Padernello, Brescia. Ubuntu, termine africano reso noto da Nelson Mandela e sintetizzato nella frase “Io sono perché noi siamo”. Una regola di vita basata sul rispetto dell’altro, che esorta a sostenersi e aiutarsi reciprocamente, a prendere coscienza non solo dei propri diritti, ma anche dei propri doveri, in una spinta ideale verso la pace e l’armonia dell’umanità intera.Per scoprirne il senso e il significato l’occasione è raggiungere l’antico maniero e immergersi in “Terra in Trance”, l’esposizione ideata dal collettivo FakeNews, prodotta dall’Associazione Techne e montata nelle sale della torre della Fondazione Castello di Padernello. L’esposizione è stata prorogata sino al 1 novembre.

Un viaggio alla scoperta del concetto africano di ubuntu. Come spiega Nelson Mandela “Il concetto di Ubuntu coglie il senso profondo dell’essere umani solo attraverso l’umanità degli altri; se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri”. È un desiderio di pace, una regola di vita basata sul rispetto dell’altro nella consapevolezza che la propria realizzazione vada di pari passo con quella degli altri esseri viventi. Io sono perché noi siamo.

FakeNews è un collettivo di artisti; il loro strumento principale è la visualità, con la sua capacità di scatenare riflessioni ed emozioni. Sono attivisti impegnati su molti fronti, tra cui i diritti umani e l’immigrazione.

Le sculture africane rappresentano i molti Dante di questo racconto, un viaggio all’Inferno senza alcun “Virgilio”. O forse Dante saranno i visitatori della mostra, guidati da tanti Virgilio di legno. Si tratta infatti di un gruppo numeroso di sculture che rimandano a molti stili dell’arte tribale. Opere in legno di disparata provenienza subsahariana che i FakeNews dispongono in ogni stanza seguendo una loro identità. Disincarnate e straniate dai loro prototipi societari, sacri, rituali, le sculture diventano immaginari e paradossali migranti.

Tale processo, che chiamerei di reincarnazione, alloggia molti contenuti. In primo luogo tali opere sono arrivate in Italia senza suscitare alcuna reprimenda, per quanto fossero prive di visto o di passaporto, a meno che non si voglia considerare tale un certificato d’esportazione. In secondo luogo, fossero pur naufragate da una nave, sarebbero rimaste a galla, a differenza degli umani che invece annegano rapidamente.

Alla fin fine, per loro in quanto oggetti e per di più oggetti d’Arte, i porti non sono mai chiusi. Disponendo il loro esercito di legno dove meno ce lo si aspetterebbe, i FakeNews giocano con una delle loro figure più efficaci, già patrimonio dell’avanguardia: l’humor noir. Quell’umor nero che mette insieme elementi tradizionalmente inconciliabili, strappando il sorriso e illuminando una tragedia. Lo si vede anche nei détournement della pubblicità, anch’essa sul tema dell’immigrazione, dove una bottiglia di pelati denuncia lo sfruttamento bestiale necessario per produrla.

Impassibili testimoni del lutto, le sculture africane sono esentate dal commentarlo. Ma non ne sono esentati i FakeNews nè chi scrive, che ama l’Africa e detesta gli ipocriti.