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Brescia – Le nove serate di intrattenimenti teatrali, artistici e musicali della seconda edizione dei “Notturni dannunziani” sono strettamente legate all’anno in cui, attraverso una sinergia attuata fra la “Fondazione Vittoriale degli Italiani” di Gardone Riviera, alcuni enti ed istituzioni del territorio ad essa afferente e la collaborazione dell’associazione “Artecontatto”, tale manifestazione culturale aveva preso corpo e sostanza, rinnovando il perdurante significato della propria proposta fino al presente.

Il messaggio che ne è corrispondente attesta tuttora una propria valenza di studio e di elaborazione concettuale sopravvivente oltre quell’estate del 2008, durante la quale l’evento stesso aveva ispirato anche la documentata testimonianza di una pubblicazione inerente l’intero scibile dell’apparato organizzativo con cui il partecipato appuntamento esplicativo si era pubblicamente articolato in una sua peculiare tematica confacente.

Quella tematica che il libro, con i testi critici di Marcello Riccioni, custodisce, per il tramite di una chiara formula di consistenza, in una metodica ed in un’interessante capienza editoriale, affidata alle poco più di centoquarantuno pagine con le quali è dimensionato quello spessore che è relativo ad un elegante ed accurato volume illustrato, realizzato dalla “Compagnia della Stampa” con il titolo di “Notturni dannunziani 2008 – tra eros e natura” che, in quarta di copertina, reca pure l’espressione sibillina, attraverso la quale emerge una traccia di riflessione connotativa, nei termini di “La forma del corpo, il colore della natura”.

Quest’enunciato poetico riporta alla figura di Gabriele d’Annunzio che, con questa elaborata ed affastellata silloge artistica, rappresentata dalla manifestazione con la quale del noto personaggio se ne esplicita l’attribuita aggettivazione nella denominazione scelta per la sua individuazione, è al centro di quella visione qualificante che ne mette in risalto l’incontenibile personalità esuberante, come risulta pure intesa dalla concezione espressa, fra l’altro, sulle pagine del libro dalla allora presidente della “Fondazione Il Vittoriale degli Italiani”, Annamaria Andreoli, in relazione a “quella “oltremodernità” di cui solo d’Annunzio era capace. Valicare le mode, stabilire percorsi estetici e stilistici che spesse volte rimanevano esclusi dalla critica perché, per l’appunto, troppo rivolti ad un futuro non prossimo. Per questo il suo testamento spirituale è stato concepito, oltre che in una complicata struttura architettonica, all’interno di uno spazio che negli anni successivi la morte del Poeta è divenuto normale calamita per coloro i quali vogliono avvicinarsi e comprendere la natura di questa estetica”.

Gli anni della vita di d’Annunzio, trascorsi a Gardone Riviera, sembrano apparentarsi in una metafora esistenziale figurativamente aderente a certe suggestioni del panorama lacustre stesso, richiamando quella velatura malinconica del lago ondeggiante in movenze dall’apparenza vellutata, sul filo dell’acqua dalla luce opaca, che paiono ammorbidire la natura che vi è sovrana con il femminile lunare di una fluida anima svenata da quanto è, invece, per il mare, la solare materia di una vigorosa asprezza salata.

In questo contesto di un’acqua dolce, in un certo qual senso “esanime”, appare ancora più evidente, la stilistica decadente del poeta a cui, in questa edizione dei “notturni dannunziani”, si è voluto attribuire la congeniata tematica di tutto quanto, fra le parole espresse, nella medesima pubblicazione, dall’allora assessore alla Cultura di Gardone Riviera, Rita Sara Flora, sembra concorra a delineare il concetto di un’ammessa rivelazione, in merito ad un “tema legato al mondo poetico di d’Annunzio che ha sempre cercato di coniugare il mondo dei sensi al mondo dell’arte in un rapporto dialettico e sofferto che si respira in ogni angolo del Vittoriale”.

NotturnoVittoriale inteso come spazi ed insieme di architetture speculari a determinate ragioni che la citata presidente dell’omonima fondazione contestualizza nel libro entro la riflessione sviluppata nella parte introduttiva di quest’opera editoriale, pure realizzata a catalogo commentato dell’evento in questione, sottolineando quanto “l’architettura tutta del Vittoriale sia segnata da una tale maestria per cui i rimandi dal mondo esterno siano magistralmente ricondotti nell’intimo delle scelte, non casuali, di concepire una dimora che sia in sintonia con l’ambiente esterno. Tra letteratura e spazio progettato: così d’Annunzio, nelle sue prime pagine del Piacere, affronta il tema del ricordo come riordino dei sensi. Ed è magistrale il modo, poetico, con il quale il Poeta afferma la possibilità di riunire i sensi come massima esplicazione del piacere”.

In nome del ravvisato intento di concretizzare la capacità di animare in uno spicchio di notte estiva, un luogo solitamente vissuto di giorno, ma comunque secondo un itinerario guidato, l’edizione dei “Notturni dannunziani” del 2008 si è espressa nella ricercata ottica di far conoscere gli ambienti suggestivi legati alla permanenza di Gabriele d’Annunzio al Vittoriale, attraverso performance teatrali, esecuzioni di musica dal vivo ed una fornita galleria d’opere d’arte, intese nella proiezione di una sensorialità visiva, tattile ed uditiva, sperimentata in una caratteristica localizzazione capace di suscitare suggestioni emotive, stimolate nelle ore notturne della manifestazione, nel quadro della prospettiva di una conseguente ricaduta d’immagine in una effettiva simbiosi di assimilazione con quanto dell’ambiente stesso si pone pur sempre, tuttora, in una diretta ed in una ideale correlazione.

Correlazione stabilita, in questo caso, nella stigmatizzazione dell’eros nel presupposto rapporto ritrovato tra uomo e natura che la seconda edizione di “Notturni dannunziani” ha inteso offrire al visitatore, nel parco del Vittoriale, come una sorta di “luogo di un riordino dei sensi e delle percezioni”.

Una prospettiva perseguita culturalmente con un programma intenso, affidato all’esposizione di alcune opere di artisti “storici”, come, fra gli altri, Pablo Picasso, Giacomo Manzù e Renato Gottuso, e d’autori invece contemporanei, fra i quali, Attilio Forgioli, Giuseppe Rivadossi, Sergio Battarola, Tullio Cattaneo e Dino Baiocco, dei quali il libro offre la documentazione dei manufatti esposti e la correlata nota biografica per ogni rispettivo pittore e scultore.

Analogamente, la pubblicazione divulga il prezioso contributo riservato all’apprezzata manifestazione da parte delle installazioni e dei video di Stefano Mazzanti, di Andrea Morucchio, di Fulvio Tramontano e di Daniele Bondì, della danza, secondo quanto interpretato da “Balletto civile”, da Franca e da Elisa Ferrari, del teatro, in relazione a “Officine Orfeo”, a “Barbara Eforo & Davide Fasoli”, a “Costruzioni metalliche”, a “Equilibri avanzati” ed a “Paolo Massimi”, oltre alla musica ed alle performance, dell’una riconducibili a “Galanterie” ed a Francesca Tirale, dell’altra propria invece del carisma espressivo di Ludivine Pradines.

Un evento, dettagliatamente spiegato in questo libro, secondo il metro descrittivo che ne custodisce culturalmente il laborioso cimento compositivo, che si pone in quella perenne fascinazione alla quale sembra pure rapportarsi Valerio Terraroli nel suo scritto, dal titolo “Macrocosmo”, incluso nel libro-catalogo dove, fra l’altro, afferma: “L’armonia che ne scaturisce, il melodioso rincorrersi delle acque, l’atmosfera da bagni misteriosi che avvolge le piccole terrazze e i camminamenti confermano, ancora una volta, come il Vittoriale sia visto dal suo creatore come estremo rifugio della grazia e della poesia. Qui, natura ed eros si ritrovano, si fondono, aprono varchi per una percezione panica e totalizzante…..”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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