forma retorica, qualsiasi struttura ospedaliera, per poter essere tale, non potrà mai prescindere dal vitale ed insostituibile apporto delle donne e degli uomini che, giorno dopo giorno, con passione, fatica e dedizione, ne scandiscono l’esistenza”.

Ezio Belleri
Ezio Belleri

Nella dimensione della storia, circonstanziata nella comunitarietà di vicissitudini tradotte nelle risoluzioni connesse alle necessità del più disparato genere d’utenza, l’importante realtà ospedaliera scorre fluidamente, attraverso interessanti contenuti di sostanza, nelle pagine monografiche del volume, introdotte dai pronunciamenti istituzionali, fra gli altri, del presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, in un’edizione monografica che mette in consequenziale evidenza le fasi costitutive della lontana fondazione, accompagnate dal successivo evolversi dell’istituzione sanitaria nell’ambito delle contemporanee scelte di gestione, come, ancora, fra l’altro, illustra al lettore, il direttore generale dr. Ezio Belleri, specificando quanto “tutto ciò conduce nella direzione del miglioramento nella qualità delle prestazioni sanitarie erogate siano esse in regime di ricovero, oppure, ambulatoriali, in relazione all’assunto che disporre di spazi adeguati, sale operatorie moderne, tecnologie avanzate, logistica funzionale, contribuisca in termini significativi ad innalzare il livello qualitativo dell’attività sanitaria”.

Il libro non elude la storia più antica del maggior ospedale di Brescia, particolareggiando le tracce più remote del suo passato, quando era a stretto ridosso del centro storico cittadino, pari ad un plurisecolare trascorso insito nell’ubicazione adottata fra il Quattrocento e l’Ottocento, fino al trasferimento negli ambienti dell’ex convento domenicano, da dove, a sua volta, ha mosso, sull’onda di un apposito progetto di un’ingente consistenza secondo una razionale modernità, parametrata al periodo di numerose opere importanti per la medesima città, nella sede attuale, contraddistinta, nel suo nucleo fondante, da una pianta che si estrinseca a modello di “fiocco di neve”, utilmente rapportabile, nel relativo impianto ad anello, delimitato da corpi di fabbrica alti sei piani, ad un tipo di assetto architettonico “snowflake”.

Da allora, con in mezzo opere, nel frattempo, realizzatesi nell’intento di integrarle alle già esistenti strutture, ispirate alle finalità del nosocomio, nel quadro delle aggiornate necessità sperimentate lungo l’evolversi delle risultanze sociali e scientifiche afferenti la sanità, come, fra le altre, l’edificazione del vicino policlinico, cosiddetto “Satellite”, oggi la progettualità risiede, per quanto riferito da questa interessante pubblicazione, nella ristrutturazione e nella riqualificazione degli ambienti dell’azienda ospedaliera, nel contesto di una finanza di progetto, meglio conosciuta nell’accezione inglese di “project financing”, mediante la quale, la concessione della gestione di alcuni servizi correlati agli interventi realizzati, va a soddisfare l’impegno economico per l’attuazione di quanto previsto nel progetto strutturale stesso.

A proposito di tale forma di finanziamento, fra il settore pubblico ed il privato, di una serie di opere, circa le quali anche le prerogative di questo nosocomio cittadino intersecano un composito obiettivo da poter mettere a consuntivo, l’assessore alla Salute lombardo, Mario Mantovani, spiega, nel suo contributo, espresso fra le varie parti del libro, che “dopo essere stato utilizzato nel settore dei servizi (autostrade e parcheggi), il Project financing negli ultimi anni ha trovato un ambito di applicazione anche nel finanziamento di opere in ambito sanitario. Regione Lombardia ha utilizzato questa forma di cooperazione tra autorità pubbliche e mondo delle imprese private, anche con un particolare riguardo all’ambito sanitario. Il Project financing garantisce infatti un minor impatto sul bilancio pubblico in termini di risorse per gli investimenti, assicurando altresì una maggior efficienza nella fase di progettazione, realizzazione e gestione dell’opera”.

In questa sinergica formula propositiva, si colloca fattivamente il “Consorzio Futura”, il presidente della quale, Ascanio Trentini, ne specifica il ruolo, attraverso il suo intervento, pure pubblicato nel volume, dedicato a quanto vi converge nel tema ospedaliero bresciano in evoluzione, che, nella successione di sei capitoli, è sviluppato nei testi di Giuseppe Spatola “estratti dalla relazione tecnica e storico – artistica degli Spedali Civili”, con la collaborazione di Alessandra Magri e Silvia Mentasti, contestualmente alle fotografie dell’ente stesso e di Rolando Giambelli: “L’analisi delle componenti finanziarie del progetto è fondamentale e determinante per contribuire a contenere i margini di rischio. Futura è la prima di queste dimensioni con la funzione di garantire l’autonomia giuridica ed economica dell’investimento dalle altre attività delle società partecipanti: è il contenitore nel quale confluiscono i diritti e gli obblighi del contratto di concessione e dove alloggiano l’insieme dei contratti di progetto e di finanziamento”.

SpedaliCivili_libroLa presentazione di schematiche sezioni illustrate del progetto tecnico riscontra nel libro la puntuale trattazione di interventi che “consistono sia nella realizzazione di nuovi volumi sia nella ristrutturazione di volumi esistenti. Il programma di sviluppo lavori era previsto per la durata di anni cinque e sei mesi. Le opere riguardano: la demolizione di edifici esistenti (cucina adiacente il Policlinico Satellite); la costruzione di nuovi edifici (nuovo monoblocco “D” e nuovi percorsi di collegamento tra Satellite e ospedale bordoniano (dal nome dell’ing. Angelo Bordoni), ampliamento del corpo centrale del padiglione “A”, nuovi corpi aggiunti al padiglione “C” con rifacimento delle coperture per la realizzazione di nuovi volumi tecnici); la ristrutturazione completa del padiglione “C”, della parte centrale dei piani terra, 3,4,5 e 6 del padiglione “A”, del piano sesto, ala ovest del padiglione “A”.

Se, nella rosa dei lavori conclusi e, fra gli altri, ancora, invece, in corso, per la sede degli Spedali Civili di Brescia, la terminologia operativa, a riferimento anche quotidiano d’una tentacolare struttura, si avvale dei termini evocativi dei rispettivi “padiglioni”, per il presidio ospedaliero di Montichiari, dal 1998 afferente l’azienda ospedaliera del nosocomio cittadino in questione, il libro pone, invece, l’attenzione su altre realtà pure oggetto di una sollecita attenzione, per quanto concerne la ristrutturazione del primo piano (ala est) e terzo (ala est e ovest), con una particolare considerazione ad “opere interne finalizzate a conseguire lo standard atteso dalla normativa vigente per le unità di degenza, sia in riferimento alla singola cellula di degenza che ai locali di supporto (studi medici, servizi igienici, depositi, spogliatoi ecc…)”.

Come ancora documenta il libro, realizzato su progetto grafico di “Edizioni12 srl”, per gli adeguamenti previsti dalla normativa vigente, sono attesi a Brescia interventi analoghi in una porzione della parte originaria degli Spedali Civili, nella effettiva prospettiva di valorizzare l’ambito ospedaliero con un nuovo poliambulatorio ad uso pure, in alcuni suoi spazi, dell’Ospedale dei Bambini, secondo una funzionale visione presentata dal direttore generale, dr. Ezio Belleri, nel fatto che “gli interventi strutturali renderanno possibile la ridistribuzione spaziale delle attività e la revisione del modello organizzativo, orientato alla condivisione ed alla migliore efficienza di impiego delle risorse umane, nell’ottica della qualificazione e nel miglioramento delle attività assistenziali”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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