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Brescia – Di questa aggregazione, la stampa ne aveva dato alcuni scampoli di interpretazione. A fine Ottocento, come pure ad inizio Novecento, le prime pagine dei giornali vi avevano dedicato quell’attenzione che perdura, in alcuni loro sopravvissuti esemplari, a stabilire il punto d’osservazione con cui, certe stereotipate forme di questa istituzione, fossero state, allora, oggetto di considerazione.

Un paio di contributi, emergono a campione, a margine di una dinamica editoriale di una più vasta informazione, che, della massoneria, ne avevano divulgato una certa versione, nell’uno e nell’altro caso, modellata attorno ad una serie di particolari, adottati quale materia per un rispettivo pronunciamento, sviluppato nell’ambito di un’argomentata trattazione.

A proposito della sedicente “Massoneria bianca”, della quale, lunedì 8 maggio 1899, “La Sentinella Bresciana” offriva una controversa presentazione, enunciata testualmente già nel titolo dello scritto, in capo gli estremi sommari di un personale approfondimento, suffragato da alcuni indizi che strutturavano un singolare articolo tipograficamente di spalla, promuovendo gli effetti d’immagine di una corrispondente impressione.

Nel riferire nel merito di una allora rilevata tendenza massonica, fra le officine di pensiero attive in tale composito consesso, un non esplicitato giornalista affidava a questa edizione infrasettimanale del citato giornale bresciano, la descrizione di una serie di manifestazioni proprie di una sorta di emulazione laica, praticata a vaga imitazione di una confessione religiosa, come pare fosse, tale risoluzione settaria, intesa “dal deputato radicale Blatin il quale nel “convento” del 1883 preconizzava la Massoneria Bianca”.

Nel contesto della maggiore organizzazione nazionale di tale affiliazione massonica, l’intento sembra fosse quello di spingere il simbolismo rituale oltre i limiti di un’esoterica allegoria di speculazione, cercando di sostanziare le modalità dei lavori promossi in loggia attraverso il condividere i metodi di una propria applicazione, ricorrendo ad un insieme di emblematici significanti figurati, interpretati in sostituzione di quegli ulteriori rimandi al trascendente che davano, invece, una profondità di lettura dell’immanente.

Felix_Faure
Felix Faure

In pratica, invece che la storica vocazione massonica a favore del deismo, nella quale c’era, fra i requisiti richiesti per l’ammissione in una loggia d’elezione, il credere in un’entità superiore, nella fattispecie espressa dal ceppo di una più articolata tradizione, pare sia apparsa, invece, un’impostazione ancor più laica, protesa ad un’ulteriore inversione rispetto alla storica caratterizzazione della natura propria di questa istituzione, della quale se ne dava, nell’articolo menzionato, la traduzione di un insieme di aspetti spiegati nella riadattata ritualità, adottata nei corrispondenti lavori massonici, fra una serie di peculiari opportunità che parevano essere state ispirate dall’elaborazione, in aderenza ad importanti circostanze della vita, di alcuni metodi speculativi promossi dalla ricerca di adeguarsi maggiormente alla proporzione di sinergici apparati allegorici, in relazione ai tempi che ritmavano i vari incontri fra gli affiliati in loggia.

Fra questi, “(…) il rituale del riconoscimento coniugale. La descrizione di questo simbolismo privo di radici storiche, di movimenti tradizionali, sommamente complicato ed astratto, è quanto mai…esilarante. Nel rito nuziale, per esempio, si susseguono degli episodi divertentissimi. Si incomincia a portare la squadra, il compasso, la livella, il mazzuolo, la riga, tutti, cioè, i “ferri del mestiere” di un buon massone, il cui significato viene spiegato agli sposi. Poi, costoro vengono allacciati da un simbolico cordone che raffigura le nasciture generazioni, “simili alle liane che con il flessibile stelo uniscono due alteri centenari”. Ecco, quindi, l’Amore, rappresentato da una bacchetta di vetro, simbolo di purezza e di fragilità: bacchetta che vien poi spezzata, a indicare che l’unione coniugale può essere rotta dal divorzio. Poco lieto pensiero, potreste dire: ma il buon Blatin ha provveduto anche a questo: e tosto fa che si porti ai due sposi il vino lusinghiero che discaccia ogni pensiero…come nella Cavalleria Rusticana. Segue, ancora, una “catena” dei Fratelli: e misteriosi contatti di palme (non potendosi dire, innanzi ai profani, la parola sacra) e un incrociare di spade sulla testa dei due sposi, e altre mimiche, tutte corredate, s’intende, da spiegazioni e da predicozzi, finchè si termina con i discorsi. Dopo di che i due…infelici sono davvero marito e moglie, agli occhi del Grande Oriente: e possono andarsene pei fatti loro a riposarsi da questo primo…infortunio coniugale”.

Bourgeoi
Leone Bourgeoi

In questa supposta ricostruzione, rilevata in tale specifico consesso meditativo rivolto alla accennata rielaborazione, pare che vi siano stati anche gli elementi relativi al manifestarsi di quella stigmatizzata morale indipendente che l’articolo esaminato, facendo voltare pagina alla lettura per il prosieguo della sua narrazione, accostava, in presunte convergenze fra certi esponenti della politica francese, all’impronta umana situata a retroscena di un dibattito massonico, compromesso con alcune intestine contraddizioni, bene amalgamate al contingente attimo fuggente, quale effimero pulviscolo pallido e transeunte, rispetto ad un ben più vasto ed ineffabile vertice, appetibile nel trascendente: “(…) Ecco, così, i massoni intrigare nelle crisi ministeriali, ordire le loro occulte trame al Parlamento, mandare la parola d’ordine agli affigliati, ai Fratelli di Palazzo Borbone e del Lussemburgo, imporre la votazione delle leggi giacobine…Eccoli giubilare perchè, nel 1896, con Leone Bourgeois, ben sette dei loro sono ministri, e gli altri membri del Gabinetto, i “profani” (come il Berthelot) sono “degni d’esserlo”. Per breve tempo vi appartenne, in giovinezza, il Felix Faure; e quend’egli sedette all’Eliseo (dove indarno cercò di penetrare il Brisson) i Fratelli sperarono un istante d’impadronirsene un’altra volta; e più tardi, delusi, gli si volsero contro”.

A riflesso di questo inflessibile ed esplicito ritratto caricaturale, circa una variegata organizzazione, connessa ad un substrato culturale, pure radicato in una professata formula esoterica e valoriale, la medesima testata giornalistica bresciana almanaccava fra personalità, analisi ed interpretazioni, parimenti relative ad allusioni di realtà massoniche, indicate, però, nel Belpaese, nel modo in cui è parso essere stato ispirato all’autore, non esplicitato in calce ad un altro articolo intitolato “Fasti massonici”, attraverso un intervento apparso sulla prima pagina de “La Sentinella Bresciana” di martedì 13 ottobre, offrendo altro spunto critico circa il possibile approssimarsi, fra le cronache del tempo, della medesima tematica evocata, secondo quella misura nella quale la stessa era intesa fra alcune vicende dell’epoca, giunte ad una pubblica conclusione e spiegate nella sostanza di una versione, non qui confutata dalla parte destinataria di tale reprimenda dissertazione: “Due notizie hanno commosso gli animi nelle città interessate, in questi giorni: il trasloco del prof. Vittorio Pescatore dalla Direzione delle Scuole Normali di Mantova ad Avellino e il trasloco del prof. Galassini dal Liceo Muratori di Modena al Liceo di Alessandria. Si tratta, a quanto pare, di vendette massoniche; la qual cosa non farà meraviglia ad alcuno quando si pensa che il ministro della P.I. è il “fratello” Nasi, il quale, annunciato come riformatore e uomo di idee larghe e moderne al suo apparire nella scena politica, si rivelò poi quello che realmente era, un confusionario privo di ogni salda norma direttiva, e un settario ossequiante ad ogni cenno massonico. Il prof. Vittorio Pescatore era stato mandato lo scorso anno alla Scuola Normale di Mantova onde inquerire e riferire su certi scandali di indole morale che da vario tempo turbavano l’andamento di quell’Istituto. Pare che, in seguito all’inchiesta del prof. Pescatore, fosse stato proposto il trasloco di alcuni insegnanti; e si attendeva che i traslochi avvenissero, quando l’ultimo bollettino della pubblica istruzione recò, invece, la notizia del trasloco del prof. Pescatore. Le ragioni? Una, fra le altre attendibili: le magagne della Scuola Normale di Mantova erano state rivelate dal “Risveglio Liberale”, giornale fieramente antimassonico: l’inchiesta e le proposte dal prof. Pescatore avevano dato ragione alle rivelazioni del “Risveglio”, quindi trasloco “massonico” del Pescatore ad Avellino. (…)”.