Uscito lo scorso 10 novembre, The Endless River”, il primo album di inediti in 20 anni dei Pink Floyd sale al 1° posto della classifica di vendita degli album. In un periodo di grandi uscite, sia internazionali che italiane, la leggenda dei Pink Floyd batte tutti quanti anche in Italia.

Al di là delle recensioni ufficiali (alcune molto buone come quella di Gabriele Antonucci su Panorama, altre piuttosto critiche come Giovanni Ansaldo su Internazionale) per una come me, appassionata dei Pink Floyd da sempre, fedele compagna di vita di Atom Heart Mother, convinta seguace del loro respiro sinfonico, The Endless River è un disco bellissimo.

Da ascoltare e riascoltare sempre. Come succedeva per Atom Heart Mother.

The_Endless_RiverThe Endless River è il quindicesimo e  (al momento) ultimo album in studio del gruppo britannico. Prodotto da David Gilmour, Phil Manzanera, Youth e Andy Jackson, è anche il primo album del gruppo che giunge a distanza di vent’anni da The Division Bell (che non mi era tanto piaciuto) e anche il primo pubblicato dopo la morte del tastierista Richard Wright, nel 2008, nonché il terzo dei Pink Floyd “capeggiati” da Gilmour, dopo l’abbandono di Roger Waters nel 1985.

Descritto da molti come il “canto del cigno di Richard Wright”, The Endless River è un album prevalentemente strumentale, ma quando c’è la voce, è la magia che ti abbraccia. Una voce che è quella di sempre.

Un disco assolutamente pinkfloddiano, che riporta a trent’anni fa, che ti fa riconsegna le sonorità di Wright, l’armonia ambiziosa di Gilmor, l’ampio respiro di un canto che attraversa tutti e 18 i brani interrotto ogni tanto da sussulti rock.

Insomma, un disco per i nostalgici che oggi hanno sessant’anni e per i giovani che si ritroveranno innamorati.