A Riva del Garda, piuttosto che ad Assisi, così come a Pinerolo ed in altre località ancora, tenendo, ormai, fissa dimora a Villa Cargnacco di Gardone Riviera, Gabriele d’Annunzio sembra modellasse certi avvenimenti, fra tempi, spazi e luoghi diversi, attraverso l’attribuitogli carisma di proprie peculiarità contraddistinguenti.

Complice la sua notorietà, questa diluita dinamica d’ingaggio da lui già da lungo corso praticata ed assodata, funzionava anche attraverso la carta stampata che, a Brescia, i mezzi di informazione contribuivano a rendere fonte asseverata di ogni sua novità, fattibile d’essere divulgata.

Anche nel caso di quanto risulta, fra l’altro, riportato nella prima pagina del giornale “La Sentinella” di martedì 16 ottobre 1923 che, riguardo la sua figura, ne abbinava la caratura a quella di un altro noto personaggio dell’epoca, nel contesto, in questo caso, di un riconoscimento cittadino, promanato da un emblematico territorio, apportatore, già nel nome, di un diffuso fascino evocativo: “D’Annunzio va ad Assisi. Perugia, 15 ottobre. L’amministrazione comunale di Assisi ha nominato, in una recente seduta, cittadini onorari l’on. Mussolini e Gabriele d’Annunzio. Il poeta ha risposto al sindaco con questa lettera: – Nella notte tra il 4 ed il 5 ottobre celebrai il sesto anniversario della mia impresa su Cattaro, miracolosamente riuscita per la protezione di santo Francesco dei passaggi d’oltre mare. Le manderò il testo del mio discorso. Ma non so dirle il mio stupore, la mia allegrezza nel ricevere l’altissimo onore della cittadinanza di Assisi. Verrò prima della fine di ottobre a prendere la mistica investitura. Vi sarò a lungo; intanto abbraccio in voi, con riconoscenza e devozione infinite, tutti i miei concittadini. Bonum et pax –”.

Immagine francescana al Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera

Analogo rapporto, con un’altra municipalità mobilitata nella sua specificità locale, pare sarebbe poi intercorso fra una località del Veneto e lo stesso uomo di lettere e d’azione, negli anni nei quali egli era divenuto bresciano d’adozione e mentore trasversale delle referenze che, a vario titolo ed in modi differenti, gli venivano riconosciute da ogni più disparato altrove, nel modo in cui, ad esempio, il quotidiano “La Provincia di Brescia” del 20 gennaio 1925 recava, di una di esse, una dettagliata menzione, pure rilevabile a retroscena di una certa questione, correlata, cioè, ad una fase d’allestimento de “Il Vittoriale”, allora ancora oggetto di quella prima sistemazione, mediante la quale ne è scaturita, in seguito, quell’impronta dannunziana che è stata assicurata alla stilistica di una sua caratteristica definizione: “Gabriele d’Annunzio ha divisato d’ornare la sua villa in Cargnacco degli stemmi in pietra e dei ricordi storici di città italiche. Il cav uff. Marcello Fantoni che fu, per molti anni sindaco di Villafranca, aveva scoperto negli antichi archivi del Comune le insegne originarie della comunità di Villafranca. Ha pensato, quindi, di far riprodurre nel marmo veronese quelle insegne che, come si sa, rimontano al 1200. Veniamo informati che, proprio in questi giorni, il cav. uff. Fantoni ha voluto personalmente recare l’omaggio al Poeta. L’oggetto venne presentato a Gabriele d’Annunzio per il tramite gentile del professore Maroni che è il segretario e l’architetto del Vittoriale, amico da vario tempo del Fantoni stesso. Il comandante era indisposto e non potè ricevere il cav. Fantoni. Anzi, espresse il suo rincrescimento per non potere a voce manifestare tutto il suo grato animo e tutta la sua ammirazione per l’interessante offerta di un cittadino di Villafranca. Però, a testimonianza del suo compiacimento, il poeta volle donare al cav. Fantoni la sua fotografia, accompagnata da un’artistica spilla con smeraldo, che il comandante ha puntato da un lato della sua effige. Poi, di suo pugno, sotto la sua effige, ha scritto la seguente dedica: “A Marcello Fantoni – mio rivale in alambicchi e munifico fratello della bella Pietra – Il bianco lanciere e il monaco bigio – Gabriele d’Annunzio”.

Il testuale accenno al suo pregresso incarico militare, in qualità di “lanciere a cavallo”, si era, a sua volta, trovato meglio esplicitato in una precedente circostanza, giunta a maturazione a ridosso di una data ricorrenza dove tale ruolo aveva calamitato una pertinente attinenza, testimoniata, ancor oggi, dalla sopravvivente edizione di quella testata giornalistica licenziata, nel deposito della storia andata, con i caratteri de “La Sentinella” di sabato 27 ottobre 1923: “L’intervento di d’Annunzio alle feste della Cavalleria a Pinerolo. Roma, 26 notte. L’Agenzia delle informazioni, annunzia che è stato definitivamente fissato per il giorno 23 aprile 1924, dedicato a san Giorgio, protettore dell’arma, la celebrazione ufficiale del centenario della Scuola di Applicazione di Cavalleria di Pinerolo. Il comandante d’Annunzio, ex lanciere del Reggimento Novara che aveva già promesso al Comando della Scuola di pronunziare l’orazione ufficiale, avrebbe ora riconfermata la sua auspicata promessa. Alla cerimonia interverranno tutte le più spiccate personalità del Governo e, tra esse, il Presidente del Consiglio e il duca della Vittoria. Il Re sarà rappresentato dal Conte di Torino già comandante ufficiale dell’Arma di Cavalleria”.

Negli stessi anni, un altro aspetto del medesimo personaggio aveva ispirato un ulteriore motivo di indotta manifestazione, secondo un esempio assurto anche ad eclatante spunto di estemporanea dimostrazione, rasente, cioè, le sfide nell’etere, intraprese nell’animare il motore, componente fondamentale anche dell’aviazione, ebrezza di vertigini sperimentate nella velocità di mire ambiziose e tra le più scoscese prospettive, in questa specie, aperte al vuoto di una inafferrabile dimensione.

Tale caso, concorre, come altri del genere, a tratteggiare, attorno al profilo dannunziano una serie di particolari biografici comunque degni d’attenzione, anche perchè, pure in quest’occasione, significativi di un fatto storico d’effettiva e di riuscita esecuzione, puntualmente riferito da “La Sentinella”, in data 21 giugno 1922: “D’Annunzio ai tre aviatori che volarono più vicini a Cargnacco. Gardone, 20 notte. Come è noto, Gabriele d’Annunzio aveva stabilito di assegnare tre premi a quei tre partecipanti alla Coppa Baracca che maggiormente si fossero avvicinati al pennone eretto nella villa di Cargnacco. Per l’assegnazione dei suddetti premi, una speciale commissione formata, oltrechè dal Comandante, dal tenente Borri e dal comm. Avv. Giuseppe Rossi di Busto Arsizio ha stazionato durante l’intera giornata di ieri presso il pennone per controllare il passaggio degli aviatori. I premi sono stati così aggiudicati: 1. capitano Muzzucco 2.capitano Sacchi 3. tenente De Bernardi. Gabriele d’Annunzio ha dimostrato tutto il suo vivissimo interessamento alle vicende del raid ed ha espresso ai presenti la sua ammirazione per gli intrepidi aviatori che, in suo omaggio, compirono, nel passaggio sopra la villa di Cargnacco, impressionanti evoluzioni. Quella di ieri è stata definita dal poeta una giornata gloriosa per l’aviazione italiana”.

L’anello di congiunzione fra tali imprese aviatorie ed un pari sentimento sportivo, sembra tuttora rivivere fra quelle righe del giornale che erano state consacrate alla scrittura d’una sensibilità ad esse compatibile, mediante il riferire l’annunciata trasferta del “Comandante” nella maggior località trentina del lago di Garda, preventivata in una focalizzata meta calendarizzata, dall’allora quotidiano “La Provincia di Brescia”, il 7 giugno 1925: “Note Benacensi. Gabriele d’Annunzio a Riva. Riva, 5. Domenica 7 corrente Riva avrà adunque l’onore di ospitare Gabriele d’Annunzio il quale ha conferito il suo alto patronato alla Sagra Sportiva Benacense. Riva si prepara ad accogliere degnamente il Poeta Soldato che predilige questo suo Lago, aggiungendo nuovi lauri di gloria alla sua celebratissima fama. Numerosissime sono le Società che interverranno e dalla regioni più lontane: tutta l’Italia sarà rappresentata quassù; dal Piemonte, dalla Lombardia, dalle Tre Venezie, dall’Emilia, dal Lazio, dall’Umbria fino alla lontanissima Campania, molte sono giunte le adesioni, per cui, sin d’ora, si prevede un brillante successo all’iniziativa della Società Benacense. Alla sera, si svolgerà una caratteristica festa alla Veneziana sul Lago, con musiche, canti, fuochi e sfarzosissima illuminazione”.

Come poi fosse andata a finire, questa assecondata “liaison”, con la sponda settentrionale del Benaco, limitatamente a questa insorta evenienza, avveratasi tra i molteplici particolari che la delineavano in una plurale consistenza, ecco che, in tale senso, era intervenuto il medesimo giornale ad informare, nell’edizione dell’11 giugno seguente, i lettori bresciani circa il fattivo intervento del Vate, nella modalità propria di una sua appariscente e spettacolare afferenza, anche utilizzando, per questa incombenza, l’idrovolante di cui qui di seguito se ne reca e se ne documenta chiaramente l’appellativo curioso, proprio di una volatile ascendenza, essendo il nome di un tipo d’airone, adottato in una speculare coincidenza: “Dalla Provincia. Note benacensi. I doni di d’Annunzio alle Gare di Riva. Riva, 9. Domenica, Gabriele d’Annunzio, patrono delle gare di Riva, inviava a mezzo del suo idrovolante Tarabuso, i doni regalo per i vincitori delle gare. I portatori erano l’architetto Giancarlo Maroni, il valoroso pilota maresciallo Pinciotti e il motorista cav. Edmondo Turci. Il volo procedette benissimo, malgrado il tempo coperto. All’arrivo a Riva, alle 9,30, era, ad attendere il velivolo, che già aveva compiuto un giro sul campo delle gare, il cav. Poli del Municipio con una fitta siepe di pubblico, fra cui spiccavano i Giovani Esploratori; Gian Carlo Maroni consegnò l’involto che fu aperto soltanto alla sera. Conteneva sette premi, in sette buste chiuse. L’idrovolante ripartì alle cinque, portando un mazzo di ginestre, offerto dalle donne, al Comandante”.