Una vita nuova che, partendo dal rafforzamento della sua persona, è oggi dedicata anche all’impegno volontario verso i detenuti e le detenute del carcere Pagliarelli. E’ quella che sta portando avanti Elisabetta, 47 anni, con un vissuto di violenza alle spalle da parte del suo ex marito, con cui è stata legata 24 anni.

Nel 2018 la donna ha avuto il coraggio di ribellarsi e oggi, grazie ad un delicato percorso terapeutico e di accompagnamento a diverso livello, sta riprendendo in mano la sua vita. Elisabetta, mamma di tre figli, pensava di avere conosciuto l’unico amore della sua vita; un amore che poi con il tempo si è rivelato malato perché violento e possessivo.

Chi è oggi Elisabetta?
Ancora non so chi sono oggi perché, grazie alle persone che mi vogliono bene e mi stanno aiutando, ci sto ancora lavorando. Il desiderio è quello di ritrovare nella mia vita un po’ di luce perché, a volte, tendo ancora a pensare ai tanti momenti bui della mia vita.

Che cosa ricorda?
Tutto è successo lentamente ed in misura sempre peggiore. Il matrimonio sembrava che andasse bene fino a quando non ci siamo trasferiti nel paese di origine di mio marito. Da quel momento, ho vissuto con un uomo che è stato molto succube del rapporto ossessivo con la sua famiglia di origine, famiglia che ha sempre messo al primo posto del nostro rapporto di coppia. Per un periodo, purtroppo, abbiamo vissuto pure con i miei suoceri, che con i loro continui giudizi condizionavano pesantemente la nostra vita coniugale. Questo però è stato solo l’inizio di un percorso di sofferenza.

Cosa è successo dopo?
Una volta che avevamo una casa nostra, con il tempo il mio ex marito si è rivelato sempre più impulsivo, aggressivo e violento. Non mi faceva sentire amata e neanche rispettata nei miei ruoli di moglie e madre; mi opprimeva e demoralizzava in tutto quello che facevo. Per lungo tempo ho sofferto in silenzio, avendo cura dei miei tre figli che ho sempre cercato di proteggere. In molte occasioni l’ho perdonato, perché lo amavo, ma vedevo che il suo comportamento e le sue parole erano sempre più distruttive nei miei confronti. Non essendo siciliana, non avendo una occupazione lavorativa, mi sentivo tanto sola e avevo pochissime amiche. Anche perché non mi faceva frequentare nessuno. Non potevo uscire da sola ed ero obbligata a fare ogni cosa solo con lui. Per rendermi sempre più ‘incatenata’ mi aveva preso perfino i documenti personali e le chiavi della macchina. Ho avuto dei momenti di particolare disperazione in cui, non volendo vivere più, ho pure tentato di togliermi la vita.

Quando ha deciso di allontanarsi da lui?
Nel 2017, dopo diversi episodi di violenza fisica e psicologica, iniziai a dirgli che mi volevo separare, una cosa che lo fece andare su tutte le furie. Dopo un altro tentativo di riconciliazione la situazione però non riuscì a cambiare. Un giorno, dopo l’ennesima lite in cui mi buttò fuori di casa al freddo in pigiama senza i miei effetti personali, grazie all’aiuto di un’amica sono riuscita a chiamare le forze dell’ordine perché intervenissero.

Iniziò così il processo di separazione…
Ricordo che quando mi usava violenza, aveva pure la capacità di farmi sentire sempre in colpa dicendomi che me la ero cercata. Alla fine non ho resistito più. Nel 2018 ho rotto definitivamente la relazione con l’istanza di separazione giudiziaria. Nello stesso tempo, mi sono allontanata da casa e sono stata accolta in una casa protetta dove sono stata dall’aprile del 2018 fino a gennaio di quest’anno.

Adesso si è avviata una fase diversa della sua vita
Nell’ultimo periodo mi hanno aiutato molto le operatrici dell’associazione Le Onde onlus e Antonella Macaluso dell’associazione ‘Un nuovo Giorno’. Da pochissimo tempo, finalmente, sono riuscita a trovare una piccola casa che riesco a pagare per il momento con il reddito di cittadinanza. Antonella è diventata per me una carissima amica che mi ha aiutata e sostenuta in tutti i momenti di grande sofferenza e difficoltà. Grazie a lei, sto riscoprendo anche la voglia di vivere e di dedicarmi agli altri. Partecipo infatti a parecchie attività che l’associazione svolge a favore dei detenuti del carcere Pagliarelli. Sto scoprendo un mondo nuovo e penso anche che è proprio dedicandosi alle persone che hanno altre fragilità che possiamo stare meglio e conoscere anche di più noi stesse.

Qual è il rapporto con i figli?
Non sanno tutto quello che ho subito perché in buona parte li ho protetti. Sicuramente tutti e tre, anche se oggi sono grandi, hanno sofferto in maniera diversa. La mia più grande sofferenza è però che mio figlio più grande, non avendo accettato la separazione e l’intervento delle forze dell’ordine, purtroppo non mi parla da diverso tempo. L’altro ragazzo, avendo sentito invece il bisogno di trovare la sua indipendenza, ha deciso di andare all’estero per lavoro. La ragazza è quella che vive con il padre e mi sta più vicina.

Che cosa desidera oggi?
Sono una donna che vuole riscoprire se stessa in tutte le sue capacità e i tanti desideri che sono stati a lungo soffocati, sepolti e oscurati da un uomo che non mi ha mai amata. Oggi, sono molto stanca e il mio desiderio più forte è quello di ritrovare un poco di serenità. Mi conforta molto il fatto che non sono sola. Grazie a chi mi sta vicino sto ritornando ad avere, a poco a poco, di nuovo quell’amore per la vita che mi spinge ad andare avanti. Mi piace molto il mare e quando posso con le amiche e, a volte con mia figlia, mi piace fare delle lunghe passeggiate in spiaggia; il mare mi emoziona perché mi dà una sensazione di libertà e pace interiore. Tra le attività di questo periodo, inoltre, ho scoperto la passione per i dolci che penso di affinare sempre grazie alla partecipazione delle prossime iniziative dentro l’associazione Un Nuovo Giorno.