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Secondo una leggenda della tribù Dogon,in Mali, al principio del mondo le mamme staccarono le stelle dal firmamento per darle come giocattoli ai loro piccini. Non è una storia bellissima? Ogni bambino ha diritto a vivere come un bambino , ad avere la stella con cui giocare.

Ne hanno diritto i bambini peruviani che lavorono nelle miniere d’oro in condizioni disperate. I piccoli carbonai brasiliani, neri di fuliggine. Gli spaccapietre in India che rischiano di rimanere ciechi. I fabbricanti di mattoni a Bogotà; i bimbi indonesiani che lavorano nelle vetrerie a 50°. I piccoli intossicati dai pesticidi nelle piantagioni di banane del Centro America. Coloro che in Cina, Thailandia e Indonesia producono giocattoli per i bimbi che possono giocare.

I ragazzini e le bambine che in India,Pakistan e Nepal non hanno scelta. Prelevati da lontani villaggi con l’inganno di buone prospettive e con la paga di un anticipo agli ignari e poverissimi genitori, vengono imprigionati in stanzette anguste, con poca luce, a rovinarsi ossa e vista dietro un telaio fabbricando nodi su fili ben tesi, dormendo poi nello stesso locale in mezzo alla polvere, nutriti male. Producono eleganti tappeti per case molto lontane…forse le nostre.

Alla periferia di Manila sono in 12.000 a scalare la montagna “fumante” di rifiuti, per selezionare il minimo residuo utile. Lo stesso avviene nelle vie e nelle discariche di tutte le città del Terzo mondo.

Dove sono finite le loro stelle ?E ancora più vergognoso del lavoro : bambini e bambine avviati alla prostituzione per soddisfare gli appetiti sessuali di ricchi turisti e uomini d’affari. 500.000 in Brasile , 300.000 in Thailandia,100.000 nelle Filippine, 300.000 in India, 50.000 in Vietnam, 40.000 in Pakistan. Spente le stelle del firmamento per loro.

Tutti quelli che sono nati in mezzo alle guerre, quelle nuove e quelle antiche che non terminano mai . Guerre per un pezzo di terra, per un pozzo di petrolio o semplicemente per un pozzo d’acqua. Guerre in nome di Dio e degli uomini.

I Talebani , in Afghanistan, avevano vietato il gioco degli aquiloni. I ragazzi, più di ogni altro gioco, amavano far volare i loro aquiloni. Gli aquiloni coloratissimi andavano molto in alto. Più in alto vola , più e’ facile far avvinghiare il filo del proprio aquilone attorno al filo dell’aquilone dell’avversario e poi con un tiro deciso spezzare il filo dell’altro . Lo scopo del gioco è, che alla fine solo il tuo aquilone vola nel cielo, questo richiede perizia e molto allenamento.Questo richiede la libertà di poterlo fare.

E’ incredibile come un aquilone di carta velina sappia volare fino a che è solo un puntino nel cielo sempre azzurro. Volare fino alle stelle di tutta l’infanzia negata.

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Giusi Morbini
Insegnante di scuola primaria ormai da molti anni, ma ancora non prossima alla pensione. Nata e vissuta in campagna, crede nell'importanza di riscoprire le nostre radici e di conservare le nostre tradizioni. Sempre nel rispetto di tutte le culture. Scrive per diletto.

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