San Paolo (Brescia) – Una mano forte e saggia che stringe forte quella del nipote. Io il dialetto lo vedo così, come un nonno che ti spiega quello che la vita gli ha insegnato e ti trasmette un sapere che va al di là di ogni cultura. Un mondo di parole che sono gesti e sentimenti intrappolati tra le rughe.

Fondazione Dominato Leonense e amministrazione comunale di San Paolo propongono una serata dedicata alle tradizioni della Bassa Bresciana, racchiuse come in uno scrigno nella lingua dialettale.

Un appuntamento dal sapore antico che vedrà come protagonista il novantatreenne Tomaso Romano, maestro, poeta, autore e dialettologo di Alfianello che presenterà il suo libro “Tradisiù e superstisiù déla Bàsa Bresàna”, edito nel 2012 dalla Fondazione Dominato Leonense di Leno.

Una raccolta di storie e superstizioni contadine che raccontano la Bassa Bresciana nei primi decenni del Novecento. Il libro è scritto interamente in dialetto, con la traduzione in italiano a fronte.

Durante la serata saranno letti e commentati alcuni brani, aneddoti e curiosità per perdersi nei ricordi di un tempo passato, quando le famiglie vivevano in cascina e la vita era scandita dai ritmi della terra. Un autentico patrimonio di memorie storico-culturali da salvaguardare, che fa apprezzare ancora di più il nostro territorio e la sua storia.

Una serata per capire l’importanza di conservare e recuperare il dialetto, linfa che ancora oggi caratterizza l’identità di un luogo circoscritto e lo differenzia dagli altri.

Tomaso Romano, classe 1921, è un autorevole maestro del dialetto bresciano; nei numerosi libri che ha pubblicato fino ad oggi, veste i panni del fedele narratore delle usanze della Bassa Bresciana, storie che ha vissuto in prima persona oppure che ha ricevuto in memoria da altri.
Negli anni ’90 ha iniziato a scrivere libri “per salvare qualcosa che altrimenti sarebbe andato perduto, per conservare una cultura popolare che rischia di essere dimenticata, per diffondere la lingua dialettale e le tradizioni che soltanto il dialetto racchiude in sé” dichiara.

Scrive il Maestro Romano: “Il dialetto è, in un certo senso, osservatorio, memoria, comunicazione e proposta, per farci nascere il desiderio di non buttare il passato e per non illuderci di reinventare tutto il nuovo.”

Intervista all’autore Tomaso Romano

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