Da che parte possiamo cominciare per descrivere La vita, istruzioni per l’uso, il libro che lo scrittore francese George Perec meditò e progettò per ben nove anni, e che finalmente fu pubblicato nel 1978?

Libro complicato e affascinante. Una scacchiera di vita. Un agglomerato di oggetti e di persone e di vite che ti trascinano in un racconto quasi di sogno eppur molto reale.

E’ un gran bel regalo che ci fanno Manuela Kusterman e Alkis Zanis (con il Teatro Vascello di Roma) che dal 15 gennaio, ogni venerdì e sabato sera, ci porteranno nel magico e imprevedibile mondo di Perec.

Lo scenario è quello di uno stabile parigino, un grande e vecchio palazzo al numero 11 di rue Simon-Crubellier, nel XVII arrondissement (la via è chiaramente inventata): 8 piani, più il piano terra e le cantine, con molti appartamenti, di varia dimensione e con un numero variabile di stanze. Alla fine viene fuori un quadrato allungato di 10 caselle per lato, per un totale di 100 caselle, come su di una scacchiera.

La narrazione di Perec procede infatti secondo i movimenti che potrebbe fare la pedina del cavallo su una scacchiera, muovendosi così di stanza in stanza – ogni stanza è appunto una casella – senza tornare mai nella stessa camera. Si può quindi ritornare nel medesimo appartamento, ma solo se questo ha più stanze.

Ciascuna camera-casella rappresenta un capitolo ma attenzione, i capitoli finali saranno 99 (più un preambolo e un epilogo che sono però fuori da tale struttura), e non 100 come si potrebbe pensare: perché? Lo scopriremo solo alla fine.

E poiché il palazzo di Perec è una scacchiera, va anche immaginato come un puzzle. Il libro è difatti composto di numerosissimi frammenti, di tanti capitoli che assumono senso solo se combinati tra loro, proprio come una singola persona acquista coscienza di sé interagendo con gli altri e in generale col mondo.

Come ha spiegato lo stesso Perec: «l’elemento non preesiste all’insieme, non è più immediato né più antico, non sono gli elementi a determinare l’insieme, ma l’insieme a determinare gli elementi: la conoscenza del tutto e delle sue leggi, dell’insieme e del
la sua struttura, non è deducibile dalla conoscenza delle singole parti che lo compongono».