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Per cinque mesi, da settembre a gennaio, sui banchi di scuola i ragazzi hanno studiato, appreso e noi insegnanti, me compresa, abbiamo cercato di valutare giovanissimi e giovani allievi. Febbraio segna, però, il primo punto fermo dell’anno scolastico: siamo alla consegna delle pagelle,  schede di valutazione attese, e talvolta temute, sia dai bambini sia dai genitori.

Al termine del primo segmento scolastico tutto si riduce, per forza, ad un numero, sintesi di un giudizio non sempre facile da esprimere poichè riassume impegno, rendimento, condotta e buona volontà. Valutare non è facile, essere valutati neppure.

La Dottoressa Emanuela Iacchia, psicologa e psicoterapeuta del centro Medici in Famiglia, suggerisce qualche consiglio su come affrontare in modo positivo questo momento di scuola e di vita con i propri figli, in particolar modo se si tratta della prima pagella delle elementari.

Bisogna passare ai propri figli l’idea che la pagella serve per far capire a che punto del proprio percorso di apprendimento si trova ciascuno, se c’è un buon metodo di studio oppure no; le insegnanti cercano di dare una valutazioni il quanto più completa e aderente all’andamento scolastico del bambino, cercando si capire anche l’impegno. Fondamentale è far percepire la nostra vicinanza ai docenti e la profonda collaborazione che ci deve essere tra scuola e famiglia» sottolinea la psicologa.

Come comportarsi, allora, davanti ad una pagella non proprio brillante?
E’ importante guardare con i propri figli le singole valutazioni e trovare insieme a loro le strategie per migliorare, considerando che nei momenti di passaggio un calo può essere fisiologico, perché quando il corpo cresce la testa rallenta. In ogni caso un brutto voto ci dice qualcosa, e va dunque interpretato come un spia di qualche disagio”.

La dottoressa Iacchia, responsabile clinica dell’equipe psicologica, identifica alcune tra le possibili cause di un brutto voto.
Può esserci una fatica nell’apprendimento, dovuta al carico di lavoro; in altri casi il metodo di studio va potenziato perché l’apprendimento è superficiale e non va in profondità; la pagella può anche contenere messaggi relazionali: un brutto voto potrebbe esprimere una necessità del bambino, ad esempio di maggiori attenzioni”.

Con Medici in Famiglia il supporto alla genitorialità ha la finalità di accompagnare mamma e papà nella scoperta di cosa cela una pagella che non va; nei casi in cui la fatica è obiettiva, si può procedere con un’indagine dei disturbi specifici dell’apprendimento, DSA, quando invece la fatica è soggettiva si può attivare un percorso di potenziamento del metodo di studio, anche a casa, per facilitare l’organizzazione familiare.