“Tribolazione” e “travagliato”: sono vocaboli correlati, in analoghi significati fra loro collegati, anche quando, con la lettera maiuscola, si erigono a nomi di luoghi bene circostanziati.

In Australia, l’aggettivo si fa sostantivo, mentre in Italia si limita al caratteristico appellativo che si ferma a Travagliato, nel toponimo dall’evidente attributo qualificativo.

Tutto ciò significa che, nel lontano continente dell’emisfero australe, c’è la versione toponomastica di cosa comporti una certa percepita condizione locale, mentre, in un ambito bresciano, appare, invece, la coincidente definzione del risultato che il significato della propria denominazione esprime nel medesimo concetto già acquisito e fattuale.

Il tema implicitamente si rinnova, ogni qual volta lo si nota, in quanto è parte di quell’ordine di cose che, da tempo, compete ad un passare di epoche, senza che di questa curiosità, percepibile negli effetti della denominazione, ne sia derivata una qualche ulteriore puntualizzazione, se non fosse per quel lontano piano storico in cui, per la verità, sussiste, sia dell’una che dell’altra tipica e certa localizzazione, una precisa citazione.

“Capo Tribolazione” ( Cape Tribulation, Queensland – Wikipedia ) esiste in Australia, perché il capitano ed esploratore inglese James Cook (1728 – 1779) aveva penato, non poco, nel 1770 ad affrontare, in un’ostile combinazione di elementi avversi, quelle acque infide, andando addirittura a commentare nel suo giornale di bordo che, dal momento della sua navigazione in quelle prossimità del Pacifico, erano cominciati tutti i guai della sua avventurosa spedizione, per il qual motivo, se ancora non fosse chiaro, il nome del travagliato transitare in quel circoscritto ambito di azione, era stato chiaramente da lui stesso considerato nell’associare, al luogo, il sostantivo “Tribolazione”.

Cape Tribulation, Queensland, Australia
Cape Tribulation, Queensland, Australia

Travagliato, toponimo, fa sfoggio, invece, di una antica testimonianza, relativa al proprio nome, per via di quanto, Santina Corniani, autrice del libro “La Storia di Travagliato” vi aveva segnalato, fra le interessanti pagine laboriose di questo tomo, con un particolare da lei stessa ritenuto degno di menzione, andando, fra l’altro, ad appuntarvi che tale località bresciana aveva ispirato al doge Leonardo Loredan (1436 – 1521) il lasciarsi andare a scrivere, nel merito della curiosa coincidenza, rilevabile tra il senso significante di un aggettivo con quello di una peculiarità toponomastica, l’assentire, nel 1512, che trattasi di “(…) veramente luogo esposto ad ogni traversia e travagliato così che il suo nome è in tutto conforme agli effetti di questa guerra e di quelle future (…)”.

Prerogativa umana, sia qui che là, l’aver inciso, in un dato territorio, mediante l’impronta ingeneratasi dall’avervi sperimentato un’impressione sul posto, prendendo atto della presunta ragione che pare proprio abbia mosso quell’ispirazione, forse ingenerosa, della scelta dell’attribuirvi un certo qual nome.

In questo modo, fra le acque turchesi in confidenza con le barriere coralline, tutto ciò che una testimonianza aveva inteso sintetizzare, nella memoria di una tribolazione, prima affrontata e, poi, divenuta motivo per assegnare un nome, al luogo dove se ne era proporzionato il medesimo genere di interazione, si accosta, in un simile appellativo, alle più remote ed oscure ragioni che, in passato, pare abbiano concorso a dare ad un centro abitato, non lontano da Brescia, la prerogativa di una simile aggettivazione.

Se per i naviganti, “Capo Tribolazione”, nei pressi delle coste australiane, può valere per debito avviso di non andarci a naufragare, la località bresciana non è a, tutt’oggi, chiaro cosa possa andare ad avvisare del proprio esteso territorio, nella pervadente omologazione con tutto quanto gravita intorno alle adiacenze del capoluogo, quale, ineludibile, richiamo ad un maggior riferimento di caratterizzazione.

“Capo Tribolazione” e “Travagliato” rimangono idealmente nelle premesse incluse entro la propria rispettiva ed analoga denominazione, seguitando a tracciare, nella toponomastica, una sorta di mappaura di un certo tenore d’immagine che appare espressa, invariabilmente ed inevitabilmente, per mezzo dei loro stessi toponimi, aleggianti a riflesso della loro incombente definizione.

Nelle rotte oceaniche dei venti e dei flutti possenti, nel muoversi costante delle acque incessanti su infiniti frangenti, “Capo Tribolazione” sembra confondersi in una dimensione diluita nelle molteplici vie aperte al mutare delle giornate, sui capricci metereologici e stagionali di contesti differenti, manifestandosi, comunque, a quanto si dice, travagliata, nella contea di Douglas, nel nord del Queensland, per i rischi pure offerti dalle condizioni ambientali e della fauna del luogo, mentre Travagliato, dopo aver ingiunto, da tempo, il proprio nome ai cavalli, per via della locale fiera equestre, coniata sul posto con tale appaiato riferimento, pare abbia inteso ufficialmente associarsi al nome del proprio omologo francese, quale luogo eletto per un riuscito gemellaggio, “Beaufort-en-Anju”.

In questo modo, ai transalpini, il loro, parimenti tradotto, “Bel Forte nell’Anju”, da tempo suona come, “bel forte nell’Anju travagliato” o viceversa, profilandosi tra le sfumature culturali di un’intesa pluriennale che, fra alterne vicende, ha sorvolato sulle rispettive variabili comunitarie, attraverso il corso degli avvenimenti, sviluppatisi a cavallo fra la fine del Novecento ed il millennio ancora incipiente, attenendosi alla vicendevole valorizzazione delle peculiarità di ingaggio e di responsabilizzazione possibili, in un perdurante nesso d’incontro reciproco e pertinente.