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Qualcosa di più che il mettere insieme i più curiosi strafalcioni giornalistici. E’ il cogliere il lato comico delle cose. Il risultato risiede nella sfida di osservare la realtà per il verso degli errori compiuti nella rispettiva messa in stampa degli esemplari di un’ampia serie di organi d’informazione.

La cronaca, nella combinazione tipografica scaturita nella redazione di un involontario insieme di refusi legato alla sua stessa rappresentazione, svela ironicamente il mondo, secondo l’ottica di una diversa angolazione.

Comicità senza offesa per la rispettiva materia trattata e nemmeno dileggio per gli incauti autori degli errori sfuggiti alla redazione via via in questione, l’opera del giornalista Giacomo Danesi è il prodotto di una bonaria e divertita compartecipazione agli eventuali intoppi derivanti da quella professione che aleggia nell’intero volume, dal titolo “Occhielli Titoli e SomMari”, scritto con una lettera “emme” in rosso, con l’altra accanto cancellata da una croce, per rendere l’idea dell’effetto di un possibile errore di stampa, quando si sbaglia a scrivere, per cui dalla parola “Sommari” si arriva ad avere, invece, “Somari”.

Giacomo Danesi

Tutt’altra cosa, appunto, come a proposito di una sorta di filosofia giornalistica dell’errore, limitatamente al presentare questo libro, interviene, fra l’altro, Giuseppe Mascambruno, al tempo dell’uscita in stampa della pubblicazione, vicedirettore del quotidiano “Il Giorno”, con lo scrivere, fra l’altro: “(….) l’impietosa sequenza di occhielli e titoli, privata della misericordiosa diluizione del tempo, mi piacerebbe che fosse vissuta anche dal lettore con garbata indulgenza per i “somari” colti in flagranza di creato. No, non è un refuso: ho scritto volutamente “creato”, perchè in tutte le segnalazioni di Danesi c’è il prodigio di una nascita indesiderata, la meraviglia di una creatività inconsapevole, la sorpresa spumeggiante dell’imprevisto”. (…)”.

Ancora parafrasando, un’altra espressione, tratta da questa prefazione, si tratta di un “breviario della comicità involontaria”, pubblicato per la “Vannini Editrice” in circa centotrenta pagine dal formato orizzontale, fattibile anche per una lettura a modo di consultazione frammentaria e casuale, slegata da qualsiasi dinamica espositiva consequenziale.

Giacomo Danesi, nello specificare, fra l’altro, nella sua introduzione che “(…) alcuni errori sono evidenti, altri necessitano di un attimo di riflessione (…)” ha organizzato il proprio lavoro attraverso una cernita per argomenti, per cui, ad esempio, nel merito di alcuni fatti che preludono l’aldilà, scrive, interagendo con il tema della morte, che “(…) ora leggerete di morti che evadono, di gente che si suicida due volte in un giorno, ma non muore, altri che muoiono al risveglio dell’autopsia, oppure di un suicida che si dà la morte con 32 martellate in testa; un altro che muore due volte in un giorno, o della spia catturata e già morta due volte in precedenza, o il colono ebreo morto in “modo grave”. Che dire poi dell’agenzia di pompe funebri di Pavia di proprietà dei “Fratelli Malattia” o quella di Brescia dal tranquillizzante nome di “Curati”!. La morte non esiste. Forse è solo un atto di un’incredibile commedia che si chiama vita”.

Inevitabile, nell’imposizione di quanto la realtà superi la fantasia, anche il capitolo testualmente denominato “di tutto, di più”, dove, fra altri divertenti spunti d’attenzione, c’è anche l’apparire di alcune corrette combinazioni che non hanno alcun errore, ma che possono muovere comunque a sperimentare un qualche istintivo moto di ilare considerazione, come, ad esempio, nel caso di “La pontevichese gela l’Acquafredda”, titolo sportivo in capo ad un evento calcistico, tratto dal “Giornale di Brescia”, testata locale dalla quale è pure stato riportato fra le pagine di questo libro l’esordio di un articolo, presente nell’edizione del 24 dicembre 1997, dove ancora il caratteristico nome della località bresciana sembra giocare un ruolo di ambivalente significato d’attribuzione, esplicitandosi in: “Acquafredda contro la droga”.

“Nuove terapie?” si chiede didascalicamente, in questo caso, Giacomo Danesi, accostando a tale ironico interrogativo, anche il titolo di un altro contributo di stampa, proposto, invece, da “Bresciaoggi” del 2 dicembre 1988: “Clusane in moto contro il tumore”.

Tutto sembra stare anche agli occhi e, forse, anche allo stato d’animo, di chi legge, come avviene nell’estemporanea constatazione di nomi e di cognomi curiosi, in certi casi rappresentativi di motivi fecondi di un’insolita incidenza, nella gemmazione degli appellativi, prossimi più, nella loro evidenza, al segno diretto di esplicite allusioni qualificative, alcuni dei quali citati dall’autore in un apposito capitolo di questa pubblicazione, restando, per lo più, in ambito giornalistico, riferendo pure di “(…) giornalisti abbinati all’argomento del pezzo pubblicato. Alcuni, sicuramente sono di fantasia. Ricordo a “Il Giorno” un certo Remo Canotti che “firmava” articoli di canottaggio, o Gigi Raggi di ciclismo. Non male a “La Notte” il nome di Gustavo Bocchini per un pezzo a luci rosse da Brescia, o di Massimo Riserbo per un articolo su documenti riservati, inerenti alla sconfitta del nostro esercito a Caporetto. Certo è curioso che sia un certo dottor Grassi ad interessarsi di Dietologia. Più attinente alla sua professione, invece, il cognome di un ginecologo, dottor Fallo!. Da far tremare il cognome di un medico, come Mezzasalma, che fa da contraltare al più rassicurante dottor Ammazzalamorte!. (…)”.

“Chi naviga per questi mari”, come si usa dire, a margine di una data sollecitudine intrapresa, non può che cogliere anche le amenità della toponomastica che risultano corrispondenti ai nomi di persona apportatori di riferimenti, come “Orgia”, presente nel territorio di Siena, e “Sesso” nei pressi di Reggio nell’Emilia, mentre, ad ulteriore caustico passaggio sul tema, derivante dal nome di queste località, non manca pure una sortita nel libro fra le fantasiose inventive delle parole usate per gli annunci propri di un certo qual genere di malcelata ambiguità clandestina fra le relazioni sociali.

La dinamica della stampa, a lettura della realtà, documentando anche questi aspetti, si erge ad implicita protagonista sia di quanto è stato inteso pubblicare che di un intento, invece, opposto che è relativo, cioè, a quanto non si reputava nemmeno fosse da riportare, come nella fattispecie del cronista di una partita di calcio che coloritamente constata la bella presenza femminile sulle circostanti tribune, ed altrove, del redattore distratto che lamenta, nero su bianco, anche agli occhi del lettore, che non gli sia arrivata ancora la didascalia per una tal foto: in questo modo, l’immagine rimedia la testuale sua rimostranza, messa in pagina con la scritta “qui manca la dida perchè (omissisis)”. Il motivo lo si legge nel libro.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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