La convivenza dura da secoli. Si esprime nell’assortimento di un nome con quello di un aggettivo, associati insieme, in una stessa versione. L’equivoco, se lo si vuol cogliere a tutta evidenza, pare che non sia mai stato smentito, rispetto a quella esplicita denominazione che trae la propria coincidente espressione in un identico attributo qualificativo di assonante caratterizzazione.

Travagliato, Comune, Parrocchia, Circolo didattico, località di residenza, fiera equestre annuale e mercato di piazza settimanale, sede di lavoro, toponomastica identica a quell’aggettivo percepibile in una stretta ed in una inconfutabile coincidenza con quello stesso luogo in cui, molti ancora, vi hanno avuto i natali, avendo pure quest’ulteriore pertinenza di nascita, alla propria anagrafe personale che risulta, in questo modo, compromessa nel medesimo territorio, significativo di una stessa contestualizzazione autoctona di competenza.

La piazza di Travagliato, opera del pittore Luca Zogno
La piazza di Travagliato, opera del pittore Luca Zogno

Le generazioni, invece, a queste, successive, sono venute al mondo a Brescia, a pochi chilometri dal popoloso centro abitato dove pure risiedono, dando corpo ai numerosi residenti della città di Travagliato.

Sul posto ci aveva, fra gli altri, messo mano il famoso architetto Vantini, con i marmi neoclassici del cimitero e dell’antico ospedale, si sono pure affacciati vari artisti, per i diversi manufatti locali sia di chiese che di santelle, si sono avvicendate amministrazioni di governo diverse, come, ad esempio, i francesi del Bonaparte che avevano addirittura stravolto i nomi del tempo secondo il loro calendario rivoluzionario, ma pare che, mai nessuno, abbia avanzato l’ipotesi che il nome Travagliato potesse essere mutato, in modo da variarne la rappresentazione toponomastica, evitando il fatto di mostrarsi con quel dato significato che, per giunta ufficialmente, nella propria denominazione, appare indicato.

Forse, perché trattasi di aggettivo qualificativo un poco forbito, rispetto al lessico più ricorrente in uso, ma, pur sempre, inequivocabilmente, persistente nel nesso evidente di una chiara semantica corrispondente, a descrizione ed a presagio di una certo non facile fortuna, annunciata come pertinente ed incombente.

I sinonimi, in tal senso, si sprecano: affannato, afflitto, tribolato, tormentato e via discorrendo, trovandone, magari, anche altri, se fosse necessario il ricorrere ad esempi pure percepibili a margine di interazioni esemplificative di fattibili e di calzanti termini convergenti.

Altrove, alla località, parimenti denominata, Isolato, si è, ad un certo punto, deciso, nel 1983, di ingiungere il cambiamento, tuttora vigente, chiamandola Madesimo, come la stessa, seguita a svettare fra i monti di confine della madrepatria, nel baluardo alpino della provincia di Sondrio.

Vicenda istituzionale, per certi versi, simile a quanto accaduto, invece, nel bresciano dove, ad esempio, è risaputo che Sirmione, un tempo, si chiamava, Sermione, con quel cambio di vocale che si è ostinatamente voluto apporre ad un risoluto avvicendamento del nome.

Che dire, poi, di Castel Mella? In passato lo si viveva con il nome di Castel Nuovo, ma come accaduto per l’antica località della Bassa Bresciana, Pedergnaga Oriano, si era poi deciso di mutarne l’appellativo, scegliendo, in questo caso, di paracadutarvi dal Vaticano, il nome del papa allora regnante, per quanto bresciano, nella versione riconducibile alla di lui figura agiografica di riferimento, cioè, San Paolo.

Alle porte del Lago di Garda c’erano, invece, due “Goglioni”, uno Goglione di sopra ed uno Goglione di sotto, ma questo paio di “Goglioni” si è deciso, chissà perché, di tacitarli, scegliendo di presentare le due località, costituenti una stessa municipalità, nella ridente ed amena terra individuata da tempo con il nome, invece, di Prevalle.

Casi nei quali si è tenuto conto della denominazione locale, esprimendo, probabilmente, una comprensibile riflessione, circa il mantenere o meno il significato che una sorta di scherzo di combinazioni della storia vi aveva fatto ereditare, ma scegliendo coraggiosamente di incidere su un certo dato di fatto, nell’imporvi una virata sostanziale, come, ad esempio appare anche in Aspra divenuta, in seguito, Casperia in provincia di Rieti, analogamente a Brocco, mutata, in quel di Frosinone, in Broccostella, come pure a Rocca Valle Oscura che non celava l’evocativa portata della sua immagine costitutiva, per la quale, nel territorio aquilano, si era scelto, al posto della stessa, una presunta Rocca Pia, più che per un motivo religioso, in omaggio alla figlia del re Vittorio Emanuele II, quale dedicazione voluta dal monarca stesso di passaggio tra quei confini, per andare a Teano, assecondando la richiesta espressagli sul posto dai suoi abitanti.

La pizza di Travagliato - fotografia di Luca Quaresmini
La pizza di Travagliato – fotografia di Luca Quaresmini

Senza che presumibilmente si scomodasse l’inventiva di un re, altri mutamenti paiono artificiosi interventi che si contestualizzano in riferimenti appropriati al territorio, a motivo di alcune sue peculiarità salienti, sia che si è voluto metterle in evidenza che, al contrario, tacitarle, come Montichiari sul Chiese che, a quanto sembra, non piaceva, prendendosi il lusso di stare a brigare ed a fare, per farla diventare nel modo in cui è oggi conosciuta, in quel levante bresciano, dove svetta il castello Bonoris nella estesa ed aeroportuale Montichiari, mentre a Vezza, nella terra dei Camuni, il fiume lo avevano, al contrario, voluto nella toponomastica locale, fino alla versione, Vezza d’Oglio, attuale.

Nel Belpaese, altre affermazioni, avvenute nelle dirimenti dinamiche dell’entrare nel merito del nome di paesi, frazioni e città, dove lo si è inteso, cioè, modellare semanticamente in altre forme, rispetto all’originale, sono, ad esempio, in Fossaceca, nel casertano, diventata, anche se senza la “i”, Fossagreca; in Porcili, nel salernitano, mutata in Stella Cilento; nella riminese Scorticata, dal 1938, Poggio Torriana, come anche nel caso di Belfiore di Porcile, evolutasi, come si usa dire, quando muta una ragione sociale, nella Belfiore d’Adige, quale realtà territoriale veronese dove pure la località Cucca la si è voluta mutare in Veronella, mentre ancora, nel Veneto, l’accogliente Eraclea, affacciata sul mare, fra pinete e sinuose litoranee, pare avesse perduto, con un nome, nel frattempo, subentrato, i segni dei propri natali, appellandosi Grisolera, rispetto alla versione mitologica della propria odierna denominazione, poi formalmente riattribuitale dal 1950 che pare fosse quella, alla stessa, più antica.