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Un kayak, un uomo, un cane! Chissà cosa penserà di noi Poseidone, dio greco del mare, mentre la nostra canoa fende le acque limpide di Itaca, l’isola del mito per eccellenza? Lui il dio che fu nemico giurato di Ulisse, che gli accecò il figlio Polifemo.

Stiamo navigando a colpi di pagaia attorno all’isola di “Itaca petrigna” come la chiama Omero nei suoi canti, arrivati a noi nel libro d’avventura più antico del mondo. Non ci siamo fatti ingannare da talune guide turistiche o da articoli su riviste patinate che considerano Itaca un isolotto sassoso e quasi inospitale, sconsigliandone la visita. Con poco o nulla per accogliere i turisti, spiagge irraggiungibili, scarsi collegamenti giornalieri, e per coloro che cercano tracce dell’eroe omerico, scrivono gli autori, troveranno solo qualche masso e nulla più del presunto palazzo di Ulisse…

Ciò che c’è di vero negli scritti è che la bellissima, incantevole e “petrosa” Itaca, come la chiamò Ugo Foscolo, è poco frequentata. I rari borghi hanno pagato i terremoti sconvolgenti, ricostruiti rimangono un passo fuori dal mondo. Non ci sono lungomare e cordoli di cemento, minigolf, musica a palla o chioschi che vendono decalcomanie del volto di Ulisse sulle calamite da attaccare al frigo di casa. Persino l’imitazione della nave di Ulisse, con tanto di occhi dipinti a prua, vela amaranto fissata dai terzaroli, la poppa ricurva, finti scanni per i remi e il megafono che porta in giro i turisti tra fantasie omeriche, quasi per ironia non attracca a Itaca, va a zonzo tra le altre isole Ioniche più “attrezzate”!

Ma quando sbarchi a Itaca dal traghetto che collega con la terraferma ti sconvolge i sensi il forte profumo di salvia selvatica, con una spruzzata di mirto in un cocktail di aromi mediterranei che ti scaraventa nelle pagine dell’Odissea. Forse un dubbio viene ora che stiamo galleggiando sulle acque di Ulisse: chi ha descritto quest’isola come scoglio sassoso “probabilmente” non è mai stato a Itaca o non ha mai letto l’Odissea. Itaca bisogna scoprirla, devi in qualche modo guadagnarla e non farti ingannare, perché colui che la governò nel mito era il più grande ingannatore di sempre.

Itaca è la metafora dell’Odissea omerica, chi non la vede ha un palo nell’occhio! Molte volte la “realtà” non è come appare in superficie, alcune volte ha una dimensione magica, è legittimo colorirla ed esagerarla per renderla emozionale, mescolandola con le proprie sensazioni, senza inganni, ma con l’aiuto importante della fantasia che rende la vita meno noiosa. Il mito di Ulisse è da ricercare dentro l’animo del viaggiatore audace.

In fondo fu così anche per quel poema cantato da Omero 5 secoli dopo i fatti di Troia, ereditato da altri che man mano hanno aggiunto un brandello di storia al poema, rendendolo immortale. In kayak galleggiando sul profondo blu del mare la brezza invoglia a navigare e non dar retta alla stanchezza del remo. Troppo forte il richiamo delle baie d’incanto dalle acque di giada, come quella di Pòlis, il porto naturale da dove salparono le 12 navi di Ulisse dirette a Troia.

Se Poseidone che abita laggiù nel profondo blu non è dei nostri, per me e il fedele cane Honeymoon lo è sicuramente Atena, che condusse salvo Ulisse a Itaca e il primo a riconoscere senza indugi l’eroe omerico fu il cane Argo, per poi lasciarsi morire.

Com’egli vide il suo signor più presso,
e benché tra qué cenci, il riconobbe,
squassò la coda festeggiando, ed ambe
le orecchie, che drizzate avea da prima,
cader lasciò: ma incontro al suo signore
muover, siccome un di’, gli fu disdetto.
Ulisse, riguardatolo, s’asterse
con man furtiva dalla guancia il pianto…

Al villaggio di Stavròs, sulle colline coperte di ulivi e striate dalle viti, “di ottimi grappoli e la pioggia di Zeus fa crescere… goccia di ambrosia e di nettare” il vino dolce di miele che sbronzò Polifemo, ci arriviamo in un cocente sabato pomeriggio. Il piccolo museo e il palazzo di Ulisse non sono lì a portata di mano, anche questi luoghi li devi cercare. Quando finalmente scoviamo il museo, una palazzina di due stanze, dopo alcune case e un ovile con le capre dalle grandi corna ricurve come quelle del ciclope, il museo è chiuso!

Chiedo a gesti ad una signora anziana intenta ad un rammendo, un poco più in là e unica anima viva: non parla ma fa un cenno con la mano tesa verso di me mimando una chiave che chiude. Cerco di chiedere per domani, stesso gesto. Dopodomani, uguale. Dopodomani ancora: alza le spalle. Quella del museo chiuso al sabato, domenica e lunedì seppur ad agosto non è un capriccio solo di Itaca, ma la norma persino al museo dei grandi scavi di Olimpia o Micene. Alla faccia di Pompei!

Il martedì ritorno, ri-sudato, al piccolo museo per osservare il minuscolo frammento di terracotta rinvenuto negli scavi ove si legge il nome di Odisseo, in greco antico. Per ricercare il palazzo di Ulisse c’è da camminare e non badare alle lame taglienti del sole, che saettano nel cielo terso come i fulmini di Zeus sino all’ombreggiato sentiero, dove in una casa ad angolo trovo refrigerio d’acqua per il mio cane.

Il palazzo è più in là, un balcone sulla baia, degno di un re. Lo sguardo balza dalle mura ciclopiche all’orizzonte, quasi volesse salpare, degno di Ulisse. Gli scavi sono fermi da tempo, con l’immaginazione si può ricostruire il palazzo, dal grande mastio di mura ciclopiche, alla sala dove Ulisse piegò l’arco dono di Atena per far passare la freccia nell’occhio delle 12 scuri e poi trafiggere i Proci. Forse un poco più in su la stanza dove Penelope tesseva la tela. Chissà?

Unico felice è Honeymoon che incurante del caldo corre fra i centenari ulivi, salta sulle mura e s’arresta dove l’angolo balza nel blu della baia di Pòlis, forse vuol fare il bagno. Forse ha annusato l’odore di Argo, il cane di Ulisse, immortalato nel mito di queste pietre.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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