Gattatico, Reggio Emilia. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio il museo Cervi raccoglie nella sua sede un nuovo racconto del territorio fatto degli attrezzi contadini. Dal 19 settembre sino al 31 ottobre saranno la patina della fatica contadina lasciata dalle mani e dal sudore del dissodare la terra e amarla, oltre che coltivarla, a raccontare la storia del territorio.telaio

Nell’ambito della rinnovata attenzione ai temi della terra e del lavoro sulla terra stimolata anche da Expo, il Museo Cervi organizza un percorso ragionato presso alcuni dei propri spazi, originariamente spazi di lavoro e di vita della casa contadina della famiglia Cervi.IMG_8601

A partire dalle scelte coraggiose e all’avanguardia che i Cervi compiono nella prima metà del ’900 e che si riveleranno fondamentali per l’innovazione di alcune pratiche produttive e per un impulso alla meccanizzazione delle campagne, il percorso di visita intende porre particolare attenzione ad alcuni cicli produttivi rappresentati nel percorso del Museo Cervi, alle tipologie e agli usi stessi degli attrezzi, mettendoli in rapporto con le tipiche colture locali ma anche con il processo di evoluzione delle campagne e dell’economia agricola con l’avvento della meccanizzazione.

Si tratta di un percorso certamente non esaustivo ma significativo del fermento che ha attraversato le campagne emiliane a cavallo fra la prima metà del secolo scorso e il primo dopoguerra e che trova una significativa rappresentazione nella operatività e nella lungimiranza della famiglia Cervi, giustamente definita di ‘contadini progressisti’.telaio 2

Ne è il simbolo di quei tempi il telaio, che non è quello originale, che andò bruciato al momento della cattura dei Cervi, ma un modello assolutamente identico. Con il telaio, Genoeffa madre dei sette fratelli e le nuore tessevano, come era consuetudine e necessità, gli indumenti e tutto quanto serviva al funzionamento della casa.lino

Nella forma più semplice, il telaio è organizzato con due sistemi di piccoli nodi (lis) attraverso i quali passano i fili dell’ordito. Uno raccoglie la serie dei fili pari, l’altro quella dei fili dispari. La tessitrice, premendo i pedali del telaio, alza e abbassa alternativamente, distanziandole, le due serie di fili. Attraverso il varco che si apre viene fatta passare la navetta contenente la spola. Il periodo dedicato alla tessitura coincideva con il tardo inverno o la precoce primavera, quando ancora non incombevano i lavori dei campi. Il telaio era di solito collocato in una ‘posta’ vuota della stalla.

Assieme al telaio i vari attrezzi, molte volte innovativi e frutto dell’ingegno semplice ma efficace di quella che è divenuta ai tempi nostri la “civiltà contadina”.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.