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Leno (Brescia) – E’ stato da poco pubblicato l’ebook Migå töt, ma ‘n pó dè töt. Storie, poesie e riflessioni in dialetto bresciano” del Maestro Tomaso Romano. Classe 1921, Tomaso Romano a 92 anni compiuti si cimenta in un’avventura del tutto nuova: il libro digitale. Di seguito l’intervista dove il maestro parla del libro, dell’amore per il dialetto e delle nuove tecnologie.

Maestro, come è nato questo libro?
Il libro è nato per amore del dialetto, per salvare qualcosa che altrimenti sarebbe andato perduto, per conservare una cultura popolare che rischia di essere dimenticata, per diffondere la lingua dialettale e le tradizioni che soltanto il dialetto racchiude in se.

E il titolo?
E’ una raccolta di queste memorie del tempo, messe tutte insieme in un libro affinché possano essere conservate e salvaguardate dall’oblio. “Migå töt, ma ‘n pò dè töt” perché non è un’enciclopedia, dunque non si può trovare tutto, ma è una semplice raccolta di racconti, riflessioni e tradizioni che abbraccia gran parte delle mie esperienze di vita; una confessione quasi, una riflessione dettata dalla mente e dal cuore.

Quando è nato il suo amore per il dialetto?
Questo amore è nato fra i banchi di scuola, nel dopoguerra, quando l’analfabetismo era ancora diffusissimo e la gente parlava solo attraverso il dialetto. L’Italiano non veniva usato spesso, era la lingua di chi studiava. Spesso traducevo dall’italiano al dialetto per farmi capire con gli studenti, cosa che mi fu molto utile a scuola, e così scoprii che anche il dialetto, come tutte le lingue, aveva le sue parole e i suoi canoni letterari, anche se questi canoni variavano di paese in paese.
Iniziai allora a parlare con gli anziani, a raccogliere i loro ricordi e ad assimilarne il dialetto, che era un dialetto puro, non contaminato da termini stranieri come quello di oggi, raccogliendo poi tutto questo sapere in un dizionario.

Come si sente all’idea che il suo libro verrà pubblicato in un formato non cartaceo?
Sono sorpreso! Prima ero ignorante di questa nuova tecnologia. Ne sentii parlare per la prima volta quando partecipai a una presentazione a Brescia. Non pensavo davvero che ne avrei mai scritto uno, e invece eccomi qua. Ringrazio davvero la Fondazione, il Direttore di Cassa Padana, chiunque abbia reso possibile questa nuova esperienza. Sono entusiasta, ma anche un po’ in ansia.

Questo libro sarà dedicato a Paola Mondolo, giovane ragazza di Manerbio mancata prematuramente…
Vorrei spendere un pensiero per Paola, impiegata della Cassa Padana alla quale questo libro è dedicato. Questa raccolta è stata pubblicata anche perché il ricordo di questa giovane vita spezzata a causa della malattia non si perda, perché di lei non resti solo qualche memoria nella mente di chi la conobbe. Questo libro è un incoraggiamento, una testimonianza di empatia verso i suoi genitori.

Il libro sarà corredato di immagini e sarà interattivo. E’ un connubio tra memoria e innovazione!
Pensi, ci sarà in questo libro una mia intervista e cliccando sui titoli si potrà sentire la mia voce! Sono impressionato! Le fotografie sono rare immagini di un tempo che è passato, ma le storie che rappresentano sono eterne. Sembra che siano solo lontani ricordi di un vecchio, ma in realtà spesso queste esperienze si rivivono senza saperlo. Sono gesti, azioni, vite vissute da altre persone, ma che in realtà sono anche nostre, perché testimoniano esperienze, sentimenti e sensazioni comuni a tutta l’umanità, come l’amore e il fluire del tempo.

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Marco Sacchi
Bresciano di origine e residenza, frequenta l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza dove si specializza in Economia aziendale. Dal 2011 in forza presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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