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Mettete più di venti donne a stretto contatto per svariate ore tre giorni di fila. Alcune si conoscono, altre si vedono per la prima volta. Per alcune l’occasione è ghiotta per mostrare gli scialli autoprodotti con l’immancabile punto croce e tentare l’affare, mentre altre sorseggiano tranquille thé con salvia davanti ad una gustosa sigaretta. Fumo, chiacchiericcio, briciole di brioche sono il benvenuto quotidiano di questo ritorno a Ramallah e a Nablus.

A distanza di un anno dalle cinque settimane in cui avevamo valutato una ad una le undici associazioni cooperative di risparmio e credito di Ucasc, il programma Start Up Palestine della Cooperazione Italiana a Gerusalemme è entrato ancora di più nel vivo. Nato con una programmazione triennale e l’ambizione di contribuire a ridurre i livelli di disoccupazione in Palestina e sostenere la generazione di reddito, con un focus particolare sul lavoro giovanile e femminile, il programma ha da tempo individuato nelle cooperative di risparmio e credito di Ucasc una realtà a prevalenza femminile da valorizzare soprattutto per il suo enorme portato di emancipazione, frutto dell’accesso al credito.

Durante la valutazione dell’anno scorso le donne delle cooperative avevano fatto emergere delle esigenze formative che quest’anno lo Start Up Palestine ha cercato di soddisfare con training ad hoc per le persone che all’interno delle associazioni ricoprono i ruoli fondamentali: coordinatrici, tesoriere, membri dei consigli di amministrazione e dei comitati di vigilanza. I primi due training, uno a Ramallah con le cooperative di Gerusalemme, Hebron, Jericho, Ramallah, Betlemme e Salfit, l’altro a Nablus con le associazioni di Jenin, Tulkarem, Nablus, Toubas e Qalqilya, sono stati un po’ un banco di prova. Le metodologie adottate per  spiegare temi quali la gestione del portafoglio crediti e del rischio di mancato pagamento, i compiti e le responsabilità del management, i controlli sono state soprattutto attive, ma dovevamo capire quanto potevano essere efficaci visto che le donne parlano una lingua che noi non comprendiamo, l’arabo. E in effetti la questione linguistica è stata forse lo scoglio maggiore da superare, tanto che, per difficoltà legate a contenuti e termini tecnici durante la formazione a Ramallah, il secondo training di Nablus è stato fatto direttamente in inglese, con la gentile traduzione in arabo della direttrice di Ucasc, Randa Abed Rabbo Zein.

La partecipazione è stata alta, così come l’interesse soprattutto per temi legati alla mora e al suo impatto sulla liquidità delle associazioni cooperative, che abbiamo cercato di analizzare attraverso la gestione simulata di una cooperativa ‘modello’ che presta fave. Non sono mancati i momenti di composta ilarità, quando i conti non tornavano, e l’immancabile empatia che si crea tra donne così, capaci di una femminilità oltre il velo. La puntualità  è stata forse l’unica assente di questi sei intensi giorni di training. Ma abbiamo capito che la promessa di un rossetto in regalo alle donne che arrivano all’orario stabilito può fare miracoli!

L’appuntamento è ora per l’inizio dell’estate, prima del Ramadan, quando torneremo per proseguire l’attività formativa.

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Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

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