Brescia. La Galleria dell’Incisione ospita sino al 10 gennaio la mostra di Pierre Pellegrini “Tracce d’inverno”, scatti fotografici gelati penetrano il freddo, “congelando” nell’istante scene invernali, dove il bianco e il nero incidono i lunghi orizzonti.pellegrini_solitario1

L’esposizione propone una ventina di immagini di medio e grande formato, risultato degli ultimi anni di lavoro e sperimentazione nel campo della fotografia a lunga esposizione; paesaggi naturali solitari e silenziosi, dalla Svizzera all’Italia, spesso immersi nella dimensione sospesa di atmosfere nebbiose e luci fioche, sono descritti da bianchi e neri profondi ed evocativi e incorniciati dal formato rigorosamente quadrato.

Tra gli scenari privilegiati nell’immaginario di Pierre Pellegrini, filari geometrici di alberi spogli che si perdono nella bruma, campi disegnati ordinatamente dai solchi dell’aratro, fiumi e specchi d’acqua immobili, come congelati; una natura in cui la figura umana è sempre assente e dove la presenza dell’uomo si coglie solo in dettagli minimali.pellegrini_fotogruppo

Nato il 7 settembre del 1968 a Sorengo (Svizzera) dopo aver intrapreso la strada dell’architettura ha realizzato il suo sogno: quello di diventare un docente di educazione fisica. Parallelamente a questo percorso formativo e professionale si è dedicato alla fotografia. Una ricerca e uno studio dell’immagine in cui la fotografia entra in una dimensione più alta avvicinandosi all’arte, una espressione visiva quasi gelata nell’istante dello scatto che penetra nelle linee della luce e dell’ombra.

– La fotografia per me è un mezzo meraviglioso per comunicare- dice Pierre Pellegrini – allo stesso tempo, dare la possibilità a chi guarda di provare emozioni. Non so bene se sono io a cercare i soggetti o se sono i soggetti stessi a trovare me. Tuttavia, quando questo incontro avviene, ne scaturisce un’immagine perfettamente in sintonia con me stesso e la mia personalità.-

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.