Brescia – Una pubblicazione d’arte sopravanza il mero periodo che ne aveva ispirato l’edizione di stampa, per porsi come una perdurante esemplificazione di quella specificità artistica che, fra l’altro, ha avuto modo di essere presentata nel museo diocesano di Brescia, nel corso di un’esclusiva esposizione, propria di una personale e di una tematica rappresentazione.

Si tratta del libro “Cammino Segnato – Sulle vie della Terrasanta del pittore riminese Giancarlo Nucci, autore, pure protagonista, della peculiarità connotativa di quaranta sue opere, riprodotte nella pubblicazione che è stata realizzata dalla “Compagnia della Stampa”, per la cura di Angela Bonomi Castelli, già direttore della Galleria Arte Sacra dei Contemporanei in Villa Clerici a Milano e di Marilisa Di Giovanni, già docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Pavia, con una serie di testi, rispettivamente, oltre che delle due accennate curatrici, anche del direttore del museo diocesano, don Giuseppe Fusari, del vescovo di Novara, Franco Giulio Brambilla e dell’artista stesso, nello spessore di un volume di un centinaio di pagine, funzionali alla mirata attestazione tipografica di un contributo di lettura circa la sua caratura espressiva.

In tale artistica manifestazione esperienziale, la metafora costitutiva, mediante la quale una proposta creativa risulta stilisticamente sviluppata, è quella del viaggio, in una sposata attinenza tematica, traslata in un’eletta ambientazione emblematica, per quel suo proporzionarsi nella itinerante contingenza di un pellegrinaggio in Terrasanta dove assurge a significativa concettualizzazione esistenziale, volta anche ad un possibile studio interiore di senso pluridimensionale “nello spazio infinito, verso i mutamenti infiniti nel tempo e nella complessità delle particelle altrettanto infinite, per cercare di comprendere la vita”, come scriveva, ne “La Confessione”, Lev Tolstoj, nel 1882.

CopertinaL’artista, nel presentare la brillante successione delle sue opere, supera il fulcro di una stretta unità di misura personale, per proporre, invece, un’ampia condivisione concettuale, attorno a quanto si presta, pure, ad essere fattibile di una riflessione sperimentabile in un diffuso e partecipe piano ideale, scrivendo, fra l’altro, che “La Terrasanta è piccola in rapporto al fatto fondante che vi è accaduto, la venuta di Gesù, e alla storia dei popoli che ancora se la contendono: tutto vi è concentrato e vi crea contraddizioni, anche il deserto che pure sembra così statico e sempre uguale. “Cammino sognato” è titolo che mi sembra riassuma gli aspetti decisivi: il pellegrinaggio e la composizione dei quadri sono un cammino, un percorso in movimento da un punto di partenza – luogo e desiderio – a un punto d’arrivo – meta e realizzazione”.

Strumento di mediazione, per la concettuale interazione di un implicito afflato culturale, è, in questo caso, la “tecnica mista” della quale il libro ne sviluppa una significativa esemplificazione, anche correlata dalle parole di spiegazione dell’autore che, in prima persona, vi sottolinea la presenza di “zeoliti, polveri, di cenere, ecomalte, pigmenti, resine, mescolati per lo più con olio di lino: non sono fredde e aride sostanze chimiche, ma elementi vivi, stimolanti che ho adottato come materiali d’uso, nella mia pittura, sia su tela, che su masonite, legno, carta”.

Materiali che, nella loro specificità compositiva, contribuiscono all’individuazione delle opere riprodotte nel libro, attraverso una rispettiva denominazione, però allusiva, nella maggioranza dei casi, di quell’argomento preso in considerazione che pare trovare, nella Terrasanta, un alveo di feconda ispirazione: “Monte Hermon”, “Fonte Banyas”, “Korazim”, “Mare di Galilea”, “Mar Morto”, “Cielo nel deserto”, “Deserto En Gedi”, “Deserto” (I, II, III, IV), “Sorgente”, “I segni della terra”, “Deserto Neghev”, “Luce nel deserto”, “Mistero”, “Rivelazione”, “Oasi”, “Studio sul silenzio” (1, 2, 3, 4, 5, 6), “Silenzio” (I, II, III, IV), “Gerusalemme”, “Impronta Ascensione”, “Pietra dell’unzione”, “Getsemani”, “Resurrezione”, “Betlemme”, “Bibbia”, “Creato”, “Divenire”, “Filo conduttore”, “Corpo di Cristo”.

La caratteristica stesura informale delle visioni che, ad essa, sono assegnate in opere ermetiche e cromaticamente compenetrate, costituisce pure un’alternativa modalità espressiva, rispetto alla tradizionale tendenza figurativa del rendere, alla medesima tematica, una diretta proposta descrittiva che l’artista, risolve, spiegando pure che: “A lungo desiderato, programmato e rinviato per uno dei tanti tragici eventi della zona, realizzato finalmente nel giugno 2013, il pellegrinaggio in Terrasanta ha ispirato le opere presenti nella mostra, come risonanza di quell’esperienza itinerante e orante”.

Esperienza, assimilata in un rilevante confronto interculturale, contestualmente assecondato nella sua effettiva temporalizzazione storica, mediante una disponibile apertura alla ricerca anche spirituale, della quale don Giuseppe Fusari ne evidenza l’essenza fondante, spiegando, fra le sue considerazioni introduttive del libro, che “(….) per questo la Terra è Santa: perchè è Promessa. E così è desiderata, cercata e mai completamente stretta tra le mani. Come la sabbia che si addensa sulla spiaggia del mare ed è diventata promessa per Abramo; come le stelle. Tutto non è più metafora, ma attesa e speranza. Tutto è costrizione a camminare. Con un’unica ragione per il viaggio: viaggiare”.

Sulla base di questo orizzonte, su cui si irradia una plurale riflessione, tra le varie parti della pubblicazione, anche caratterizzata dall’elencazione delle mostre, sia personali che collettive, che, insieme alla bibliografia, sono riconducibili a questo pittore, si pone quanto messo in evidenza da Angela Bonomi Castelli, nello scrivere, fra l’altro, che “percorrere le tele di Giancarlo Nucci, nella successione espositiva, è ascoltare la narrazione di un incontro, La Bibbia, la stagione di un’anima che, con il linguaggio dell’arte, attraverso la luce della materia e del gesto, ci dice dell’inquietudine e dell’interrogazione che preludono il desiderio di contemplazione”.