La città salutava Tito Speri (1825 – 1853) a cannonate. Tante, a salve, erano state sparate al punto che ci era scappato anche l’incidente, avvenuto, a Brescia, tra le manifestazioni dedicate all’inaugurazione di quel suo monumento a cui, le stesse deflagrazioni, erano state festosamente associate.

A margine di questa statua commemorativa, l’intera città era convenuta nelle diverse rappresentanze del capoluogo che derogavano, senza problemi di esclusività, un congruo spazio di compartecipazione anche ai referenti di alcuni sodalizi patriottici, giunti dal territorio bresciano e da luoghi di un altrove, invece, ancor più lontano, rispetto all’ambito locale, divenuto ampio contesto a riscontro di un diffuso sentore d’amor patrio, interpretato in un dato seguito più vario.

Tra questi, anche chi, per servizio, durante tale storica giornata inaugurale del manufatto, recante le fattezze del patriota accennato, si era trovato a dovere mettere alla prova il pezzo d’artiglieria che doveva contribuire a dar voce ai palpiti tonanti dell’accesa retorica tutta, per l’occasione, instradata, a valorizzare l’opera scultorea che si aveva pubblicamente da svelare, come, pure, appare a segno di tale accaduto incidentale, colto dalla cronaca del tempo, a margine di questa peculiare e solenne presentazione ufficiale.

Il quotidiano “La Provincia di Brescia” del 3 settembre 1888, andava, in tal senso, a testualmente pubblicare a proposito di un “Artigliere disgraziato. Ieri sullo spalto del Cantone Mombello, Faustino Quaranta d’anni 39, armaiuolo, attendeva con altri suoi compagni alle salve per l’inaugurazione del monumento a Tito Speri. Nel ricaricare un cannone reso troppo caldo pel numero dei colpi sparati e mentre rimetteva pel foro della polvere che teneva in mano, questo scoppiò, provocando nello stesso tempo lo scoppio di altra polvere che teneva di riserva in una borsetta allacciata intorno ai fianchi. L’artigliere riportò sgraziatamente delle forti ustioni alla faccia – restando per buona fortuna illeso agli occhi. Venne sul momento medicato nella vicina farmacia Mora, poi si recò all’Ospedale Civile, ove quei medici dichiararono le ferite guaribili in dieci giorni, salvo, s’intende, possibili complicazioni”.

Tracce della giornata erano restate chiaramente impresse nell’infortunato menzionato, secondo il corso di quegli eventi che, a fronte dell’oblio ormai sceso sulle generazioni di allora, seguita, comunque, a conservare il monumento nel modo in cui, in quei frangenti, era stato solennizzato all’attenzione generale, per quanto esista, in letteratura, un pronunciamento, pure ingeneroso, rispetto alla percepita qualità dell’opera in posa, ancor oggi visibile nella pittoresca piazzetta omonima allo stesso personaggio, a cui, per altro, nei pressi della stessa, si profila la nota galleria cittadina, anch’essa dedicata a “Tito Speri”.

L’Enciclopedia Bresciana propone una propria traccia di lettura di quest’angolo del centro di Brescia, complessivamente intriso dall’epopea risorgimentale, con particolare riferimento alle epiche “Dieci Giornate”, come emerge dalla voce documentaristica corrispondente a tale evidente punto di interesse: “(…) Al centro della piazza campeggia dal 1888 la mediocre statua di Tito Speri dello scultore Domenico Ghidoni a ricordo (come suggerisce anche l’adiacente via Barricate) di scontri avvenuti durante le Dieci Giornate del 1849. La piazza nel secolo XVII era chiamata, da un pioppo che vi dominava, piazza dell’Albera. Venne poi chiamata nel 1862 “Piazza del 1849” e, infine, su proposta del Comitato Operaio, nel 1885 fu dedicata a Tito Speri. Alcune lapidi ricordano i fatti del 1849”.

Nonostante quanto si trovi scritto in tale puntuale ed approfondito tomo del sapere, limitatamente, cioè, alla citazione tratta a riguardo del monumento in questione, secondo quella visione critica entro la quale complessivamente lo si trattiene, il prodotto confacente a tale statua era piaciuto alla sorella dell’eroe bresciano, tanto che ne “La Provincia di Brescia” del 7 settembre 1888, era apparso un sentito plauso da parte della medesima famigliare, anche verso la resa scultorea messa in atto per ricordare il compianto ed il giovane fratello:

La signora Santina Speri ci interessa a pubblicare – Profondamente commossa delle straordinarie onoranze fatte a mio fratello Tito Speri in occasione della scopertura del monumento a lui eretto; a quantunque l’egregio assessore avv. Nova abbia, a nome mio, ringraziato quanti conconsero a tale solennità, sento, tuttavia, imperioso il dovere di fare anch’io personalmente i miei più vivi ringraziamenti. Li faccio quindi specialmente alla nostra Società dei Reduci che prese l’iniziativa per l’erezione del monumento e ne raccolse le offerte; agli zelantissimi comitato e sotto-comitato che tanto si adoperarono per moltiplicare le sottoscrizioni e per ordinare le molteplici incombenze della festa dell’inaugurazione; al distinto scultore Ghidoni che maestrevolmente scolpì la statua; al sig. Palazzi e Rubagotti che scrissero opuscoli dedicandone l’importo della vendita ad aumento delle somme raccolte dai Comitati; ai giornali locali i quali stamparono avvisi, inviti, rendiconti, memorie, lettere, articoli, ecc concernenti quanto venne fatto in onore di mio fratello Tito; all’illustrissimo commendatore Fiorentini che ebbe la degnazione di assumersi alla funzione in mia rappresentanza; a tutte le autorità provinciali, politiche, militari ed amministrative che onorarono di loro presenza la festa; a quelli che tessero gli elogi della vita del fratello, a coloro che aderirono alla inaugurazione con lettere e dispacci; a tutte le associazioni, infine, musiche, fanfare che intervennero alla solennità, e a quelli, tanto bresciani che d’altre province, i quali deposero corone sul monumento. Brescia, 6 settembre 1888. Santina Speri”.