“Stop ai crimini di natura” è un allarme lanciato in questi giorni dal WWF. Una guerra, denuncia l’associazione, che sta massacrando rinoceronti, tigri, elefanti, gorilla e tante altri animali innocenti, e che sta devastando i nostri mari e le nostre foreste. Sono crimini di cui nessuno parla, ma ci riguardano tutti da vicino. Con l’allarme, il WWF, ha pubblicato un dossier dove emerge una stretta connessione tra bracconaggio, armi e terrorismo, un fenomeno in crescita esponenziale negli ultimi anni, una nuova fonte di finanziamento per la malavita.

Ammonta a 23 miliardi di dollari l’anno il mercato nero mondiale che uccide animali selvatici e aumenta il dramma della povertà in Africa, Asia e Sud America. Secondo il dossier del WWF anche gruppi armati e terroristici sono finanziati dal traffico illegale di specie selvatiche. L’assalto riguarda anche la fauna anche in Italia: ovunque aree “trappola” per orsi, lupi, piccoli e grandi uccelli migratori tra cui rapai, e poi tartarughe e delfini.

Nella “geopolitica” dell’assalto alle specie protette rientra anche la criminalità internazionale
che si arricchisce ai danni dell’ambiente: il mercato nero di natura fa viaggiare da un continente all’altro avorio, corni di rinoceronte, pelli e legname protetti alimentando un giro di affari di miliardi di dollari l’anno. E’ il 4° mercato illegale mondiale dopo droga, armi e esseri umani.

L’insieme di altri crimini perpetrati a danno delle risorse naturali, come deforestazione, pesca illegale, estrazioni illegali e scarichi abusivi di rifiuti tossici fa poi lievitare la cifra dei crimini ambientali a 213 miliardi di dollari all’anno, come denunciato dall’Unep (il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e Interpol. La mappa inedita disegnata dal WWF fornisce il quadro di una dimensione globale e ramificata di un business estremamente fiorente che si avvale di organizzazioni criminali integrate e connesse in altre reti criminali come quelle di armi e droga. I crimini contro la natura non solo distruggono la biodiversità, ma alimentano anche guerre, terrorismo e corruzione producendo localmente sofferenza, povertà e soprusi. .

Ma c’è di più, sempre secondo lo sconcertante dossier del WWF, il bracconaggio di specie protette e la commercializzazione delle carni o di loro parti può giocare un ruolo cruciale anche sulla salute mondiale. Alcuni virus molto pericolosi, come quello dell’ebola possono essere trasmessi, anche attraverso animali cacciati in foresta e utilizzati a fini alimentari. E’ questo il caso di gorilla e scimpanzé che vengono uccisi per il “bush meat” letteralmente “carne di foresta”. E’ noto il caso di
alcuni anni fa di un’epidemia di ebola, per fortuna circoscritta, ma scatenata proprio dall’utilizzo di carne di scimpanzé infettato da virus.

Avorio e kalashnikov. Secondo le nazioni Unite più del 40% dei conflitti mondiali tra paesi è stato imputato al possesso di
risorse natura. Un network diffuso che sfrutta illegalmente le risorse naturali di altri paesi come l’avorio, è anche Al Qaeda in Afghanistan: nel 2013 il governo inglese ha inviato un rinforzo militare in Kenya per aiutare il paese a difendersi dai bracconieri che risultavano collegati ad Al Qaeda.

L’Italia è responsabile di crimini di natura per 3 motivi:
è terreno di transito per alcuni prodotti illegali ed è paese importatore e consumatore ma soprattutto è ancora teatro di un intenso bracconaggio dal nord al sud del paese. Nel dossier si analizzano 27 “case history”, vere e proprie aree trappola per orsi, lupi, grifoni, rapaci, soprattutto lanari e Aquile del Bonelli, e molti altri uccelli migratori e piccoli passeriformi, ma anche delfini e tartarughe. I bracconieri sparano, catturano con lacci, tagliole, richiami elettronici, usano reti da pesca proibite, dal nord al sud del paese, tra i vari luoghi spiccano le valli bresciane.

Il WWF ha lanciato la campagna: “ da che parte stai?” per chiedere alla società civile di partecipare e sostenere il lavoro del WWF.

 

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.