Brescia – Calcari e Conchieri, ovvero, rispettivamente, pittura e scultura, in una condivisa manifestazione espositiva che, in una stessa riuscita congiuntura, il 2016 sviluppa, fino a domenica 27, in quella seconda metà di novembre dove tale appuntamento vi proporziona la propria circoscritta misura.

Mostra, con ingresso libero e gratuito, per la regia del sodalizio cittadino che si ispira nominalmente e fattivamente al luogo della medesima esposizione, coincidente con l’antica pieve di Urago Mella, al civico 136, di via Chiesa a Brescia (in prossimità della fermata 355 degli autobus della linea 2 e 16) dove l’iniziativa si svela negli orari quotidianamente compresi dalle ore 16 alle ore 19, con la sola esclusione del lunedì che è, invece, giornata di chiusura, mentre, di domenica, l’apertura è pure di mattinata, dalle ore 10 a mezzogiorno.

Per voce del presidente dell’Associazione Amici della Pieve di Urago Mella, nella persona di Roberto Paderno, la manifestazione inaugurale di questa diversificata ed, al tempo stesso, unitaria proposta artistica, è entrata nel vivo, offrendo pure spazio per i rispettivi interventi che, sabato 12 novembre, hanno accompagnato l’avvio ufficiale della mostra stessa, presentata dal critico prof. Giammarco Puntelli, e pure valorizzata dai pronunciamenti espressi dal pittore valtrumplino Tiziano Calcari e dallo scultore desenzanese Pierluigi Conchieri.

Uguale terza lettera dell’alfabeto, per i protagonisti di una duplice proposta d’arte, personalmente rappresentata nella raccolta d’opere, denominata “Tra ricordo e sogno”, che appartiene ad un tratto significativo del percorso creativo dei due citati autori bresciani, pure accomunati dalla stessa consonante, mediante la quale inizia il loro diverso cognome che raddoppia nella locandina della mostra, in un appaiato accostamento d’attribuzione.

opere-di-calcari-e-conchieriLa dimensione pittorica, affidata a tele dal diverso formato, ma da una ricorrente stilistica d’ispirazione, attiene alle figure, ai tratti ed ai colori ad olio dei numerosi dipinti di Tiziano Calcari, artista noto, fra l’altro, in sede romana giubilare, a proposito del quale, un’apposita pubblicazione divulgativa, in relazione alla sua asseverata esperienza compositiva, recita che “Le sue prime opere sono paesaggi dove l’inquadratura assume un significato di cronaca, quasi a voler fermare il tempo, connotazione, questa, che conferisce al quadro un carisma poetico eccezionale. Ricco di idee e soluzioni estetiche, l’artista riesce a farsi riconoscere per la ricerca di nuove forme di figurazione e per la liricità dei suoi contenuti”.

Nel merito di una possibile riflessione rivolta al percorso pittorico codificato da quest’artista, tra le pagine dell’accennata pubblicazione, si legge, a firma di Walter Venanzio che “Tiziano Calcari è un di quei pochi artisti che hanno sentito la necessità di uscire dagli schemi per modellare l’arte secondo la propria fantasia. La figura è volutamente scomposta, allungata, deformata, infine integrata nel paesaggio. Interessante la sua pittura a “grandi macchie” dove la luce gioca un ruolo importante. Dotato di grandi capacità espressive, Tiziano Calcari è un valido pittore, capace di suscitare emozioni con la sua arte. Sono opere interessanti da vedersi che evidenziano uno stile personale, impreziosite da una fervida ricerca”.

La mostra bresciana promuove la visione di quanto è suscettibile di una ricca ricognizione plausibile d’una pertinenza sia pittorica che scultorea, in un contesto pervaso da una vicendevole forma di estrinsecazione dell’arte, aperta alla polimatericità di una tridimensionale rappresentazione, per lo più allegorica, che appare come compagna di viaggio della pittura, secondo una comprensibile alleanza armonica, qui stabilita nella concettuale tappa di quell’interessante itinerario compositivo che ne attesta una possibile ed apprezzata compenetrazione sincronica.

“La materia immortala i suoi percorsi di ricordo, sogno, fatica, polvere, conflittualità, esperienze di vita”: ha, fra l’altro, scritto Silvia Marzari, di rimando ad una attenta visione del ciclo espressivo intitolato “Sculture su ali di sogno per volare”, spiegando pure che “La ricerca di libertà spirituale ed emotiva è immortalata nel “volo” rappresentato da vibranti, eteree, idealizzate e, nel contempo, materiche ali, perchè ognuno di noi ha un paio d’ali, ma solo chi sogna impara a volare. Le opere sono collegate da un sottile filo che sa condurre a morbide malinconie, ad aneliti di gioia, a cupi momenti di scoraggiato dolore, a lampi di luce. Poi lo sguardo viene inondato dalla dolcezza e dalla naturalezza con cui l’Artista gioca, si confonde, plasma i materiali più vivi della natura: il legno, con le sue sfumature, i suoi concentrici labirinti di nervatura, i toni sempre e solo caldi donatigli dalla vita; i marmi, le rocce, i cristalli abilmente modellati, levigati, lucidati in modo che esprimano tutta la meraviglia della loro storia, divenendo specchio della storia stessa dell’Artista. Così è Pierluigi Conchieri: maestro di congiunzione tra immagine e immaginario, tra ricordo e sogno”.

opere-di-calcari-e-conchieri2Lo scultore propone questa feconda ispirazione creativa che, nel corso del tempo, consente, altrove, di poter pure appurare, la presenza di alcune sue opere “presso privati come in luoghi pubblici. Tra le tante: “Natura in libertà”, scultura in pietra di Sarnico presso la frazione Pontasio del Comune di Pisogne, “Città ferita”, grande scultura in legno, creata per commemorare il 40° anniversario della strage di Piazza della Loggia, posta presso la sede dell’Acli Provinciale di Brescia e “Colui che ha dato tutto per noi”, crocifisso ligneo collocato presso la Chiesa di S. Giovanna Antida, parrocchia della Torricella a Brescia”.

Le sculture di quest’apprezzato autore materializzano quella disinvolta maestria mediante la quale una convinta inventiva pare immessa nella plasticità della materia che si rivela pure attraverso un sottile scambio di intesa con quella praticata carica di colori che, nella pittura, sembra possa, in parte, manifestarsi, in un’altra dinamica interpretata, come oggetto sostanziale della tecnica utilizzata, perchè il relativo manufatto espressivo possa essere realizzato nella forma attuata.

A questo proposito, in ordine, cioè, all’aderenza pittorica riferita al corpo della materia trattata, scrive, fra l’altro, Claudio Lepri, usandone il corrispondente aggettivo che vi può essere appurato in riferimento al qualificato ciclo pittorico pertinente, secondo cui “le composizioni materiche del maestro Tiziano Calcari sono strutturate in creazioni che denotano grande qualità compositiva in un mondo che appartiene ad una realtà sognante in cui gli scarni, ma efficienti, cromatismi rendono atmosfere in simbiosi con l’anima dell’artista”.

Le abitazioni rurali montane, la presenza femminile ed una percepibile sensazione di presupposta malinconia, fanno capo ai tre concetti che l’estensore delle menzionate considerazioni sviluppa nel contributo di presentazione del pittore, affidandole alle agevoli pagine patinate dell’opuscolo considerato che ne reca una monografica individuazione d’indagine, funzionale a potervi prendere atto riguardo “La corretta analisi per comprendere e scrutare l’intimità dell’immagine, trovare gli elementi del riscatto, gustare gli aspetti malinconici per traslarli in concetti che fermano la memoria del tempo, poiché le opere di Tiziano Calcari appartengono a quella sfera emozionale del “senza tempo” e “senza età”, ovvero sfuggono a regole ben precise di collocazione storica”.

Come opportunità per una maggior messa fuoco del suo apporto, concettualmente figurativo alla mostra, pare essere, emblematico, il dipinto dal titolo “Labirinto dell’Anima”, puntualmente evidenziato dal prof. Giammarco Puntelli, oltre che nel suo applaudito intervento inaugurale, anche nel catalogo esaminato che al pittore si accompagna in un’esclusiva formula d’interazione culturale, secondo quanto da lui prefigurato: “La comunicazione pittorica di Tiziano Calcari, nell’eleganza formale e nella teatralità di espressione che lo contraddistingue, si approfondisce nei deserti dell’anima che fanno comprendere che l’uscita dal labirinto, necessaria per definire la propria identità, può avvenire, se accompagnata dal sentimento, dal conforto e dall’amore di presenze reali o virtuali nella propria anima e coscienza”.