Se ne parla di storie e di misteri, nelle versioni dove si reputano presumibilmente tali. La differenza risiede, dopo averli appurati, nell’intonarli fra loro, il che significa accogliere ciascuno di essi in un amalgama compatibile con il fascino che li riconosce nel loro diversificato estrinsecarsi, mediante una vasta gamma di contraddistinguenti evocazioni particolari.

“Per fare un albero ci vuole un fiore”, recita la nota canzone, ispirando qui il poter considerare che, a riconoscere una data modulazione di contenuti, servono quegli aspetti tipici ad effetto che, anche per vie diverse e misteriose, vi risultano propriamente convenuti.

Tra di essi, una peculiarità costante pare sia un luogo imprescindibile, quale contestualizzazione identificabile, perché l’impatto con la realtà risulti su una base verosimile, come, pure, una rappresentazione avvalorata da una vulgata dominante nella quale la tradizione risulta ad elemento naturalmente leggendario di una locale caratterizzazione, spesso legata a vicende, in parte, veridiche, tramandate nella elaborazione popolare, presente fra le compiacenti sfumature di una riuscita mediazione.

Tali ingredienti sono, fra altri aspetti, nel volume “Storie & leggende della Lombardia di Marco Alex Pepè, pubblicato in centosessanta pagine illustrate da “Media Key Editoriale” secondo quello stile d’apparentamento convinto con quanto trattato che esplica un margine di sintesi aneddotica anche attraverso le immagini e le grafiche asseverate dalle ancora ricorrenti concezioni immaginifiche delle varie ispirazioni assecondate.

In questo caso, è una diluizione lombarda ad estendersi a macchia d’olio, nella fluidità pervadente le località scelte per la numerosa serie degli affascinanti medaglioni descrittivi che sono riferiti entro un certo ambito di curiosi tracciati esplicativi, per una riconducibilità pertinente anche ad un famigliare assetto di appartenenza identitaria che, a territori consimili, risulta corrispondente.

L’algebra, per così dire, della somma effettuata, nell’associazione ragionata delle numerose suggestioni interpretate attraverso una selezione avvincente, è quanto ingiunge sostanza al criterio attrattivo del concetto riscontrabile nell’evocare suggestivamente accenti di curiosità molteplici, grazie al ricorso di un metro narrativo con il quale si esplica l’ampio raggio di una condivisione possibile, spesa in quel plurale raggio d’interazione che, fra l’altro, tocca usi e costumi d’un tempo, piomba nel bel mezzo di eventi storici, sfiora credenze superstiziose, attraversa specifiche geografie d’ambientazione, indugiando in scampoli di immaginazione, spesso palesati da sentimenti percepiti nell’indotto culturale della religione.

Chiese, quindi, pure adibite ad antichi sepolcri, ma anche castelli, già di per sé, emanazione delle dinamiche umane che hanno concorso all’intreccio di vicende con le quali è stato modellato il loro rispettivo assetto, quali vetuste strutture consacrate alla profondità del substrato evanescente della vita che vi è transitata in percorsi poi assimilati alla subentrata natura soprannaturale del trascendente.

In questo snodo fra dimensioni, il ripescaggio di memorie estinte, a loro volta, raccolte nella codifica di ciò che concorre a conservarne una qualche ulteriore rilevanza nel presente, richiamano in vita una serie di protagonisti del tempo che fu, ricapitolandoli nella Lombardia odierna, come “l’angelo azzurro”, presumibile fantasma, nientepopodimeno che di Marlene Dietrich, ravvisato, chissà perché, in piazza Loggia a Brescia, mentre altre figure, più segnatamente connesse ai luoghi di riferimento, sperimentati, dalle stesse, sulla scena di questo mondo, si avvicendano in altrettanti spiragli di affascinanti interconnessioni, pronte a recepirle in corrispondenze assodate, come, ad esempio, a Monza, per via della ancora, si dice, aleggiante presenza della regina Teodolinda.

Suddivise per la dozzina delle province lombarde, tali ispirazioni, applicate ad una mappatura di leggendari motivi di interesse, rientrano nella prospettiva di quel contributo culturale che è, fra l’altro, sottolineato da Edoardo Meoli, giornalista de “Il Secolo XIX”, nella prefazione al volume “Misteri & Leggende della Lombardia”: (…) Nell’ideare questo percorso magico e originale, Marco Pepè non ha inventato nulla, non ha giocato di fantasia. Ha raccolto testimonianze, si è documentato, ha letto negli archivi di leggende e fatti di cronaca, ha intervistato personaggi simpatici e talvolta bizzarri. Ha compiuto un lavoro di analisi non da mago, ma da bibliofilo. Alla creatività ha concesso un pizzico di suggestioni che rendono la lettura di questo libro, destinato ad indubbio successo, divertente (…)”.