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L’Appennino tosco-emiliano non manca mai di stupire e meravigliare per la sua bellezza e diversità di paesaggi. Non è solamente una mia opinione; è stato sancito dal Consiglio internazionale di coordinamento dell’Unesco che nel 2015 ne ha approvato all’unanimità l’iscrizione nelle Rete delle riserve ‘Uomo e Biosfera’ MaB. Un riconoscimento importante che rende omaggio alla ricchezza ambientale e sociale di questo territorio.

Per celebrare tale premio, io e Patrizio decidiamo di percorrere uno degli itinerari più panoramici, quello che conduce alla vetta del monte Sillara, la più alta dell’Appennino parmense (1860 m s.l.m), e agli omonimi laghi, che giacciono appena sotto la linea di crinale.

Il punto di partenza che abbiamo scelto è il Rifugio Lagoni, in località Bosco di Corniglio, una struttura in legno circondata dalla tipica faggeta che ricopre l’Appennino parmense, e che si affaccia sulle rive del primo dei due laghi Gemini, a 1350 metri.

Dal rifugio si sale per il sentiero CAI 711, che troviamo sulla destra del lago, in direzione delle Capanne del Lago Scuro. Un sentiero largo e panoramico che si inoltra agevolmente nel bosco e che, nelle aperture tra gli alberi, regala scorci suggestivi verso i Lagoni sottostanti. Salendo, si può fare una breve deviazione per ammirare il piccolo ma grazioso Lago Scuro.

Arrivati alle Capanne l’ambiente è spettacolare: gli alberi lasciano il posto alla prateria che appoggia alla base del ripido pendio che porta al crinale. Da qui, seguiamo le indicazioni per il sentiero CAI 713, verso il Monte Paitino. Puntiamo con sicurezza il crinale senonchè, dopo esserci inerpicati con un po’ di fatica fra grossi massi, ci rendiamo conto di aver sbagliato strada e torniamo sui nostri passi.

Recuperato velocemente il sentiero, arriviamo alla Falesia dei Lupi Mortacci, incastonata fra due pareti di arenaria attrezzate per l’arrampicata sportiva. Qui le vie sono state tracciate e nominate con i noni più strani: troviamo, ad esempio, “Limoncino alla Trielina”, “Willy e Cirillo”, “Vertical Games” e anche la via “Rocco Siffredi”.

Procediamo quindi con attenzione lungo un sentiero piuttosto ripido, tra grossi massi che risultano essere scivolosi se umidi. Raggiungiamo così la Sella del Paitino a 1740 m s.l.m, dove intercettiamo il sentiero di crinale (segnavia 00). Il colpo d’occhio è emozionante: la giornata è limpida e gli spazi sembrano dilatarsi.

La vista si estende lungo tutta la linea di crinale; il dolce versante parmense è ricoperto di praterie e stratificazioni rocciose che contrastano con gli strapiombi caratteristici del versante toscano. Alzando lo sguardo, vediamo le cime dell’arco alpino da una parte e la costa ligure dall’altra.

E’ una gioia per gli occhi e per il cuore!

Seguiamo ora il crinale, in un leggero saliscendi che attraversa una brughiera di mirtilli (ottimi per uno spuntino), e in 40 minuti circa arriviamo alla nostra meta, la cima del Monte Sillara. In questa terrazza panoramica a cinque stelle, prendiamo il panino dallo zaino e ci godiamo il nostro meritatissimo pranzo!

Laghi Sillara
Laghi Sillara

Sotto di noi, si estendono i laghi più suggestivi dell’Appennino. Appaiono come due pietre preziose, di un colore blu profondo, incastonate nel verde dei prati circostanti. Dalla vetta scendiamo quindi fino a raggiungere le rive dei laghi. Non si può non fermarsi a riposare in questo luogo incantato. C’è anche chi ne ha approfittato per fare un bagno tonificante…l’acqua è decisamente fredda!

Siamo distesi sull’erba, avvolti dal silenzio della montagna, interrotto solamente dal grido di qualche rapace; il sole è caldo e la brezza dell’alta montagna ci accarezza… verrebbe voglia di rimanere qui tutto il pomeriggio. Ma è ormai ora di prendere la via del ritorno.

Abbiamo svariate possibilità. Guardando la cartina, scegliamo di ripercorrere il crinale fino al monte Paitino; raggiunta la Sella, imbocchiamo il sentiero CAI 737 in direzione Rocca Pumacciolo. In questo tratto la segnaletica è poco visibile e ci troviamo spesso a consultare la traccia sul GPS. Ci ritroviamo in tratti esposti e questo richiede tutta la nostra attenzione. Per un po’ sono costretta a tenere la macchina fotografica nello zaino, che riprendo non appena arrivati a Rocca Pumacciolo, cima che domina la valle dei Lagoni e la linea di crinale alle nostre spalle. La fatica è stata ampiamente ripagata dalla vista straordinaria.

Raggiungiamo poi la vicina Sella Pumaccioletto e, tra una chiacchiera e l’altra, ci inoltriamo in un bellissimo bosco, accompagnati nella nostra camminata da piccole e simpatiche raganelle nere. E’ il sentiero 711a che ci riporta al Rifugio Lagoni, sei ore dopo la nostra partenza.

Un’alternativa a questo sentiero, che permette comunque di chiudere l’anello, porta dalla cima del Sillara al Monte Matto, dove si intercetta il sentiero CAI 717 che conduce al Lago Scuro e poi prosegue verso il rifugio.

Abbiamo percorso questo itinerario alla fine di agosto, nell’estate più calda degli ultimi anni. Negli anni, molto spesso ci siamo trovati in piena estate sulle cime immersi dalle nuvole e dal vento. Oggi niente di tutto questo. Anche il meteo ci è stato favorevole. E’ stata semplicemente una giornata perfetta.

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Daniela Iazzi
Cremonese di origine, studentessa a Milano e residente a Fidenza. Frequenta la Bocconi e si specializza in Arte, cultura e comunicazione. Lavora dal 2005 presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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