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di Cristian Chiarello

Fino al 2 giugno la mia amata Mantova ospita la 3° edizione del Mantova Chamber Music Festival “Trame Sonore a Palazzo”, con oltre cento eventi nei luoghi d’arte tenuti da 150 musicisti di fama internazionale.

Domenica scorsa ho partecipato ad alcuni dei tanti eventi e posso dire che partecipare non vuol dire solo farsi avvolgere dalla musica ma significa anche immergersi in una città, scoprendone i suoi gioielli nascosti e vedendoli in un’atmosfera diversa e affascinante.

Questo è quanto mi è successo: ho riscoperto la mia città, ascoltando musica classica in alcuni dei luoghi più belli, partecipando in “solitaria” per circostanze e per necessità, perché questo tipo di musica è un ponte per riscoprire se stessi. E di questo avevo bisogno.

Concerto apertura Nicolas Altstaedt violoncello, Alexander Lonquich pianoforte

Sono entrato in Palazzo Ducale, residenza dei Gonzaga che per quasi 400 anni fu una delle più note famiglie d’Europa. Ho salito le scale e aggirandomi fra i corridoi del palazzo e ho raggiunto la sala degli specchi per ascoltare il pianista Gabriele Carcano suonare la Partita n. 4 in re maggiore di BWV 828 di J. S. Bach.

Mentre attendevo le prime note, mi sono guardato intorno e, ammirando gli affreschi della sala, ho notato proprio sopra il palco una figura angelica che tra le nubi suona una sorta di violino, quasi a far da spalla al pianista. Appena le note hanno iniziato a vibrare nell’aria,ho avvertito un’acustica ottima e mi sono visto come un Gonzaga che stava ascoltando un concerto organizzato in suo onore….forse uno degli ultimi considerando che il dominio dei Gonzaga ebbe termine nel 1707, quando Bach aveva appena 22 anni.

Mi sono lasciato il Palazzo Ducale alle spalle per raggiungere il Teatro Bibiena che ancora affascina da quel lontano 3 dicembre 1769 quando fu ufficialmente inaugurato da un quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart in un memorabile concerto che ne propiziò il fortunato destino. Il teatro, allora appena inaugurato, era ancora scintillante di ori e odoroso di intonaci quando il padre di Mozart scrive alla moglie il 26 gennaio: “Nella mia vita non ho mai visto nulla, nel suo genere di più bello”.

Lì sono andato ad ascoltare i Concerti Brandeburghesi di Bach eseguiti dall’Orchestra da Camera di Mantova, due concerti molto diversi tra loro ma accomunati dalla presenza del clavicembalo che assume il ruolo di solista: una formazione che può considerarsi la progenitrice del concerto per pianoforte che caratterizzerà tutto l’800.

Trame sonore

Durante il primo concerto ho notato che il suono del clavicembalo caratterizzava molto tutta l’esecuzione conferendole uno stile barocco. Ma ciò che mi ha più sorpreso è stato il continuo dialogo e confronto tra gli archi: sembrava quasi che il teatro facesse da cornice a una battaglia in cui il clavicembalo faceva continuamente da paciere tra le parti.

Ho comunque preferito il secondo concerto, in cui hanno sempre suonato il clavicembalo e gli archi con l’aggiunta del flauto traverso. Mentre osservavo il suonatore di flauto traverso, ho avvertito in lui qualcosa di famigliare, come se l’avessi già incontrato da qualche parte: dopo circa dieci minuti mi sono accorto che era il professore di musica che in seconda media mi fece da supplente per sei mesi.

Dopo aver salutato il mio ex prof ed essermi complimentato con lui, sono corso alla Basilica palatina di Santa Barbara per ascoltare l’organo Antegnati suonato da Francesco Moi. Gli Antegnati furono una famiglia di organari attiva tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVIII secolo a Brescia.

Nel 1565 Graziadio Antegnati realizzò questo splendido organo dalle caratteristiche tecniche uniche nel suo genere, intervenendo in prima persona nella modifica del progetto originale per sfruttare al massimo la grandezza e l’ottima acustica della basilica.

Alla fine della giornata posso dire di aver ascoltato buona musica, di aver visitato luoghi stupendi e di aver riflettuto un momento sulla mia esistenza, tralasciando per un attimo tutte le preoccupazioni e ansie che questa vita frenetica ci impone.

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