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Medole, Mantova. Gli affascinanti locali della Torre Civica di Medole ospitano un approfondimento sull’opera grafica, pittorica e fotografica di Pierantonio Tanzola.

Dal 25 novembre fino al 6 gennaio l’esposizione rappresenterà un momento di riflessione su tutta la parabola estetica dell’artista, dalle opere che si concentrano maggiormente sul lavorio del tempo a diretto contatto con la materia artistica (le serie Fotografare il destino e La custodia dell’invisibile), a quelle scandite dal battito controtempo de Il secolo di Alfonso, dove gli intimi scatti fotografici di un uomo qualunque scavano un tunnel temporale tra l’esistenza del singolo e i grandi eventi della storia del nostro Paese.

Sarà l’occasione di ritrovare l’intensa serie Omissis, dove il tragico della Storia e l’intervento dell’artificio violentano l’immagine riconsegnandola ad una realtà mai espiata. Il fenomeno naturale ritorna in grande stile nella delicatissima serie Natura Fecit Saltus dove il casuale e il necessario emergono e lasciano tracce in continua trasformazione, nonostante il nostro sguardo le eternizzi e le renda indelebili.

Questo lungo e intento percorso all’interno della molteplice arte di Tanzola si dirige e si sublima dell’ultimo e imponente ciclo inedito de La prigione del segno. Una lunga serie di riflessioni segniche che attraversano la storia dell’arte grazie alla sapienza poietica dell’homo faber, creando un’inedita relazione tra Informale segnico e disegno preparatorio, tra il calcolo del matematico e la vitesse esecutiva, fino a giungere alla definitiva opera di 7 metri di lunghezza, punto terminale (ma pure sempre momentaneo) dell’intricato percorso minuzioso del poliedrico artista.

Pierantonio Tanzola nasce a Udine il 5 maggio 1963. Soggiorna in questa città  solo  per  quattro  anni, dopodiché assieme alla sua famiglia si trasferisce a Padova dove tuttora vive e lavora. La sua prima passione nasce a dieci anni quando gli viene regalata una chitarra, con la quale a quattordici anni comincia a interessarsi al jazz. È nei primi anni del liceo che si inizia all’arte, avvicinandosi alla pittura e alla fotografia quando suo  padre gli regala la prima macchina fotografica  dalla quale non si separerà mai, una Pentax ME Super.

La fine degli anni novanta è il momento in cui le due tecniche, pittorica e fotografica, si contaminano per iniziare una ricerca sulla natura: da questa sperimentazione avrà inizio la serie dedicata agli alberi e agli argini, allegorie di sogni e apparizioni, immagini animiste provenienti da un profondo studio introspettivo.

Le tavole su cui dipinge vengono incise, graffiate, bruciate mentre quelle fotografiche, stampate in grandi dimensioni, vengono manipolate con interventi pittorici e viraggi applicando della terra e degli insetti sulla superficie.

Come di consueto la mostra sarà accompagnata da un catalogo che rappresenterà il XXVesimo volume dei “Quaderni medolesi d’arte”. La mosra è organizzata da la Civica Raccolta d’Arte di Medole, con il sostegno dell’Unione dei Comuni “Castelli Morenici”.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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