Senza una dotazione di fondi adeguati il Servizio Civile Universale andrà in crisi già nel 2021. E’ la denuncia (ma anche un appello) di 127 enti pubblici e del privato sociale, che hanno scritto una lettera aperta al Governo.

Il “passaggio decisivo” per gli enti è la presentazione entro il 20 ottobre al Parlamento della Legge di Bilancio: allo stato attuale risultano stanziati dall’ultima Legge di Stabilità 99 milioni di euro per il 2021 e 104 per il 2022, cifre con cui gli avvii precipiterebbero dai 53mila del 2018 ai 18mila del 2021.

Serve una scelta politica del Governo, che superi le scelte dei Governi precedenti di contare su rincorse a fondi aggiuntivi in corso d’anno, peraltro arrivati con il contagocce e in misura comunque insufficiente. – scrivono al governo – Una dotazione di 300 milioni annui per il triennio 2021-2023 permetterebbe di attuare la Programmazione Triennale, definita con il Decreto del 4 Novembre 2019 del Ministro Spadafora, adeguandola alle mutate esigenze e situazioni dei vari territori del nostro Paese, con una ripresa di servizio anche all’estero, inclusa una valutazione su alcune parti della riforma votata dal Parlamento nel 2016”.

Nei tre anni trascorsi, ricordano gli enti, sono state più di 188 mila le domande non accolte per assenza di posti di impiego. Dare un adeguata stabilità economica al Servizio civile universale “sosterrebbe le organizzazioni di Terzo Settore e gli enti pubblici nella realizzazione delle loro attività verso i cittadini”. Ma soprattutto sarebbe un generatore di persone formate all’impegno e alla partecipazione in una fase in cui il tessuto sociale è sempre più lacerato”.